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Cosa accade quando perdoniamo qualcuno?

Con il termine "perdono" si indica un cambiamento prosociale verso un altro soggetto colpevole di aver arrecato un danno fisico oppure morale. Questa modifica di atteggiamento implica non solo una riduzione dei sentimenti negativi provati verso l'autore del torto, ma anche in un incremento di emozioni positive che potrebbero tradursi nell'adozione di nuovi comportamenti nei suoi confronti.

"Tutti affermano che il perdono è un'idea stupenda fino a che non hanno loro stessi qualcosa da perdonare", diceva C.S. Lewis. Secondo lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Iannone, quando non perdoniamo, le emozioni negative relazionate a tale circostanza si installano dentro di noi fino ad incrinare diversi ambiti della quotidianità.

Imparare l'arte del perdono, tuttavia, è possibile. Solo in questo modo, infatti, si potrà allentare la tensione e allontanare tutte le spiacevoli conseguenze che essa inevitabilmente porta con sé.

Perdono, perché è così difficile concederlo

Ciascuno di noi, dopo aver subito un torto, si ritrova a scegliere tra vendetta, indifferenza o perdono. «Nell'immaginario collettivo - spiega Iannone -perdonare significa riappacificarsi con l'aggressore, dimenticare il danno subito e addirittura provare nuovamente affetto e comprensione nei confronti di chi ci ha feriti». Ma perché è così difficile compiere questo passo? A ostacolare il perdono concorrono diversi fattori.

Tale atto è più difficile per le persone che lo equiparano alla riconciliazione. La rabbia poi, incentivando il desiderio di vendetta, lo rende pressoché impossibile. Da non dimenticare, poi, il rimuginio conseguente all'offesa, ovvero il tentativo intrapreso dalla vittima di comprendere l'accaduto e di individuare le intenzioni dell'aggressore. Con il passare del tempo, però, il continuo rimescolio dei pensieri perpetua nella vittima le emozioni negative, riattiva la sofferenza e rafforza i giudizi di avversione.

Anche la gravità del torto modula la capacità di perdonare. Più esso è pesante, più difficile sarà concedere il perdono. Quest'ultimo, infine, è strettamente connesso con le caratteristiche individuali della vittima. L'amicalità, ad esempio, predispone alla riconciliazione con l'altro. Evento questo molto più raro in caso di manifestazioni di nevroticismo e di depressione.

Imparare il perdono

Varie ricerche hanno dimostrato come, attraverso percorsi di formazione specifici, sia possibile sviluppare una maggiore inclinazione al perdono, ma non si sa ancora se la stessa sia persistente nel tempo. Sicuramente una certa tendenza a perdonare è plasmata dall'ambiente familiare dove i figli, al pari di spugne, tendono ad assorbire e a far propri gli atteggiamenti dei genitori. Altri studi, invece, ritengono che tale predisposizione sia innata e che si sia evoluta come mezzo utile per riparare e salvaguardare i rapporti più stretti e importanti.

È opportuno tenere a mente che perdonare non significa giustificare l'offesa ricevuta o riconciliarsi con il colpevole. In questa accezione, dunque, il perdono consiste nella rinuncia alla vendetta e al risentimento. Ma come si può imparare a lasciar andare? Innanzitutto è fondamentale separare il danno dall'offesa e controllare le proprie reazioni di paura e di ostilità.

Per far ciò risulta indispensabile abbracciare una buona dose di umiltà, qualità questa che consente di prendere atto dell'insondabilità dei moventi umani. Non è un caso, infatti, che i narcisisti risultino incapaci di perdonare, in quanto assai vulnerabili alle offese altrui. Il torto va, dunque, reinterpretato alla luce di una migliore comprensione delle motivazioni dell'aggressore, della sua storia personale e dei condizionamenti esterni del suo comportamento. Ciò significa, in poche parole, dar voce alla compassione.

Quali sono gli effetti del perdono?

Nel momento in cui non si concede il perdono, si resta intrappolati in uno stato di vittimismo che rende la vittima dipendente dall'autore del torto. L'atto del perdonare si traduce nel raggiungimento di un maggiore benessere sia fisico che psichico.

In chi lo compie si assiste ad una riduzione della depressione, dello stress, della stanchezza e della solitudine. Inoltre la pressione arteriosa si abbassa e il sistema immunitario e quello endocrino diventano più forti. Sul piano mentale il perdono consente di liberarsi da emozioni negative come la rabbia, l'ostilità, l'odio, la tristezza, l'ansia che tendono a monopolizzare la psiche di chi ha subito un'offesa.

«Siamo umani - conclude Iannone - e in quanto tali sbagliamo ogni giorno. L'errore è un evento insito nella natura delle nostre azioni. Il perdono è allora necessario per consentire alla vita di proseguire. Anche perché spesso siamo noi i primi ad averne bisogno».

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