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Coronavirus Usa, primo Paese per contagiati: sono oltre 80mila, più che in Italia e Cina

Coronavirus Usa più colpito: oltre 80mila contagi, più che in Italia e Cina
Coronavirus Usa più colpito: oltre 80mila contagi, più che in Italia e Cina

Coronavirus Usa più colpito: oltre 80mila contagi, più che in Italia e Cina (Foto ANSA)

WASHINGTON – Gli Stati Uniti sono diventati in pochi giorni il primo Paese per contagiati da coronavirus. Negli Usa si registrano già 81844 casi, più che in Italia e Cina, e 1178 morti. La città più colpita è New York, con il sindaco Bill de Blasio che azzarda: “Mezza città sarà contagiata, forse a settembre avremo quasi 4 milioni di positivi”. Intanto Donald Trump pensa già ad allentare le misure restrittive annunciate solo da una settimana.

La città che al momento deve fare i conti con il coronavirus è la Grande Mela. “La città che non dorme mai”, cantava Frank Sinatra, e che ora ha spento le sue strade, chiuso i teatri i Broadway e anche la Borsa con le contrattazioni a distanza. In 24 ore ha registrato 100 morti e il picco è ancora lontano, spiega de Blasio. 

Il sindaco parla chiaro ai suoi cittadini: “Metà della popolazione della metropoli sarà colpita dal coronavirus (quasi 4 milioni di persone, ndr). E’ preoccupante, ma bisogna cominciare a dire la verità”. Intanto il governatore Andrew Cuomo parla di almeno 38.000 casi e 385 decessi nell’intero Stato di New York e lancia l’allarme ospedali, dove medici e infermieri descrivono “una situazione apocalittica”.

Con oltre 81.400 casi su scala nazionale diventano, secondo i dati del Nyt, il primo Paese al mondo per contagi superando anche Cina e Italia. E il bilancio di oltre 1.100 vittime fa ora davvero paura. Così come il numero dei posti letto nei reparti di rianimazione presi d’assalto e l’insufficienza di tamponi e respiratori, non solo a New York.

A preoccupare enormemente negli ultimi giorni è anche il virulento focolaio esploso in Louisiana, con New Orleans che rischia di diventare la Bergamo d’America. Solo nelle ultime 24 ore si sono registrati 510 nuovi casi (in totale saliti a oltre 2.300) e 18 morti, con un bilancio totale di almeno 83 vittime: un numero maggiore rispetto a quello registrato dall’inizio dell’epidemia nella ben più popolata California.

Una crescita definita dagli esperti “la più veloce al mondo”, con una traiettoria simile a quella delle’zone rosse’ di Italia e Spagna. Il sospetto è che sia stato un ‘evento zero’ ad accelerare in maniera esponenziale la diffusione del virus, la tradizionale festa di carnevale del ‘Mardi Gras’ che il 25 febbraio, come ogni anno, ha attirato centinaia di migliaia di persone che hanno affollato strade e locali.

Situazione particolarmente critica anche in New Jersey, nello stato di Washington e in Florida. A Miami, dopo la stretta sulle spiagge, è scattato un vero e proprio coprifuoco per l’intera città: nessuno potrà andare in giro dalle 10 di sera alle 5 del mattino, salvo per chi va o torna dal lavoro, per le emergenze mediche o per portare a spasso il cane entro cento metri da casa. Nel District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, la sindaca Muriel Bowser ha ordinato a tutti i cittadini di restare nelle proprie abitazioni, decretando la chiusura di tutte le attività non essenziali.

Intanto Donald Trump tira dritto per la sua strada e in una lettera ai governatori scrive che si lavora a nuove linee guida che permetteranno di allentare le misure di distanziamento sociale nelle aree del Paese considerate meno a rischio. Sullo sfondo poi le polemiche sul maxi pacchetto da duemila miliardi di dollari per salvare l’economia.

“Sono fortemente deluso”, ha affermato Cuomo, denunciando ancora una volta l’insufficienza dei fondi per New York: “Trovo questo irresponsabile”, ha denunciato, “qui siamo in tempi straordinari e la politica deve essere messa da parte. Non ci sono scuse, ognuno deve fare la sua parte”.

(Fonte ANSA)