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Conte: "Dieci giorni all'Europa per battere un colpo". Ma la Ue si spacca tra Nord e Sud

Europa divisa e non soltanto fisicamente. I 27 leader nel primo vertice di primavera in videoconferenza della storia sono apparsi divisi più che mai. La questione è come affrontare e gestire la crisi economica innescata dalla pandemia.

Conte: 'Dieci giorni all'Europa per battere un colpo'. Ma la Ue si spacca tra Nord e Sud

Europa divisa e non soltanto fisicamente. I 27 leader nel primo vertice di primavera in videoconferenza della storia sono apparsi divisi più che mai. La questione è come affrontare e gestire la crisi economica innescata dalla pandemia. Ad alzare la voce è stato il premier Giuseppe Conte, che ha rigettato la bozza di conclusioni comuni e lanciato un ultimatum all'Europa: "Dieci giorni per battere un colpo". E ancora: “Le conseguenze del dopo covid-19 vanno affrontate non nei prossimi mesi ma domani mattina”. Se si pensa di usare gli strumenti del passato, con aiuti indirizzati ai singoli Stati, "non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l'Italia non ne ha bisogno, facciamo da soli".

Nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico

Un colpo di reni e un motto di orgoglio quello di Conte che ha assicurato: "Nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne. Tra l’altro l’Italia ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l'abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anziché 2,2 come programmato". Francia, Irlanda, Grecia, Portogallo e Lussemburgo hanno plaudito al messaggio di Conte, ribadendo l'appoggio già espresso nella lettera sui Coronabond che hanno firmato in nove. Ma, per ora, non è servito.

La Bce e l'acquisto di titoli da 750 miliardi di euro

In un'altra giornata buia per l'Europa, l'unica che ha fatto un passo avanti è stata Christine Lagarde, con la Bce che ha avviato il nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per l'emergenza pandemica, il Pepp, facendo saltare il limite del 33% agli acquisiti di debito di ciascun Paese. In sostanza, è una nuova spinta ai leader a mettere in campo qualcosa di nuovo come i Coronabond. Mentre anche il G20 si è impegnato a fare qualsiasi cosa sia necessario per "minimizzare i danni economici e sociali, rilanciare la crescita e mantenere la stabilità dei mercati", l'Unione europea cerca di tradurre in azioni quell'intenzione ormai ripetuta da giorni.

Il Nord Europa non si fida del Sud

Le strade possibili non sono molte, e poco prima della riunione dei 27 leader, dal documento di conclusioni è sparito anche l'unico riferimento a qualcosa di concreto, cioè l'utilizzo del Mes. In teoria è un modo per non legarsi le mani ad un solo strumento e lasciare la porta aperta a tutto. In pratica, è la trasposizione nero su bianco di quella distanza talmente ampia che aveva impedito anche all'Eurogruppo di raggiungere un'intesa. La descrive chiaramente il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: "Respingiamo una mutualizzazione generalizzata dei debiti”. E anche la Germania ha ribadito la sua posizione: "Non ritengo che gli Eurobond siano lo strumento giusto", ha messo in chiaro il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz. L'Olanda e la Finlandia sono state altrettanto categoriche. Di fatto il fronte dei rigoristi si è ricompattato come non si vedeva dai tempi dell'austerità imposta alla Grecia. Il 'mea culpa' dell'ex presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker verso i greci, la dissoluzione della troika e l'apertura della Ue a un orientamento di bilancio più flessibile sembrano ormai carta straccia. Nel momento del bisogno, i nodi vengono al pettine: il Nord Europa non si fida del modo di gestire i conti pubblici del Sud, e proprio come dieci anni fa non è pronto a mettere in comune risorse, tantomeno i propri debiti, facendo da garante a Paesi al di sotto della tripla A.