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Coronavirus, vero o falso? La censura delle tv su Trump e la verità su Facchinetti

Mentre gli Stati Uniti diventavano il primo paese al mondo per casi di coronavirus Sars Cov2, lì si apriva un sorprendente dibattito sul tema delle fake news. Alcune fra le principali emittenti radio e tv hanno deciso di non mandare più in onda in diretta la conferenza stampa quotidiana che il presidente Trump tiene dalla Casa Bianca assieme ad alcuni membri della task force sanitaria. Motivo: le cose che dice il presidente sarebbero totalmente antiscientifiche e quindi rischiano di ispirare comportamenti sbagliati nell’opinione pubblica. Lo scontro fra il presidente e i grandi media non è di oggi ma il coronavirus lo ha portato ad un livello mai visto prima. È come se da noi improvvisamente la conferenza stampa di Giuseppe Conte non venisse più trasmessa in diretta per dare modo ai giornalisti di verificare la veridicità delle cose che il premier sostiene (ah già, in quel caso potrebbe riprendere ad andare in diretta sulla sua pagina Facebook). Influisce anche l’imminente campagna elettorale (si vota a novembre): quel punto stampa per Trump è diventato una facile occasione per entrare nelle case degli americani in diretta per un tempo molto lungo, fino a due ore al giorno; d’altro canto, per molti giornalisti, le contraddizioni e le sottovalutazioni del presidente hanno già creato seri problemi di salute pubblica. A mandare in diretta le conferenze stampa è rimasta Fox News.

IMPRECISO. Ieri è stato il giorno dal falso volantino del Ministero dell’Interno, affisso negli androni di alcuni condomini di Roma con l’invito a lasciare subito le case abitate come domicilio per andare in quelle di residenza (raro esempio di fake news analogica e addirittura cartacea). Ma intanto su Whatsapp continua a girare una presunta fake news che probabilmente nasce da un equivoco. Riguarda la canzone “Rinascerò, rinascerai”, il canto d’amore di Roby Facchinetti (e Stefano D’Orazio) per Bergamo con tutti i proventi destinati all’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII. Nel messaggio si afferma che per raccogliere fondi basta guardare il video su YouTube, e quindi le visualizzazioni servono a raccogliere fondi. L’ex Pooh non l’ha presa bene e con un post su Facebook si è dissociato da quel messaggio sostenendo che «l’unico modo per essere d’aiuto è acquistare il brano sulle piattaforme digitali autorizzate». In realtà le cose non stanno così. Nel comunicato stampa di lancio del brano si afferma che «tutti i proventi dei download e dei diritti d’autore ed editoriali saranno totalmente devoluti — rispettivamente da SonyMusic e dalla Siae — a favore dell’ospedale». Quindi valgono anche le visualizzazioni su YouTube. Per monetizzare un brano in questo modo è sufficiente avere un canale con 1000 iscritti; quello di Roby Facchinetti ne ha oltre 30 mila. Il brano intanto è primo su iTunes (download) e su YouTube ha già superato tre milioni di views e quattromila commenti da tutto il mondo, con utenti che aggiungono la traduzione del testo nella loro lingua. Le fake news sono altre.

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