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Coronavirus, dobbiamo rivedere i nostri comportamenti: la prevenzione ha la priorità

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In questo momento di esilio, chiusi nelle nostre case, possiamo provare a riflettere non tanto sul Covid19, non essendo un laureato in Medicina mi astengo da commenti stile caffè dello sport, ma su ciò che questa situazione evidenzia.

Mi chiedo: ma se tutti a parole diciamo di amare la formaggetta d’alpeggio, la frutta del contadino nostro amico, la verdura del paese di nostra nonna, la carne dell’allevatore montanaro, le farine “naturali”, i vini tipici, gli oli senza la presenza di sostanze inquinanti, se quando andiamo in vacanza scegliamo il borgo, il paesino di campagna, di mare o di montagna, se in periodo di coronavirus tutti vorremmo abbandonare la città, la metropoli, per cercare “rifugio” nel paesino, mi chiedo e soprattutto vi chiedo, gentili lettori, ma per quale diavolo di motivo abbiamo abbandonato il nostro territorio?! Perché abbiamo chiuso ospedali nei piccoli centri? Ospedali che oggi sarebbero stati non utili, ma strautili.

Non erano organizzati per il Covid19? Pazienza, li si sarebbe potuti attrezzare con spese abbordabili per uno Stato e soprattutto si avrebbero più posti e più personale medico sul territorio. Questo avrebbe portato gli abitanti del paesino ad avere una maggiore confidenza e vicinanza con le strutture sanitarie.

Altro punto è la qualità dell’aria. Molti studiosi stanno mettendo in evidenza la correlazione tra coronavirus e smog. Vero o falso io non lo so, ma prendo atto che a parlarne sono degli scienziati. Anche il Wwf Italia ne parla in un suo rapporto: “Molte delle cosiddette malattie emergenti – come Ebola, Aids, Sars, influenza aviaria, influenza suina e oggi il nuovo Sars-CoV2 (Covid19) non sono catastrofi casuali, ma la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali”.

Abbiamo visto tutti la immagini diffuse dalla Nasa e dall’Esa sulla riduzione di biossido di azoto nelle zone dove, a causa del coronavirus, sono state chiuse centrali elettriche e impianti industriali e dove è stato limitato l’uso delle auto. L’aria era diversa. Così come l’acqua dei canali di Venezia è oggi diversa. Quando in questi giorni esco di casa per andare a piedi a fare al spesa e mi passa vicino un’auto, sento la puzza del gas di scarico come quando si passeggia in montagna. E io vivo in una grande città. Chi andrebbe mai in vacanza in un luogo pieno di smog?

La prevenzione ambientale, di cui parla anche Telmo Pievani, deve essere una priorità di ogni forza politica. La salute del nostro pianeta e di chi lo vive è una priorità. A cosa ti serve avere il portafogli pieno se il giorno dopo muori di cancro o di Covid19 o di qualunque altra malattia?

Questa pausa forzata ci porta a rivedere i nostri comportamenti. Dobbiamo investire in una convivenza basata su nuovi stili di vita e di produzione in cui tutto il territorio contribuisce al benessere collettivo e tutto il territorio va difeso e tutelato. Mi rendo conto di andare contro le statistiche, ma dobbiamo incentivare la difesa del nostro paesaggio. La natura possiamo difenderla solo se le restituiremo centralità.

E’ fondamentale investire risorse per creare posti di lavoro e migliorare la qualità della vita nel nostro entroterra. Anche la cultura potrebbe restituire dignità al nostro territorio. Lavoro, sanità, scuola e cultura per vivere meglio fuori dai grandi centri e tornare a strappare ai boschi quella terra che l’uomo gli aveva da sempre sottratto per farne case e lavoro.

In una situazione come quella attuale è chiaro che l’entroterra si spopola. Un ragazzo che per andare a scuola deve fare 30 chilometri non ha le stesse ore di chi vive in città per studiare. Si potrebbero pensare navette. In tante parti ci sono già, ma il compagno di scuola di mio figlio vive in una frazione dell’entroterra ligure abitata da circa 200 persone e deve fare ogni mattina un chilometro e mezzo a piedi per raggiungere la fermata della corriera che si trova nel Comune principale. Non è giusto, non è sensato e soprattutto non è civile.

Dobbiamo investire risorse nei piccoli paesi di campagna e di montagna o di mare, perché, come mi diceva un giovane pueblo del Nuovo Messico: “Quando tutti capiremo che i transistor non si mangiano, allora torneremo a occuparci della terra.”

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