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Cosa chiederà l’Italia al Consiglio europeo sul Recovery Fund

Fare presto e bene. Senza alcun compromesso. Si può riassumere così la richiesta che l’Italia porterà avanti al Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, andrà a Bruxelles con un chiaro mandato: non accettare alcun compromesso sul Recovery Fund e arrivare in fretta alla sua approvazione. Al centro del dibattito tra i capi di governo e di Stato, infatti, ci sarà proprio il piano Next Generation Eu. E i nodi da sciogliere restano molti, a partire dalla reticenza dei cosiddetti Paesi frugali. Proprio a tal proposito Conte pronuncia parole nette in Parlamento: non si può accettare un compromesso al ribasso, bisogna approvare il piano così come era stato pensato dalla Commissione europea, con 750 miliardi totali, di cui 250 di prestiti e 500 di sussidi.

C’è chi già ipotizza che le risorse stanziate non supereranno, invece, i 600-650 miliardi. Ma per il governo italiano la questione fondamentale è far sì che rimangono soprattutto i 500 miliardi di sovvenzioni proposti da Merkel e Macron. I Paesi frugali puntano a ridurre questa cifra, facendo crescere quella dei prestiti. Ma sul punto Conte assicura battaglia. C’è poi la questione temporale. Il Parlamento ha chiesto chiaramente di chiudere la partita prima della pausa estiva: l’intesa deve essere rapida e condivisa, come si legge nella mozione approvata alla Camera e al Senato.

La mozione e le richieste del Parlamento all’Ue

La mozione approvata in entrambi i rami del Parlamento ribadisce l’importanza del Recovery Fund, ritenuto “necessario e urgente”, e invita Conte a incanalare un percorso comunitario condiviso, con l’obiettivo di trovare un accordo “prima della pausa estiva”. L’obiettivo – per la maggioranza di governo – “resta quello di un’intesa rapida e che mantenga l’ambizione di partenza”. Anche per quanto riguarda le cifre e l’equilibrio tra prestiti e sussidi. Si chiede, quindi, una “adozione e attivazione rapida” del Next Generation Eu, con un piano che tenga conto dei settori e degli Stati più colpiti dalla crisi, così come delle fasce di popolazione più a rischio. Il pacchetto deve incentrarsi principalmente sulle sovvenzioni, secondo quanto previsto dalla mozione, con “una misura minore di prestiti”. Nella mozione, invece, non si discute del Mes, punto ritenuto non fondamentale in quanto non è all’ordine del giorno della discussione europea.

Le richieste che Conte avanzerà al Consiglio europeo

Il testo della mozione coincide, in gran parte, con le parole pronunciate in Aula da Conte. In primis la richiesta che avanzerà è quella di assumere la decisione “entro luglio”. Ma soprattutto senza che ci sia “un compromesso al ribasso”. D’altronde, Conte da giorni parla di appuntamento “storico” e di decisione “senza precedenti” e per questo chiede unità all’Ue: “O vinciamo tutti o perdiamo tutti”. Con un secco no alle risposte nazionalistiche, che sarebbero “anacronistiche” secondo il presidente dl Consiglio. Obiettivo di Conte è quello di fare in fretta. Anche per poter presentare presto il piano di ripresa italiano: il presidente del Consiglio assicura di volerlo fare subito dopo la pausa estiva. “Saremo i primi”, afferma con sicurezza.

Dopo aver riferito alle Camere, Conte ha incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E anche lui ha le idee chiare e in linea con quelle del governo: la direzione europeista che è stata presa in queste settimane dall’Unione non deve conoscere battute d’arresto o retromarce. Un incoraggiamento a Conte per chiudere il negoziato senza compromessi al ribasso. Che dalla sua parte prova ad avere un’arma in più: sui rebates, gli sconti che l’Ue garantisce ad alcuni Paesi, Conte promette battaglia. In Aula li definisce “privilegi anacronistici” e spiega che sarà disposto a trattare solo in caso di “piena ed effettiva apertura da parte di quei Paesi ad un accordo rapido e di altro profilo” sul Next Generation Eu.

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