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Coronavirus, Gianluca Pasini: «Io, mugnaio, vi dico che siamo in guerra e il prezzo della farina salirà»

Il prezzo del grano che continua a crescere. E la farina che potrebbe iniziare a essere cara e scarseggiare. Ma anche l'impossibilità di pianificare la produzione, persino sul breve termine. «Da quando è iniziata l'emergenza per il Covid-19 lavoriamo alla giornata, come in tempo di guerra: quotidianamente aspettiamo i camion con le materie prime necessarie alla produzione, vivendo nell'incertezza che arrivino e nel timore di non poter fare fronte alle richieste. E viviamo con angoscia le email da parte di clienti, molti ormai diventati amici, che ci informano della chiusura delle attività perché il virus è entrato nelle loro famiglie». Gianluca Pasini è amministratore delegato di Molino Pasini, ma si definisce un mugnaio. La sua è una storica azienda molitoria nel mantovano specializzata in farine di grano tenero di alta qualità, dedicate sia al consumatore finale, sia a chi si occupa della trasformazione. «Gli ordini continuano ad aumentare: è venuta meno buona parte della richiesta di ristoranti e pizzerie (ora aperti solo per il delivery, sia in Italia che quasi ovunque anche all'estero), ma la domanda sul nostro sito web e, soprattutto, quella dei supermercati è più che raddoppiata. Un po' perché le persone stanno facendo scorte, un po' perché, diciamocelo, la farina non è solo un bene di prima necessità, ma pure un ingrediente capace di creare gioia, di fare sentire vicinanza e famiglia quando lo si lavora per fare pane, pizze, dolci. E ora ne sentiamo tutti l'esigenza», spiega Pasini. Secondo una ricerca di Nielsen, nella sola settimana dal 9 al 15 marzo, gli acquisti di farina sono aumentati del 185,3 percento. 

«In azienda — 50 dipendenti fra autisti, addetti agli impianti e amministrazione — lavoriamo su tre turni per salvaguardare la salute e rispettare le prescrizioni igienico sanitarie, ma a parte la stranezza di avere gli uffici vuoti perché in smart working da casa, c'è un apparente normalità». Il ritmo di produzione è rimasto pressoché lo stesso, grazie ai grandi investimenti fatti dall'azienda mantovana in automazione. «Il mulino era già governato da una sola persona alla volta, ad esempio. Il cambiamento più rilevante è stato blindare la camera in cui arrivano i carichi dei trasportatori, cosicché tutto possa essere disinfettato». 

Ma la calma è solo apparente. «Il non poter organizzare il lavoro oltre la giornata fa spavento. Quotidianamente ci chiediamo quanti dei camion che aspettiamo arriveranno, abbiamo buone scorte stoccate, ma non possiamo fare affidamento solo su quelle, prima o poi finiranno: trasformiamo 4 mila quintali di grano tenero al giorno». Perché succede? «La paura, intanto. Molti trasportatori hanno timore a venire in Lombardia per via della diffusione della pandemia. Ma ci sono anche ragioni economiche: molti di loro arrivano dall'estero (l'Italia produce poco più della metà del grano di cui ha bisogno, ndr) e al loro rientro si troverebbero a dover fare quindici giorni di quarantena in cui non potrebbero lavorare. Inoltre al confine le file per i controlli sono lunghe e quel tempo viene considerato un costo eccessivo da alcune aziende». Così arriva meno grano e il suo prezzo cresce. Negli ultimi giorni ha segnato un più 7,4 percento. «Se continua così è inevitabile che anche il costo dalla farina aumenti, anche se stiamo facendo tutto ciò che possiamo per mantenerlo invariato». Ma la ragione non è solamente la diminuzione della disponibilità di materia prima. «È  il fatto che il trasporto finisca a costare il doppio», chiarisce Pasini. «Se fino a prima del lockdown i trasportatori dopo avere scaricato ripartivano con i mezzi colmi della merce di altre aziende e i costi del viaggio erano spalmati su più realtà, ora questo è quasi impossibile: i camion rientrano vuoti e nel costo grano rientra anche la spesa del loro viaggio di ritorno». E qui subentra un altro problema, i soldi. «La catena dei pagamenti si sta interrompendo, molti clienti ci chiedono dilazioni o di rimandare il saldo a quando tutto sarà tornato alla normalità. Ma così non possiamo reggere per molto, il grano da trasformare noi dobbiamo pagarlo entro quindici giorni o non ne riceveremo altro. Ma è un problema di tutto l'agroalimentare e solo un aiuto da parte di banche e istituzioni può impedire che le produzioni si blocchino e gli scaffali dei supermercati restino vuoti».