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Coronavirus, la Commissione Ue lancia ‘Sure’: 100 miliardi contro disoccupazione. Le Maire (Francia): “No a ossessione per coronabond”

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Coronavirus, la Commissione Ue lancia ‘Sure’: 100 miliardi contro disoccupazione. Le Maire (Francia): “No a ossessione per coronabond”

Ad annunciare la proposta è stata la presidente Ursula von der Leyen: "Con questo fondo introduciamo il concetto di short-time work che permetterà alle persone di mantenere la propria occupazione e alle aziende di affrontare al meglio la crisi"

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La discussione sulle iniziative economiche da intraprendere si è spostata da Bruxelles alle varie cancellerie. Nei Paesi Bassi il governo deve rispondere alle critiche di eccessivo rigorismo dimostrato in sede di Consiglio Ue, con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha lanciato il proprio messaggio all’esecutivo guidato dal liberale Mark Rutte. A Berlino, Angela Merkel cerca di rimettere insieme i pezzi per individuare una strategia condivisa, soprattutto all’interno della Cdu, con gli alleati di governo della Spd che aprono timidamente all’opzione coronabond. A livello europeo, però, la Commissione sta mettendo a punto nuove proposte: la prima è stata ribattezzata Sure e, come annunciato su Twitter dalla presidente, Ursula von der Leyen, consiste in un fondo europeo a sostegno di strumenti tipo cassa integrazione per difendere il lavoro nei Paesi più colpiti dalla crisi e che dovrebbe mobilitare risorse fino a 100 miliardi di euro, mentre la seconda consiste in una modifica rafforzativa al Quadro finanziario pluriennale, ossia il bilancio Ue, per per finanziare la ripresa dopo la crisi dovuta alla pandemia di coronavirus. Intanto, il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, in un’intervista al Financial Times apre a soluzioni diverse dai coronabond.

Von der Leyen: “Sure garantirà l’occupazione e permetterà una più rapida ripresa”
La proposta immediata che la Commissione Ue presenterà “in settimana” è quella annunciata dalla presidente di Palazzo Berlaymont in un video diffuso sul suo profilo Twitter. “Con Sure – dice – introduciamo il concetto di short-time work (lavoro ridotto, ndr) che permetterà alle persone di mantenere la propria occupazione, alle aziende di sopravvivere in mancanza di domanda e di ripartire con più forza quando la crisi sarà finita”, dice von der Leyen. L’idea, come spiega anche il commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, è quella di “un fondo europeo a sostegno di strumenti tipo cassa integrazione per difendere il lavoro nei Paesi più colpiti” che dovrebbe mobilitare risorse fino a 100 miliardi di euro “garantite da tutti gli Stati membri”. Così, continua la presidente, “le persone potranno lavorare meno, a causa della scarsa richiesta, e usare il tempo per migliorare le proprie abilità lavorative”.


Nello specifico, secondo quanto raccolto dal Financial Times, il sostegno ai Paesi in difficoltà sarà dato attraverso prestiti per finanziare le iniziative destinate a chi si trova in cassa integrazione per favorirne il rientro nel mondo del lavoro attraverso impieghi part-time e programmi di formazione. I prestiti Ue potranno essere garantiti da fondi ancora a disposizione nel bilancio europeo e da risorse messe a disposizione dai Paesi membri.

Un’idea, questa, pensata per Paesi come la Spagna e l’Italia, ma della quale potranno usufruire tutti gli altri Stati membri: “Italia e Spagna sono i Paesi più colpiti – ha aggiunto von der Leyen – e noi condividiamo questo lutto. Le regioni intorno a Milano e Madrid sono la spina dorsale della nostra economia”.

Le Maire: “Non dobbiamo essere ossessionati dai coronabond”
Parlando con il quotidiano britannico, il ministro delle finanze di Parigi, governo firmatario insieme ad altri otto Paesi, tra cui l’Italia, della lettera inviata al presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, con la quale chiedevano all’Ue l’emissione di “uno strumento di debito comune”, ammorbidisce la posizione della Francia sui coronabond. “Non dobbiamo essere ossessionati da coronabond o eurobond, ma dalla necessità di avere uno strumento forte che ci dia ripresa economica dopo la crisi”, ha detto il ministro.

