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Cos’ha detto Draghi al Financial Times, e perché è così importante

Il commento

di Nicola Saldutti

Il vertice dei capi di Stato e di governo che oggi dovrà decidere come affrontare la guerra contro il coronavirus e come riuscire a proteggere i cittadini europei dalle conseguenze pesanti che già stanno colpendo la vita quotidiana delle persone (non solo sotto il profilo economico), è un passaggio cruciale. È il vero test che l’Europa sta affrontando, se vorrà restare una Unione (fino a qualche anno fa si chiamava Comunità europea) oppure una articolata somma di Stati e, in fin dei conti un complicato mosaico di egoismi nazionali. Le parole che l’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha usato dalle colonne del «Financial Times» non lasciano molti margini di interpretazione: il debito pubblico è l’unica leva che i governi hanno per gestire le fasi di guerra.

La priorità è proteggere la popolazione dalla perdita dei posti di lavoro: «Di fronte a circostanze non previste un cambio di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra. Lo shock che ci troviamo ad affrontare non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 1920 sono un ammonimento». Ecco il punto, l’esitazione delle cancellerie, vincolate a dogmi che in queste settimane hanno perso la loro centralità. Il punto è: proteggere le persone.

Il negoziato in questi giorni si è fermato davanti alle resistenze dei Paesi del fronte del Nord. La lettera che ieri gli otto capi di Stato e di governo, da Conte a Macron, a Sanchez, hanno scritto per ribadire la necessità di arrivare all’emissione di un prestito europeo per raccogliere le risorse da utilizzare poi nei singoli Paesi e gestire la lotta al coronavirus, è un passaggio che solo sei mesi fa sarebbe apparso impensabile.

È il segno di un’emergenza che ha bisogno di pensiero nuovo per essere affrontata, perché il congelamento di una parte consistente delle attività economiche, in un sistema fortemente intrecciato, come quello europeo, non può essere gestito se non in modo condiviso. Nelle guerre conta la linea di comando, la linea che porta gli ordini e le decisioni fino all’ultimo reparto. In questo caso è decisivo il modo nel quale le garanzie pubbliche ai finanziamenti, gli aiuti ei sostegni al reddito, l’utilizzo delle risorse pubbliche, in grado di garantire che la liquidità non si fermi, funzionino. Uno sforzo enorme per le burocrazie, quella nazionale e quella europea, che dovranno fare in pochi giorni quello che di solito sono abituati a realizzare nell’arco di qualche mese. Visione e velocità, come Draghi riuscì a fare otto anni fa.