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Coronavirus, Brusaferro (Iss): “La curva dei contagi cala, ma non abbassiamo la guardia”. Morte 1.822 persone nelle Rsa della Lombardia

"La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita e questo è un segnale positivo - ha dichiarato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità - Si vedono gli effetti delle restrizioni". Positivi i dati del Sud, anche quelli in calo

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La curva dei contagi mostra i risultati ottenuti grazie alle misure restrittive imposte nelle ultime settimane dal governo, “segnali positivi” che, però, non devono far cantar vittoria o abbassare la guardia. È il messaggio mandato dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, alla conferenza stampa all’Istituto sull’andamento epidemiologico dell’epidemia: “La curva ci mostra chiaramente una situazione di decrescita e questo è un segnale positivo – ha dichiarato -, ma non deve farci abbassare la guardia”. Tra le situazioni più preoccupanti, aggiunge il capo dell’Iss, c’è quella all’interno delle Rsa: “Sono 1.822 i decessi nelle Rsa della Lombardia”.

La situazione, però, non si risolverà semplicemente con un calo nei numeri dei contagi, che comunque permette alle strutture sanitarie più in difficoltà, in particolar modo quelle del Nord Italia, di lavorare in condizioni migliori: “Il quadro conferma lo scenario dei giorni scorsi e ci dà indicazioni di efficacia delle misure – ha continuato Brusaferro – Le azioni intraprese sono importanti ma non dobbiamo illuderci che la situazione si risolva. Le misure sono essenziali per mantenere la curva, quando sarà scesa,sotto la soglia di 1 per i contagi”.

Altra nota positiva è il fatto che anche al Sud, dove i primi casi si sono registrati in una fase successiva rispetto all’epicentro italiano dell’epidemia, i numeri, “sia pure contenuti, sono in calo”. E il presidente dell’Iss conferma che i soggetti più a rischio rimangono le persone più anziane o con patologie pregresse: “L’età media dei decessi è 80 anni, il 60% aveva più di tre patologie – ha spiegato – Sono colpiti soprattutto gli uomini, le donne sono il 32%. I dati arrivano sull’analisi di 1.500 cartelle cliniche”.

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