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Consorzio culturale del Monfalconese: la Soprintendenza boccia l’Europalace

Una relazione stronca per ragioni tecniche, logistiche e funzionali gli spazi dell’ex albergo impiegati Promosso l’immobile del Consorzio di Bonifica a Ronchi dei Legionari: un’operazione da 1,4 milioni

MONFALCONE.Non c’è alcuna ragione tecnica, logistica o funzionale per scegliere l’ex Albergo Impiegati di via Cosulich a Monfalcone come sede del Centro di gestione bibliotecaria e di conservazione del patrimonio storico, artistico e documentario dell’Isontino del Consorzio culturale del Monfalconese, noto come Ccm. La direzione archivi della Soprintendenza archivistica del Fvg boccia in toto la proposta del Comune di Monfalcone e scrive nelle conclusioni come «il progetto del Consorzio di Bonifica (che ha messo a disposizione un edificio a Ronchi) rappresenti la soluzione di gran lunga preferibile per le esigenze del Ccm».

Gli equilibripolitici È una stroncatura completa, non c’è un punto a favore dell’Albergo impiegati, in termini calcistici una sconfitta 10 a 0. C’è da tener conto però una cosa: è Monfalcone che politicamente conta di più e garantisce i maggiori fondi al Ccm, non c’è solo il sindaco Anna Cisint a portare avanti la proposta ha pure l’appoggio di una parte del Pd (non i vertici). Ma per ribaltare una tale bocciatura servirebbe un salto mortale, una manovra impossibile come quella di far entrare un elefante in una Cinquecento.

La sicurezza e l’Europalace Tanti i punti a sfavore della sede dell’Albergo impiegati dal quale è uscito il Consorzio di sviluppo economico (tornato alla vecchia sede di via Duca d’Aosta), fra tutti quelli che riguardano la sicurezza in caso di incendio e la questione strutturale. Per mettere gli archivi nella sede di Monfalcone non bastano le caratteristiche tecniche della portata di 500 chilogrammi per metro quadrato di pavimenti e solai, è «inferiore alle raccomandazioni date dall’Amministrazione archivistica» che prevedono una portata di 600 chilogrammi per metro quadrato. Ma c’è anche il fattore dell’uso esclusivo: l’attuale edificio è utilizzato dall’Europalace con una struttura alberghiera, si parla di altri uffici in arrivo, una condizione «incompatibile» con la presenza del Ccm anche per motivi di sicurezza. Ma vediamo punto per punto i rilievi mossi dalla Soprintendenza che ha valutato entrambi gli edifici.

Il costo e le prescrizioni Per entrambi i progetti la spesa è di 1 milione e 400 mila euro. Per Monfalcone la spesa per l’acquisto dell’immobile da parte del Comune è di 1 milione e 90 mila euro pari al 78% del finanziamento a cui vanno aggiunti gli oneri per interventi edilizi e adeguamenti, circa 310 mila euro (22% del finaziamento). Il Consorzio di bonifica invece prevede una spesa di 268 mila 300 euro per l’acquisto dell’area di proprietà dell’ente (2 mila 680 metri quadri) pari al 19% del finanziamento mentre gli oneri per i lavori salgono a 978 mila 928 euro più altre spese tecniche (152 mila euro) per l’81% del finanziamento. C’è però un piccolo problema per Monfalcone: l’ex Albergo impiegati, sulla base della dichiarazione di interesse culturale è tutelato, risulta inalienabile e bisogna chiedere un’autorizzazione con precise condizioni e prescrizioni.

L’uso esclusivo del bene L’opera Monfalconese potrebbe essere pronta entro fine settembre 2022. La soluzione del Consorzio di bonifica invece richiede 15 mesi di lavori. La proposta di Monfalcone per il Ccm comporterebbe una «evidente promiscuità di spazi» all’interno dello stesso edificio con «funzioni diverse e in parti confliggenti». La struttura di Ronchi invece è «ad uso esclusivo» e fornito di accesso dedicato e isolato all’interno di un’ampia area verde urbana con possibilità di parcheggio interno sia per operatori che utenti. Una situazione che per la Soprintendenza è «una garanzia per la sicurezza dei beni e la correttezza della gestione» e «conferisce all’edificio una più marcata rappresentatività nel contesto cittadino».

La distribuzione degli spazi C’è molta differenza tra le due proposte. L’ex Albergo impiegati ha una distribuzione degli spazi interni molto articolata, se non frazionata, tra piano terra e seminterrato intervallate da spazi alberghieri. Come se non bastasse sono stati annunciati altri uffici come lo sportello di IrisAcqua. Gli interventi di adeguamento impiantistico e strutturale richiesti per diventare sede del Ccm inoltre determinano un «conflitto con le esigenze di conservazione delle caratteristiche architettoniche dell’immobile». Ma il maggiore limite della struttura, secondo la Soprintendenza, è quella della «minore possibilità di carico dei solai». Hanno infatti una portata di 500 chili per metro quadro, e fronte dei 600 «minimi necessari» per ospitare scaffalature tradizionali non compatte e a sei palchetti. Bisognerebbe dislocare il materiale in più locali a causa del peso, Monfalcone conserverebbe il patrimonio archivistico e librario distribuito su 776 metri quadrati e 11 locali, superficie troppo estesa per garantire adeguate condizioni conservative. Il progetto del Consorzio di bonifica presenta una distribuzione di spazi assai più razionale e compatta, renderebbe più economica anche la movimentazione e il patrimonio sarebbe concentrato in 451 metri quadri e 3 depositi: due ampi locali e una sala più piccola per i materiali che richiedono particolari cure conservative.

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