Una premessa che gli ha permesso di introdurre una nuova proposta che consiste in un fondo “limitato nel tempo”, cioè per circa “5-10 anni, con la possibilità di fare debito comune, ma solo all’interno di quel fondo. Potrebbe essere più accettabile da altri Paesi, e potrebbe essere la soluzione”, ha dichiarato.

Se la difficoltà di alcuni Stati membri, Germania, Olanda, Austria e Finalndia in testa, è quella di fare debito comune all’interno del Quadro finanziario pluriennale, ha poi aggiunto, “pensiamo alla stessa possibilità fuori dal bilancio Ue, per un periodo limitato e un focus chiaro sulla ripresa economica post pandemia”. È però “assolutamente cruciale che si tenga la porta aperta a strumenti a lungo termine che ci consentano di affrontare una situazione economica da dopoguerra”.

La seconda opzione: “Adattare il bilancio Ue alla crisi”
L’altra carta sul tavolo riguarda l’uso del bilancio Ue come elemento di stimolo per far ripartire l’economia dei Paesi membri. Opzione, anche questa, proposta da von der Leyen e che ha trovato l’appoggio, in attesa di maggiori specifiche, di alcuni europarlamentari e diplomatici Ue, compresi i vertici delle principali istituzioni europee. Per aumentare i fondi per il Quadro finanziario pluriennale 2021-2017, fino ad oggi ipotizzati all’1% o all’1,11% del prodotto interno dell’Unione, servirà un maggiore esborso da parte dei 27 che, però, non dovranno così garantire per gli altri membri, cosa che vorrebbe evitare il gruppo dei rigoristi quando si parla di coronabond o eurobond. La crisi alle porte, certo, non facilita il compito dell’Ue di chiedere un ulteriore esborso per far crescere i fondi per il bilancio.

L’opzione incontra però il favore del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, e del presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno che, in un comunicato stampa diffuso proprio da Michel, affermano: “Sono necessari una strategia di uscita coordinata, un piano di risanamento completo e investimenti senza precedenti. Per rilanciare l’economia europea, dovremo utilizzare tutte le leve disponibili, a livello nazionale ed europeo. Il bilancio dell’Ue dovrà essere adattato a questa crisi. È tempo di pensare fuori dagli schemi. Qualsiasi opzione compatibile con i Trattati dell’Ue dovrebbe essere presa in considerazione”.

Germania, le manovre di Angela Merkel a Berlino e l’apertura della Spd ai coronabond
Berlino è la capitale dove si può decidere la sorte delle trattative interne all’Ue. La Germania è la capofila del gruppo dei rigoristi, ma la cancelliera Angela Merkel sa che un nulla di fatto metterebbe in crisi anche l’economia tedesca e sta quindi cercando di raggiungere un compromesso politico interno al governo. La battaglia più difficile è proprio quella interna alla Cdu, con il gruppo dei fedeli all’austerity che mette il veto sui coronabond e chiede fermezza sulle questioni economiche. Merkel però sa che è necessario smorzare le posizioni tedesche: da una parte, l’eccesso di rigorismo rischia di distruggere l’Ue, in favore delle formazioni neonazionaliste, dall’altra troppe concessioni rischiano invece di creare malcontento interno, sempre in favore di partiti come la Afd.

Mentre lavora sul fronte interno al partito e, allo stesso tempo, dialoga con i vertici della Bundesbank e della Corte di Karlsruhe (Corte federale costituzionale), un’apertura a maggiori concessioni arriva dagli alleati di governo della Spd. Nell’apertura della Sueddeutsche Zeitung si legge che “Berlino litiga sui Coronabond”, anche se l’apertura del partito socialista sembra abbastanza timida e non una ferma presa di posizione in favore della soluzione proposta da altri leader europei, come Giuseppe Conte.

La testata tedesca spiega che “i vertici della Cdu si sono detti contrari ai bond. E per Markus Soeder (presidente della Baviera), la formula corretta sarebbe ‘bond no, altri aiuti sì'”. Ma “la Spd ha chiarito di essere almeno disposta a parlare di una misura del genere”.

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