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Coronavirus Lombardia, risalgono i contagi: +2543 casi, 387 i deceduti. Ma aumentano anche i guariti

A Milano 848 i nuovi casi, che portano il totale a 6922. L’analisi del prof. Perno, Niguarda: «Questi numeri non rappresentano le nuove infezioni ma le nuove diagnosi, se consideriamo anche l’aumento dei dimessi, 1501, un cauto ottimismo può esserci»

di Redazione Milano online

Sono 34.889 le persone positive al coronavirus in Lombardia, con un aumento di 2.543 casi in un giorno (come aveva anticipato in mattinata il presidente della Regione Attilio Fontana, che data una prima scorsa ai dati aveva affermato: «Sono preoccupato»), mentre i decessi sono arrivati a 4.861, con un aumento di 387 vittime. Sono i dati resi noti dall'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. Sono 27 i nuovi ricoveri in terapia intensiva, mentre sono 655 i nuovi accessi nei reparti normali (erano 315 il giorno prima). «Purtroppo sono dati che segnano una crescita, anche significativa», ha detto Gallera. I nuovi decessi legati al coronavirus in Lombardia sono 387, dato che porta il totale a 4.861. È la provincia di Milano la zona che ha fatto registrare il maggior numero di nuovi positivi in Lombardia: sono infatti 848 i nuovi casi, che portano il totale a 6922. Ieri i nuovi casi positivi nella provincia di Milano erano stati 373, l'altro ieri 375, quindi è quasi il doppio. «Quando ho visto il dato così forte ho chiamato gli ospedali milanesi, che però non hanno evidenziato una crescita di accessi ai pronti soccorsi - ha spiegato Gallera - Potrebbe essere che si tratti di una crescita nel numero dei tamponi fatti in questi giorni, ma non corrispondono a più ricoveri».

«Il dato positivo» della giornata in Lombardia per quanto riguarda l’emergenza coronavirus è il numero di dimessi che sono 7839 con una crescita di 1501 persone guarite rispetto a ieri, quando invece la crescita era stata di 990 persone. «Molte più persone tornano al loro domicilio», ha detto Gallera. Quello della Lombardia «è stato un caso unico, fortunatamente in altre regioni è arrivata dopo» e in Veneto si è riusciti ad individuare e circoscrivere il focolaio. La risposta all'emergenza, ha rivendicato, è stata straordinaria, «nessuno ha affrontato situazione come noi».

«Luci e ombre» nei dati nelle province lombarde, ha spiegato Gallera. A Bergamo si arriva a quota 7458 (+386), con una crescita che è «in linea con quella di ieri (+344) e dunque non più esponenziale»; a Brescia il totale è di 6931 (+334, ieri 300) e «anche qui la curva non è in crescita». Como arriva al totale di 762 (+56); Cremona a 3370 (+214), in questo caso il dato che si registra «è molto più alto di ieri». Lecco arriva al numero di 1159 (+83). Caso particolare quello di Lodi, ex epicentro del contagio, dove la somma è di 1968 con soli +84 rispetto a ieri «ma a Codogno ci sono solo 11 casi nuovi», mentre ieri e l’altro ieri la crescita era di zero: «in quell’area il contagio si è fermato» ha commentato Gallera. Monza totalizza 1750 (+163) positivi, Mantova 1250 (+74), Pavia 1545 (+308); Varese registra una crescita minima di appena 30 nuovi casi.

Carlo Federico Perno, professore dell’Università di Milano e direttore del dipartimento di Analisi chimico cliniche e microbiologia dell’ospedale Niguarda di Milano, ha così interpretato i numeri di giovedì: «Credo che i dati vanno visti con una certa articolazione e nella loro interezza. I numeri ci dicono oggi che ci sono degli aumenti dei nuovi positivi e dei guariti. Questi numeri non rappresentano le nuove infezioni ma le nuove diagnosi. Oggi misuriamo chi si è infettato tra 7 e 14 giorni fa e che oggi comincia ad avere sintomi. Nel momento in cui aumentiamo la tamponatura inevitabilmente assistiamo ad un aumento dei casi positivi, che altro non sono che nuove diagnosi. Anche i guariti stanno progressivamente aumentando. Guardando i guariti, i decessi e i nuovi casi, credo che si possa continuare ad avere un cauto ottimismo come c’è stato nei giorni scorsi». Perno ha evidenziato che «al Niguarda è aumentato moltissimo il numero di tamponi su cui abbiamo dovuto lavorare, ma la percentuale di positivi non è aumentata, è rimasta la medesima, e il dato ci viene confermato dagli accessi al Pronto soccorso». Infine, ha concluso il professore «il fatto che i guariti stiano rapidissimamente aumentando, ci fa pensare che stia succedendo qualcosa tra la popolazione e noi stiamo cercando di capire cosa». Secondo il medico con il nuovo metodo, andando a tamponare gli operatori ed entrando anche nelle Rsa «lentamente stiamo cercando di capire che cosa avviene nella popolazione e stiamo uscendo dal ghetto dell’analisi delle sole persone gravi che necessitano di ricovero, per andare a capire cosa avviene sul territorio».

Sono stati 90 mila i tamponi eseguiti in Lombardia, ha riferito il professor Fausto Baldanti del Policlinico San Matteo. «È il numero più alto fatto fuori dalla Cina», ha aggiunto, sottolineando che inizialmente ad occuparsi dell’analisi dei test per il Coronavirus erano 3 laboratori mentre ora sono 22. Due sono i tipi di test: quello molecolare e quello sierologico, che per un certo periodo di tempo però «possono dare dei falsi negativi». «All’inizio abbiamo fatto un tamponamento a tappeto per provare a contenere il virus - ha detto Gallera - poi il ministero della Salute ci ha detto che vanno tamponate solo le persone con i sintomi. Inizieremo a fare il tampone anche alle persone indicate dai medici di medicina generale, ma la strategia della Regione è di considerare tutte le persone dal raffreddore in poi potenzialmente Covid positive».

«Viviamo tutti una pressione, una fatica anche psicologica gigantesca», ha aggiunto Gallera, spiegando che «quando ho letto questi dati, ho sentito un peso, poi mi sono confrontato con gli esperti e forse ho capito che sono dati legati a una strategia un po’ diversa, a un allargamento» dei tamponi fatti e quindi «non prendiamoli in maniera così negativa».«In questa battaglia non ci sono scorciatoie, l’unico modo per giocare e vincerla è continuare ognuno di noi ad essere rigoroso nei comportamenti», ha concluso Gallera. «Vedrete che alla fine, e io confido che sarà anche sufficientemente presto, la nostra battaglia la vinceremo», ha concluso.

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