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Così Bezos e i big di Wall Street provano ad arginare le perdite da coronavirus

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Un'inchiesta del Wall Street Journal racconta che le perdite per i pezzi grossi della finanza made in Usa sarebbero potute essere ancora maggiori, se non fosse stato per alcune operazioni chiuse con perfetto tempismo

di Biagio Simonetta

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3' di lettura

Che la pandemia in corso abbia fatto malissimo ai mercati finanziari è ormai un fatto acclarato. Nei giorni scorsi davamo conto di come, secondo Bloomberg, i tre uomini più ricchi del mondo, Jeff Bezoz, fondatore di Amazon, Bill Gates cofondatore di Microsoft e Bernard Arnault, presidente di Lvmh, abbiano perso circa 30 miliardi di dollari in pochi giorni a causa del crollo delle Borse. In queste ore, però, si è aggiunto un particolare nuovo. Un'inchiesta del Wall Street Journal racconta che le perdite sarebbero potute essere ancora maggiori, se non fosse stato per alcune operazioni chiuse con perfetto tempismo.

Il Journal, infatti, scrive che Jeff Bezos ha venduto il 3% delle sue azioni di Amazon (per un valore di 3,4 miliardi di dollari) appena prima che il mercato precipitasse a causa della pandemia. Una mossa che gli ha evitato una perdita di 317 milioni di dollari.

Bezos e altri top manager, insomma, hanno subito provato a correre ai ripari, anticipando, in parte, quello che è successo sul mercato. E traendone profitto. O forse, per essere più precisi, evitando un po' di perdita.

Secondo il Wall Street Journal, Bezos sarebbe in ottima compagnia. Sono diversi, secondo il quotidiano americano, i dirigenti che hanno venduto azioni delle proprie società (per un totale di circa 9,2 miliardi di dollari) tra l'inizio di febbraio e il 20 marzo. Vendite che, a quanto pare, hanno messo al riparo gli stessi dirigenti da potenziali perdite per 1,9 miliardi di dollari, dato che l'indice azionario S&P 500 è precipitato di circa il 30% dal suo picco il 19 febbraio fino alla chiusura delle negoziazioni del 20 marzo.

Fortuna? Intuito? Difficile dirlo con certezza. Ad oggi non vi è alcuna evidenza che i dirigenti abbiano venduto azioni sulla base di informazioni privilegiate. Del resto, il mercato azionario ha toccato il massimo storico a febbraio, ed è vero che i dirigenti spesso vendono azioni all'inizio dell'anno per motivi fiscali o di genere. Ma la quantità di azioni vendute da dirigenti e funzionari di società quotate negli Stati Uniti è cresciuta di circa un terzo rispetto allo stesso periodo nei due anni precedenti, secondo un'analisi sui documenti di deposito e dei dati di S&P Global Market Intelligence. Segno che l'arrivo di una pandemia spaventava un po' tutti già a febbraio?