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Cosa sono le specie invasive e perché stanno compromettendo l’equilibrio del pianeta

Si chiama Eicat – Environmental Impact Classification for Alien Taxa – e serve per classificare la gravità e il tipo degli impatti causati dalle specie aliene animali e vegetali. A metterlo a punto l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn). Tra i cinque principali fattori di perdita di biodiversità, l’introduzione di specie viventi in aree differenti da quelle originarie è un problema, e un pericolo, anche per l’economia e la nostra salute.

«Più del 40% delle estinzioni note è stato causato anche da specie aliene invasive e il 15% esclusivamente da specie aliene invasive – ha sottolineato il responsabile del servizio coordinamento fauna selvatica di Ispra Piero Genovesi – Nel caso degli uccelli, ad esempio, moltissime estinzioni si sono verificate su isole dove la loro scomparsa nel 50% dei casi è stata causata dall’introduzione da parte dell’uomo di predatori non endemici».

Genovesi, insieme a Manuela Falautano, responsabile della sezione monitoraggio pressioni antropiche sulle risorse acquatiche marine di Ispra hanno affrontato il problema durante l’incontro online “Allarme Alieni!” del National Geographic Festival delle Scienze.

Fenomeno tutt’altro che recente – l’uomo fin dalle sue prime migrazioni consapevolmente o meno sposta dal loro habitat naturale questi organismi -, negli ultimi due secoli ha subito una forte accelerazione grazie alla globalizzazione. Con l’aumento di trasporti, commercio, e turismo, infatti, sempre più specie hanno iniziato a viaggiare, insieme alle merci, da un capo all’altro del mondo. Animali e vegetali che, approdati nel nuovo habitat, diventano invasivi cioè impattano sull’inedito ecosistema in cui si ritrovano a vivere. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi 30 anni è cresciuto del 75% mentre in Italia è raddoppiato.

Il nuovo strumento dell’Iucn può aiutare la gestione di questo fenomeno che non sembra rallentare perché identifica le specie aliene a maggior impatto, fornendo una base per stabilire le priorità di intervento per prevenire e mitigare gli effetti delle invasioni biologiche. Eicat classifica le specie in base all’entità del loro danno che va da “trascurabile” a “massivo”: una specie aliena ha impatti massivi quando porta all’estinzione di specie autoctone e produce cambiamenti irreversibili degli ecosistemi. È il caso del pesce persico del Nilo che, introdotto nel lago Vittoria, ha sterminato i pesci endemici del bacino. Proprio per questo, capire l’entità dell’impatto delle specie aliene è fondamentale per pianificare e stabilire le priorità delle risposte a questa minaccia.

Le valutazioni Eicat saranno inserite nel Global Invasive Species Database ospitato da Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale.

Le specie aliene hanno ripercussioni anche sulla nostra salute e sulla nostra economia. È il caso della zanzara tigre che, arrivata accidentalmente in Italia dall’Estremo Oriente grazie all’importazione di copertoni d’auto usati dove le larve di questo insetto sopravvivono, nelle zone tropicali è vettore di diverse malattie virali tra cui la dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti.

Un’altra specie aliena invasiva che conosciamo bene è la nutria, roditore dell’America Latina portato in Italia per la richiesta della sua pelliccia. Una volta scappato dagli allevamenti, l’animale ha avuto pesanti impatti sugli ecosistemi fluviali distruggendo la vegetazione che regola i flussi idrici, con ricadute su agricoltura e arginature dei fiumi (dove l’animale costruisce la sua tana compromettendo l’equilibrio del luogo) e conseguente pericolo di esondazione dei corsi d’acqua. Altro esempio di specie aliene invasive sono lo scoiattolo grigio americano, portato in Italia a metà ‘900 e che tuttora mette in pericolo lo scoiattolo comune, importante guardiano dei sistemi forestali perché aiuta i boschi a rigenerarsi. «Per competizione – sottolinea Genovesi -, dove arriva lo scoiattolo grigio americano quello comune si estingue».

Un esempio vegetale di specie aliena invasiva è quello del giacinto d’acqua. Pianta ornamentale originaria dell’America Latina importata in Europa diverse secoli fa, quando si insedia nei laghi e fiumi può formare un ampio tappeto verde che cambia radicalmente l’ecologia di quell’ambiente, con impatti sull’intero ecosistema acquatico. Si tratta di una specie che richiede costosi interventi di controllo per limitarne gli effetti impattanti. In alcune regioni del mondo, soprattutto africane, questa pianta incrementa il rischio di contrarre la malaria perché riproduce un ambiente ideale per le larve di zanzara e in più limita la possibilità di pesca e navigazione per le comunità locali.

«Per rispondere a questa minaccia – ricorda Genovesi – è importante, innanzitutto, la prevenzione quindi evitare di portare specie esotiche nei nostri territori. A volte però è anche necessario attivare interventi di controllo, contenimento e contrasto». Per mitigare gli impatti di questo fenomeno l’Unione europea ha adottato un regolamento, entrato in vigore nel 2015, sulle specie invasive pericolose per l’ambiente che ne vieta il commercio, il trasporto, l’importazione, la coltivazione o l’allevamento. Per queste specie tutti i paesi europei hanno obblighi di attivazione di intervento di controllo e contrasto per impegnarsi nella prevenzione, diagnosi precoce, la risposta rapida e la gestione di questi animali e vegetali a livello europeo.

Quello delle specie aliene invasive è un problema che riguarda sempre di più anche il Mar Mediterraneo. Come sottolinea Falautano, nonostante rappresenti meno dell’1% di tutti gli oceani e mari del mondo, oggi è uno degli specchi d’acqua più invasi sia in termini di numero di specie aliene che di velocità di invasione.

Le specie marine aliene vengono introdotte in nuovi habitat principalmente dalle attività antropiche, in particolare dal traffico marittimo e dall’acquacoltura (per esempio, attraverso l’allevamento, come nel caso di ostriche e gamberi). Alcune specie viaggiano per il mondo attraverso il mercato degli acquari (è il caso dei pesci tropicali poi rilasciati in mare) ma anche per immigrazione. Dagli oceani Atlantico e dal Pacifico, attraversando lo Stretto di Gibilterra o il Canale di Suez, organismi vegetali e animali non autoctoni si insediano nel Mediterraneo. È il caso di due specie pericolose anche per la salute umana come il pesce scorpione e il pesce palla maculato. Animali entrambi molto velenosi e di origine indopacifica, arrivano qui rispettivamente nel 2016 e nel 2013. Altre due specie pericolose per la salute umana entrate nel Mediterraneo sono il velenoso pesce gatto dei coralli e il pesce pietra, considerato una delle specie animali più tossiche.

Tra le specie aliene che impattano maggiormente sulla biodiversità ci sono le alghe del genere caulerpa (note anche come “alghe assassine”) o i pesci coniglio, che a causa della loro attività erbivora impattano negativamente sulle alghe autoctone della zona costiere rocciosa superficiale e competono con le specie erbivore autoctone. Tra gli animali alloctoni che invece più impattano negativamente sull’economia, in particolare sulla pesca, ci sono il granchio blu atlantico e granchio blu del Mar Rosso, voraci predatori che stanno invadendo anche i mari italiani.

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