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Coronavirus, l’addio di Michele, agente di viaggio: «Chiudo, sono sul lastrico» Video

Titolare da oltre 30 anni di un’agenzia alla Magliana, si arrende allo stop del turismo: «Solo spese, fatturato zero. Chi sta al governo non si rende conto di come vive la gente normale....»

di Fabrizio Peronaci

In questi due mesi e mezzo in cui l’agenzia è stata ferma, la saracinesca abbassata, le pratiche avviate per vacanze da sogno ai Caraibi o per un weekend romantico a Praga «congelate» nei cassetti, i dépliant patinati ogni giorno più impolverati, ci ha sperato tanto. Michele Cristinziano, 62 anni, titolare dell’agenzia «Skylab Travel» alla Magliana, quartiere difficile e tristemente famoso per il fattaccio del «canaro», ma dove non è che la gente non si possa permettere un viaggetto, ci ha provato fino all’ultimo, a ripartire. Ha creduto di poterne venir fuori, grazie agli aiuti promessi dal governo. Ha confidato in un miracoloso azzeramento dei contagi, che inducesse amici e clienti abituali a telefonare per chiedergli: «Michè, mi rimedi un pacchetto low cost? Voglio prenotare...» Macché. Solo disdette. Sconsolate mail di rinuncia alla villeggiatura prenotata «prima che scoppiasse la maledetta pandemia». Spese, spese e ancora spese...

Si può uscire anche così, dalla fase 2 del virus, dal mercato del lavoro e dall’illusione di una ripresa: con un video-messaggio girato nell’ufficio rimasto cristallizzato alla mattina dell’11 marzo 2020, quando l’Italia chiuse per Covid. Un minuto e mezzo per comunicare la resa via Facebook. «Basta, mollo tutto, sono sul lastrico - scandisce l’agente di viaggio -. Cari clienti, addio... E in bocca al lupo a chi resta».

Michele Cristinziano, costretto a chiudere l’agenzia di viaggio dopo 33 anni
Michele Cristinziano, costretto a chiudere l’agenzia di viaggio dopo 33 anni

La storia di Michele è quella di tanti, solo che lui ha rotto gli indugi. Dopo essersi chiuso per giorni nel locale di via della Magliana 250/A per rifare i conti, telefonare ai colleghi, sentire clienti e tour operator, ha concluso: proseguire sarebbe peggio. «Ho 62 anni e ancora un po’ di energia. Meglio, dico sul serio, andare a lavorare nei campi, a raccogliere la frutta o i pomodori. Lì ti farai pure il mazzo, ma almeno la sera mangi». Oggi 25 maggio, così, lui va controcorrente. Nel giorno tanto atteso della ripartenza pressoché totale, abbassa per l’ultima volta la saracinesca. Michele, sul serio il Covid riduce alla fame? «Certo, se non vivessi a casa della mia compagna, che fortunatamente è insegnante, sarei alla mensa dei poveri». Come cominciò l’avventura? «Dal 1987, prima come impiegato e dal 2011 come titolare, lavoro alla Skylab, un’agenzia di quartiere che è una specie di istituzione. Ho fatto viaggiare generazioni di abitanti della Magliana. Amo il mio mestiere. Però lo so, da questa crisi non si esce. L’affitto: 1200 euro al mese. Le bollette. La commercialista. Le tasse, anche se non guadagni. Sono pieno di debiti. La notte non dormo. Continuare significherebbe suicidarsi. Cosa diversa sarebbe avere le istituzioni al tuo fianco...»

Perché, le provvidenze annunciate in tv non sono bastate? «Macché, una barzelletta. La Regione aveva assicurato adempimenti semplificati al massimo per un prestito di 10 mila euro e invece, quando il 20 aprile ho scaricato la domanda, mi sono trovato davanti un mattone di 31 pagine da compilare. Ho dovuto chiedere aiuto alla commercialista e questo mi è stato fatale. Il portale era sovraccarico. E il giorno dopo, quando mi sono ricollegato, era tardi: tetto di richieste superato». Più nostalgia o rabbia? «Essere titolare di un’agenzia di viaggi non ti rende ricco, ma guadagni dignitosamente. Da metà febbraio, invece, è stato un incubo: fatturato a zero, tutte le prenotazioni per Pasqua e l’estate annullate, complicazioni infinite per consentire ai clienti di ricevere i rimborsi per soggiorni e voli. Io sono una persona perbene, non scappo mettendo nei guai chi si è fidato di me».

L’agenzia «Skylab» deserta: in alto, il poster della Statua della libertà
L’agenzia «Skylab» deserta: in alto, il poster della Statua della libertà

Michele Cristinziano, uscendo dal negozio, fa una smorfia amara. «Chi sta al governo non si rende conto di come vive la gente normale... In Italia nessuno ti tende davvero la mano, quando negli altri Paesi il lavoratore viene sostenuto, apprezzato. Qui l’aiuto arriva solo da te stesso e se non ce la fai perdi tutto». Speranze di un miracolo, di una ripresa? Scuote la testa. «Non accadrà. Spero solo che il mio sfogo arrivi dritto alle istituzioni». Adesso, mentre abbassa la saracinesca, getta uno sguardo triste all’insegna. Perché Skylab? «Una mia idea: laboratorio del cielo. Ero giovane, mi piaceva regalare sogni ai clienti». Tempi lontani e felici. Di viaggi, escursioni, scoperte. L’era pre-Covid. ([email protected])

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