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Coronavirus e attacchi di panico, l’esperto spiega come uscirne: “Così va in crisi la nostra psiche”

Con la seconda ondata di coronavirus che sta dilagando in Europa – nell’ultima settimana sono stati oltre 1,3 milioni i nuovi casi, quasi la metà dei 2,9 milioni registrati a livello mondiale – alla paura del contagio si aggiunge il timore di un secondo lockdown, uno stop che rischia di pesare non solo in termini economici ma anche sull’equilibrio mentale delle persone. Non è probabilmente un caso che chiavi di ricerca come “ansia” e “attacchi di panico” siano tornate ad essere tra le più cercate su Google, accompagnate da un aumento delle domande legate a stress e possibili rimedi. Dalla rete è però difficile ottenere delle risposte attendibili ed è per questo che abbiamo parlato con il dottor Massimo Cozza, psichiatra e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2.

Allora Dottore, c’è davvero una correlazione tra timori della pandemia e sofferenza psicologica?
Il disagio emotivo e gli stessi disturbi psichiatrici sono certamente influenzati dall’ambiente nel quale viviamo. Pertanto la pandemia gioca un ruolo nella psiche di ciascuno di noi, anche se variabile in relazione alla storia personale. Pensiamo, in particolare, a chi ha maggiori ricadute economiche e a chi è stato colpito direttamente o indirettamente sullo stato di salute.

Quando dobbiamo preoccuparci?
La paura di essere infettati, stante anche la nuova impennata della diffusione del Covid-19, rappresenta una reazione emotiva “sana”, che ci consente di mettere in atto i giusti comportamenti di difesa e di precauzione, a tutela della nostra salute e di quella degli altri.  Quando, invece, la paura diventa continua ed invalidante rispetto allo svolgimento della nostra vita quotidiana, è opportuno prendere la decisione di parlarne, con persone di fiducia e con lo stesso medico di famiglia. Se necessario con psicologi e psichiatri.

Cosa sono gli attacchi di panico?
Sono eventi acuti di natura ansiosa, caratterizzati da un’insorgenza improvvisa, con una breve durata che va da pochi minuti fino ad un’ora, con possibilità di strascichi di tipo apprensivo. I sintomi possono essere diversi e principalmente una grave angoscia, stato di allarme, palpitazioni, respiro rapido, dolori toracici, nausea, senso di soffocamento, tremori e sudorazione.

Chi ha sperimentato questa condizione, la descrive come un’esperienza terribile…
Può subentrare una sensazione drammatica di morte imminente e di perdita del controllo. In particolare il profondo disagio emotivo acuto che viene vissuto con il primo attacco di panico rimane un ricordo indelebile, del quale si fissano nella memoria luogo e situazioni particolari.

Lo psichiatra Massimo Cozza
in foto: Lo psichiatra Massimo Cozza

È vero che la paura di un attacco di panico rischia di alimentare ulteriormente questo disturbo?
Sì, può scattare la paura della paura di una ripetizione delle crisi, con la creazione di circolo vizioso che tende a portare all’evitamento di luoghi e situazioni nelle quali è accaduto nel passato.

Cosa possiamo uscire da questo circolo vizioso?
In primo luogo, con l’aiuto delle persone più vicine, dovremmo cercare di riacquisire la fiducia in noi stessi, riprendendo a piccoli passi la vita normale. Invertendo la tendenza all’evitamento ed al rinchiudersi sempre di più solo in luoghi che sentiamo sicuri.

Quando serve rivolgersi a uno specialista?
Un singolo attacco di panico, a fronte di cause scatenanti, può rientrare nell’ambito degli eventi psicofisiologici normali nel corso della nostra vita. La ripetizione delle crisi deve invece rappresentare un campanello d’allarme. Esclusa la possibilità di eventuali diagnosi differenziali con patologie organiche, attraverso una visita con il medico di famiglia, il secondo passo è rappresentato dal rivolgersi ad uno psicoterapeuta, psicologo o psichiatra, in particolare con formazione cognitivo comportamentale. Senza escludere, se necessario, l’utilizzo di un eventuale trattamento psicofarmacologico.

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