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Coronavirus, ''Non bisogna aver paura di AstraZeneca ma di Covid. Ecco perché è importante vaccinarsi''

TRENTO. "I vaccini sono l’unica arma veramente efficace per ridurre i casi di Covid19". Così Azelio De Santasegretario del Trentino Alto Adige dell'associazione nazionale medici d'azienda e competenti. "In particolare per le forme gravi e le tante, troppe morti, ma l’attuale carenza di vaccini non consente al momento la scelta di quello 'ideale' per proteggere velocemente tutta la popolazione".

Il segretario del Trentino Alto Adige dell'associazione nazionale medici d'azienda e competenti spiega perché il vaccino AstraZeneca non va temuto rispetto agli altri prodotti e che bisogna avere più paura degli effetti di contrarre il coronavirus.

"La diffusione del Sars-Cov-2 è ormai tale - aggiunge De Santa - per cui, prima o poi, tutti noi entreremo certamente in contatto col virus e se, in quel momento fossimo privi di difese immunitarie specifiche, rischieremmo di avere conseguenze anche gravi e/o di indurle su altre persone a rischio, infettandole".

A fronte delle "possibili correlazioni con rare forme di trombosi" segnalate dall’Ema e nonostante la precisazione che si tratti solo di una eventualità e che si stia parlando di meno di 100 casi su decine di milioni di somministrazioni, il rischio è quello di un rallentamento della copertura vaccinale

"I due interessi, collettivo e individuale, sono così entrati in conflitto - aggiunge De Santa - aumentando la diffidenza verso la vaccinazione e inducendo un diffuso rifiuto del vaccino, in particolare di AstraZeneca. Ma deve prevalere l'interesse collettivo".

Pubblichiamo la lettera di Azelio De Santa in forma integrale.

Come un buon amico di famiglia, vorrei potermi sedere a fianco di chi ha ancora piccoli o grandi dubbi verso la vaccinazione contro il Covid-19 per condividere con lui o lei alcune mie riflessioni nella speranza che possano aiutare a limitare l’incertezza e la confusione generate dall’uragano informativo a cui siamo sottoposti da molti mesi.

Ecco cosa vorrei proporgli: una pandemia da un virus sconosciuto è un fenomeno biologico estremamente complesso, e la sua gestione è oggettivamente problematica.

La diffusione del Sars-Cov-2 è ormai tale per cui, prima o poi, tutti noi entreremo certamente in contatto col virus e se, in quel momento fossimo privi di difese immunitarie specifiche, rischieremmo di avere conseguenze anche gravi e/o di indurle su altre persone a rischio, infettandole.

I vaccini sono l’unica arma veramente efficace per ridurre i casi di Covid19, in particolare per le forme gravi e le tante, troppe morti, ma l’attuale carenza di vaccini non consente al momento la scelta di quello “ideale” per proteggere velocemente tutta la popolazione.

I governi nazionali, l’Eu e i loro enti tecnico/scientifici hanno la responsabilità della salute collettiva, che impone soprattutto la riduzione in tempi rapidi dei casi di malattia grave da Covid-19, che da troppi mesi stanno soffocando le nostre strutture sanitarie e generano, fra l’altro, una carenza di risorse per la diagnosi e la cura di malattie diverse dal Covid-19.

Nonostante ciò, in seguito alla segnalazione di possibili complicanze gravi dopo la prima somministrazione del vaccino AstraZeneca, una gran parte degli individui sta mostrato invece un prevalente interesse personale alla totale sicurezza nell’accettazione del vaccino, anche se il rischio di contrarre o di diffondere il Covid-19 grave o mortale si è dimostrato concreto e diffuso.

In sostanza, sembra che una parte non trascurabile degli individui abbia concluso che è meglio rischiare di contrarre il Covid-19, che porta a morte una porzione (stimata in Italia) intorno al 3% e ad ospedalizzazione nel 10% dei contagiati (pur con differenze per fasce d’età), piuttosto che rischiare di avere un evento grave da vaccino in circa 2 casi per milione o il decesso in 1 caso ogni 2 milioni di somministrazioni.

I due interessi, collettivo e individuale, sono così entrati in conflitto, aumentando la diffidenza verso la vaccinazione e inducendo un diffuso rifiuto del vaccino, in particolare di AstraZeneca.

La totale sicurezza individuale è impossibile da raggiungere non solo in ogni atto medico (farmaci, interventi chirurgici, test diagnostici, ecc.) ma anche nella vita in generale (infortuni domestici, incidenti stradali, altre malattie, fumo, alcol, ecc.). Alla diffidenza verso i vaccini, hanno contribuito le ripetute revisioni dei destinatari del vaccino AZ che possono però essere spiegate sulla base delle seguenti considerazioni.

La Autorità sanitarie nazionali (MinSalute, Iss, Regioni, ecc.) e sovranazionali (Oms, Ema, ecc.) devono adottare il principio di cautela nel prendere decisioni che riguardano la popolazione generale, come nel caso di una campagna vaccinale nazionale. Il principio di cautela comporta il monitoraggio e la revisione periodica dei dati degli effetti di un farmaco o di un vaccino.

Per essere immesso in commercio, il produttore di un vaccino deve fornire agli Enti autorizzativi (Ema = Agenzia Europea e Aifa = Agenzia Italiana del Farmaco, Fda in Usa) uno studio sotto controllo esterno, che nella sua fase finale prevede la somministrazione ad una popolazione molto ampia. AstraZeneca ha prodotto questo studio (20.000 persone in 3 continenti), ma gli Enti Autorizzativi hanno ritenuto che la popolazione over 55 fosse poco rappresentata e quindi, per il principio di cautela, hanno inizialmente escluso questa popolazione dall’utilizzo.

I grandi risultati positivi conseguiti nel dicembre e gennaio scorsi in Inghilterra (che ha autorizzato per prima e da sola AstraZeneca) hanno poi consentito agli stessi Enti di acquisire nuovi dati che hanno portato ad estendere l’autorizzazione agli over 55, anche perché l’Inghilterra non ha segnalato eventi avversi significativi.

Nei primi mesi di utilizzo in Eu, invece, sono stati segnalati poche decine casi di trombosi in sedi usualmente rare che hanno portato alla sospensione cautelativa (per 3 giorni) del vaccino. A questo proposito, è necessario evidenziare che i sistemi di vigilanza sugli eventi avversi sono diversi fra Eu, Inghilterra e Usa e questo può aver contribuito alla scarsa omogeneità delle segnalazioni. Tuttavia, i dati raccolti a quel momento sono stati valutati da Ema e Aifa come non sufficienti per sospende l’uso del vaccino.

La prosecuzione dell’impiego in Eu ha però portato ad altri rari casi che hanno riguardato donne sotto i 60 anni. Pur essendo molto rari, questi casi hanno raggiunto un numero tale da consigliare agli Enti autorizzativi maggiore cautela negli under 60.

Purtroppo, alcuni errori comunicativi e qualche strumentalizzazione mediatica hanno generato la percezione non di cautela ma di incertezza e approssimazione da parte delle Autorità preposte, con la conseguente sfiducia da parte dei cittadini. Spero che queste mie riflessioni convincano alcuni incerti che, invece, possono avere fiducia nelle indicazioni attuali e in quelle che potranno essere emesse in futuro dalle Autorità Sanitarie, in quanto espressione di grande attenzione e di protezione verso i cittadini.

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