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Lo ius soli sportivo torna al centro del dibattito, soprattutto dopo il successo di Jacobs. Malagò fredda tutti definendo aberrante e folle non riconoscere la cittadinanza italiana. Dura opposizione della lega

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La grande domenica dello sport italiano ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dello ius soli sportivo. Le medaglie d’oro Tamberi-Jacobs ci hanno restituito per l’ennesima volta nel corso di quest’anno l’orgoglio tutto patriottico (che, per buona pace dei nazionalisti, non è ancora diventata una parola di loro proprietà) di essere italiani.  Due ori bellissimi, diversi e con significati che si possono definire preziosi. Entrambi. Il primo, Tamberi, vince un oro in condivisione. Salta altissimo e festeggia con in mano quel gesso che lo aveva costretto a seguire Rio solo dalla televisione. Jacobs, sulle ali dell’euforia di Tamberi, ha corso. Ma ha corso così veloce che alla fine l’uomo più veloce del mondo è italiano. E no, non di El Paso. E’ di Desenzano, lombardo al punto che finanche il leghista Fontana ne ha rivendicato l’appartenenza alla sua Lombardia. Con un tweet pietoso.

Cos’è questa storia dello ius soli sportivo e come ha funzionato fino ad ora. Malagò, Salvini e Jacobs, una storia tutta italiana.

“Sono anni che c’è una formidabile polemica intorno al tema dello Ius soli. Non riconoscere lo ius sportivo è qualcosa di aberrante, folle – ha commentato il Presidente del Coni Giovanni Malagò – Oggi più che mai questo discorso va concretizzato. A 18 anni e un minuto chi ha quei requisiti deve avere la cittadinanza italiana, non che a 18 anni inizia una via crucis”. A stretto giro la replica del leader della Lega Matteo Salvini: “Ius soli? Già oggi, a 18 anni, chiunque può chiedere e ottenere la cittadinanza. Squadra che vince non si cambia!”.

Lo Ius Soli che fu disegnato dal governo Renzi nella stagione in cui venne approvata la riforma sui Diritti Civili è stato uno dei provvedimenti finito vittima della cessazione di quell’esecutivo. Negli anni a seguire se n’è sempre parlato, ma la forte inclinazione conservatrice dei governi formatisi dal 2018 in poi non ha mai dato numeri parlamentari così forti da poter portare avanti una battaglia che almeno alla Camere richiedeva forte unità d’intenti. Per quanto riguarda lo sport, ad oggi la legge riconosce uno ius soli sportivo, ovvero la possibilità per i minori stranieri regolarmente residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età di essere tesserati presso le federazioni sportive con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. Ciò però non interferisce con la problematica dell’attribuzione della cittadinanza sulla base «della nascita nel territorio dello Stato, all’infuori di ogni considerazione della cittadinanza dei genitori», cioè lo ius soli propriamente detto. Questo permette ai cittadini che nei fatti sono italiani di non poter essere inserito nelle nazionali, per le quali serve la nazionalità.