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Coronavirus, la lettera dei ricercatori a Conte: il piano d’azione

In una lettera aperta al premier Conte un piano d’azione anti coronavirus: testo è stato firmato da centinaia di ricercatori.

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In una lettera aperta al premier Giuseppe Conte quasi 300 ricercatori hanno condiviso un piano d’azione anti coronavirus. La missiva è stata firmata da centinaia di rappresentanti della comunità scientifica italiana. Tra di essi titolari di laboratori di ricerca, direttori degli Irccs e di istituti di ricerca biomedica. “L’identificazione – hanno scritto i ricercatori – precoce di casi asintomatici o paucisintomatici e l’immediato isolamento degli stessi e dei contatti diretti possano consentire un’efficace riduzione della diffusione dell’epidemia”.

Coronavirus, la lettera sottoscritta dai ricercatori

La lettera aperta contro il coronavirus è stata sottoscritta da 292 rappresentanti della comunità scientifica italiana. L’obiettivo è quello di concentrare competenze tecnologiche e risorse intellettuali per eseguire test diagnostici ed individuare il virus. Questo perché “le attuali strategie di contenimento basate sulla identificazione dei soli soggetti sintomatici non sono sufficienti alla riduzione rapida della estensione del contagio nelle popolazioni affette”.

Inoltre “l’estensione a tappeto dei test diagnostici non è una strategia percorribile per l’ampiezza della popolazione interessata, la limitata disponibilità di kit diagnostici prontamente utilizzabili e i pochi laboratori autorizzati ad eseguire i test”.

Il ruolo delle competenze tecnologiche

Cosa fare allora? I ricercatori nella lettera aperta hanno indicato una possibile strategia per combattere la diffusione del virus. “Il coinvolgimento ampio delle competenze tecnologiche – hanno scritto – disponibili sul territorio nazionale può consentirci di eseguire test ripetuti sulle categorie ad alto rischio di infezione, alto numero di contatti e che non possono essere sottoposti a provvedimenti restrittivi”. Una proposta a carattere di urgenza, insomma, indirizzata alla politica.

La pandemia del terzo millennio

“Tecnologie ad alta processività, commerciali e non commerciali – hanno concluso gli scienziati – per la rapida estensione del numero dei test sono disponibili da poche settimane e possono essere validate ed implementate su ampia scala in tempi ragionevolmente rapidi.

Tecnologie più avanzate per una diagnosi rapida possono essere sviluppate e rese disponibili per le fasi successive dell’epidemia. Un sistema di laboratori a rete diffuso in maniera capillare sul territorio nazionale e fondato sulle competenze disponibili nei centri di ricerca italiani può mettersi al lavoro da subito. Le risorse intellettuali e tecnologiche in Italia ci sono e sono ai massimi standard: perché non si utilizzano di fronte alla pandemia più drammatica del terzo millennio?”.

Giornalista, copywriter, social media manager, esperto di comunicazione. Ho lavorato per Il Mattino ed è stato caporedattore centrale de il Gazzettino vesuviano. Laureato in Scienze della Comunicazione, ho conseguito un Master in Ufficio Stampa, Digital Pr e Influencer Marketing per la Cultura. Con la mia tesi su “La crisi del giornalismo” ho vinto il Premio Nazionale Nostalgia di Futuro organizzato da Fieg. Collaboro con iGv Network, con Antimafia Duemila e con Media Duemila e sono il fondatore di Effequadro.


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Francesco Ferrigno

Giornalista, copywriter, social media manager, esperto di comunicazione. Ho lavorato per Il Mattino ed è stato caporedattore centrale de il Gazzettino vesuviano. Laureato in Scienze della Comunicazione, ho conseguito un Master in Ufficio Stampa, Digital Pr e Influencer Marketing per la Cultura. Con la mia tesi su “La crisi del giornalismo” ho vinto il Premio Nazionale Nostalgia di Futuro organizzato da Fieg. Collaboro con iGv Network, con Antimafia Duemila e con Media Duemila e sono il fondatore di Effequadro.

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