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Coronavirus: Cummings, Ferguson, il lockdown violato e quel disprezzo delle élite british per le regole

C’è un tratto che accomuna gli ormai numerosi casi britannici che hanno visto importanti figure pubbliche ignorare le regole del lockdown: il disprezzo delle élite verso il popolo, la convinzione auto-referenziale che ciò che si applica alle masse non vale per se stessi. È successo con Dominic Cummings, l’onnipotente super-consigliere di Boris Johnson, era successo con Neil Ferguson, il professore dell’Imperial College, e prima ancora con Catherine Calderwood, la massima autorità sanitaria scozzese.

I regolatori che violano le regole

In tutti questi episodi sono stati proprio i personaggi che avevano disegnato e imposto la quarantena a violarla in maniera grossolana: la dottoressa Calderwood faceva avanti e indietro con la sua seconda casa, il professor Ferguson riceveva l’amante, mentre Cummings è andato più volte dai genitori a Durham, a 400 chilometri da Londra. La prima avrebbe dovuto vigilare sull’applicazione della quarantena in Scozia, il secondo, con le sue previsioni apocalittiche (e sballate), aveva convinto Boris Johnson a imporre il lockdown, mentre l’ultimo è l’uomo-chiave di Downing Street.

«Non è di voi che mi importa»

Calderwood e Ferguson si sono dovuti dimettere immediatamente: Cummings invece, come è nel suo stile, se ne infischia. «Chi se frega di come appaiono le cose, non è di voi che mi importa», ha sibilato ai giornalisti assiepati davanti casa sua. Perché «Dom» è fatto così: le regole valgono per gli altri, non per lui. A partire dall’abbigliamento. Cummings va sempre in giro con jeans sdruciti e scarpe da ginnastica sporche, non lo si è mai visto con una giacca o una cravatta: i codici del decoro formale a lui non si applicano, il suo modo di vestire tradisce il totale disprezzo delle norme sociali. Non per nulla, l’ex premier David Cameron lo aveva definito «uno psicopatico di carriera». Boris Johnson, che gli deve tutto, lo chiama invece «genio»: ma c’è chi aggiunge «del male».

La guerra all’establishment

Cummings ha fatto della guerra all’establishment una ragione di vita e per questo è stato la mente della Brexit: ma in realtà è uno che si è laureato col massimo dei voti a Oxford e ha sposato la figlia di un baronetto che vive in un castello. Sempre una doppia morale: dove la condotta personale è totalmente svincolata dal resto. Ma stavolta l’opinione pubblica non sembra pronta a digerire l’affronto: Cummings non può essere legibus solutus, al di sopra della legge. E la sua ostinazione sta scavando un solco fra la classe dirigente e il popolo: che potrebbe rivolgere la propria ira contro Boris Johnson, il quale ha scelto di difendere Cummings perché è legato a lui mani e piedi. Come un ostaggio.

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