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Coronavirus, cronaca di un incubo per una donna italiana ammalata nella Francia negazionista

Coronavirus, incubo per italiana malata nella Francia negazionista
Coronavirus, incubo per italiana malata nella Francia negazionista

Parigi durante l’emergenza coronavirus in Francia (Foto archivio ANSA)

Chiara è in Francia da 8 anni. È il suo Paese oramai, quello in cui è andata giovanissima, dove ha studiato e dove lavora come project manager per una multinazionale. Ha poco più di trent’anni ed è una dei tanti giovani desiderosi di nuove esperienze in un mondo che vedono come casa loro.

Chiara adesso è ricoverata in un ospedale di Parigi, il Foch, uno tra i più grandi d’Europa. Lotta contro questo virus maledetto, isolata in una stanza, senza il conforto di amici o familiari. E’ sottoposta a terapie sperimentali e speriamo ne esca presto, in fondo è giovane e forte.

Chiara il 12 Marzo comincia a non sentirsi bene. Febbre altissima, tosse persistente, difficoltà respiratorie. I sintomi tipici del Covid-19. Per quattro lunghi giorni è restata attaccata al telefono per sapere cosa fare. Ma in Francia non c’era un numero dedicato all’emergenza covid-19.

Il centralino del “15”, l’ordinario numero dell’emergenza sanitaria francese, era raggiungibile solo con difficoltà. E comunque ha ottenuto solo di parlare con telefonisti – vai a capire chi fossero- che la rassicuravano. A chissà chi, quei sintomi non apparivano così gravi. Se la sbrigasse da sola insomma. Glielo continuano a ripetere per 4 giorni.

Il 17 Marzo, Chiara, sempre più sofferente, prende coraggio e con la febbre a 40 va dal suo medico. In taxi. Quello, resosi conto della situazione, le prescrive una radiografia al torace. Chiara ha una importante polmonite bilaterale. L’avvia verso l’ospedale, dove per due ore resterà in una astanteria. Sostanzialmente abbandonata a sé stessa. La madre, un avvocato, allerta l’unità di crisi della Farnesina che la mette in contatto con il consolato italiano a Parigi.

Una funzionaria rintraccia Chiara. Alla fine, forse anche per l’intervento della nostra autorità consolare, viene ricoverata. Qualcuno si prende cura di lei. Il medico italiano, fiduciario della nostra autorità consolare, è sempre presente per fortuna e ciò rassicura un poco il padre e la madre in pena e lontani.

Il tampone confermerà la positività al test Covid-19. Quattro giorni di ritardo hanno causato gravi danni polmonari, l’infezione è grave, Chiara deve essere messa in terapia intensiva. Ed è li che adesso combatte per uscire fuori dall’incubo.

Chiara si è infettata con molta probabilità qualche giorno prima del 12 Marzo. In Francia non c’era alcuna “emergenza”. Nessuna allerta. Si andava al mercato, a scuola, nei bistrot, a ballare. Come se nulla fosse, come se quel pericolo non strisciasse tra i cittadini inconsapevoli perché non avvisati sui rischi.

In Francia si tenevano consultazioni elettorali, pic nic sulla spianata des Invalides a Parigi, happening di Puffi colorati nel Nord…Il Governo francese non ha sottovalutato il pericolo. Lo ha proprio ignorato. Mettendo in pericolo la vita di tanti.

Non ha approntato neanche un numero dedicato all’emergenza Covid-19. Chiara e tanti come lei, hanno dovuto cercare aiuto – per non morire da soli a casa – uscendo senza precauzioni, salendo su bus, taxi, metropolitana, favorendo così in mille modi il propagarsi dell’infezione. Nessun trasferimento protetto. Niente di niente.

E’ un dato oramai di evidenza scientifica che i primi tre giorni dal sorgere della infezione, sono decisivi per la cura efficace della malattia. Chiara non sta avendo le opportunità di cura che avrebbe dovuto avere.

La miopia politica del Governo francese ha messo in pericolo la salute pubblica, quella di tutti i cittadini. Ci sarà anche un tempo per riflettere e capire perché ciò è successo e di chi sono le responsabilità. 

Parigi non poteva ignorare gli alert dell’OMS che sono del 30 Gennaio. Non può esistere, in Francia come altrove nel mondo, alcuna Ragion di Stato che possa giustificare l’assenza di doverose cautele.

E Chiara sta sperimentando sulla sua pelle quello che altrimenti succede.