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Così l’unità 29155 dell’ex Kgb colpiva in Europa: i sospetti avvelenatori di Skripal coinvolti in un’esplosione in Repubblica ceca

Si apre un altro fronte nell’infinita guerra di spie. Praga ha accusato i russi di aver sabotato un deposito di munizioni nel 2014. Un’azione condotta dagli stessi uomini coinvolti nell’attacco contro l’esule Skripal in Gran Bretagna. Doppia operazione condotta dalla Unità 29155.

La storia è lunga e dobbiamo tornare a 7 anni fa, quando il sito di Vrbetice, nell’est della Repubblica ceca, è devastato da una serie di deflagrazioni, prima in ottobre, quindi a dicembre. Saltano in aria tonnellate di esplosivi, muoiono due operai. In quel momento si privilegia la tesi dell’incidente. L’episodio resta in sonno. Lo risvegliano un anno fa nuove indagini, innescate da scambi di informazioni. Il controspionaggio si concentra su una coppia di persone che avevano chiesto di poter visitare il deposito. I due sono arrivati a Praga con un volo diretto da Mosca – un Aeroflot - e sono ripartiti cinque giorni dopo alla volta di Vienna. Per i loro spostamenti hanno usato documenti falsi, uno intestato a Ruslan Tabarov, tagiko, e il secondo a Nicolaj Popa, moldavo. Email inviate alla ditta forniscono altre tracce.

Le successive verifiche restringono il campo. Le agenzie di sicurezza cercano Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, ma in realtà si tratta di Alexander Mishkin e Anatoly Chepiga, appartenenti al GRU, il servizio segreto militare di Mosca. Sono sempre stati loro – è l’accusa – ad aver cercato di uccidere con il potente Novichock un loro ex collega, Sergei Skripal, e la figlia Yulia, a Salisbury, nel 2018. In base a quanto trapelato nei mesi successivi Mosca ha schierato in Europa un nucleo per missioni speciali, l’Unità 29155. Fonti francesi aggiungono che usano come snodo logistico alcuni villaggi dell’Alta Savoia, da qui muovono ovunque ci sia bisogno di eseguire un ordine. Una presenza che non è passata inosservata, ma che non avrebbe impedito al Cremlino di agire nei confronti degli avversari all’estero.

Quanto al movente del sabotaggio a Vrbetice la autorità offrono una spiegazione. Dovevano lanciare un segnale a mercanti di armi che rifornivano l’Ucraina o i ribelli siriani acquistando materiale ceco. Possibile anche che la bomba dovesse detonare durante un trasferimento. E riemerge un personaggio, il bulgaro Emilian Gebrev: nel 2015 è stato ricoverato un mese in ospedale dopo una cena a Sofia. Lui ha denunciato un tentativo di avvelenamento, la polizia è rimasta più cauta. L’episodio, comunque, finisce nel file che il controspionaggio internazionale sta raccogliendo sui russi. L’Unità è chiamata in causa per altre vicende di destabilizzazione, compreso un presunto tentativo di golpe in Montenegro. Si scava sull’omicidio a Berlino di un esule ceceno. Il dossier si amplia mentre gli agenti di Mosca vengono individuati – di recente – in Olanda, Serbia e in Italia. Nel nostro Paese sono arrestati un ufficiale francese in servizio al Comando Nato di Napoli e il capitano di fregata Walter Biot. Sono filoni investigativi distinti da quelli della cellula, ma finiscono per alimentare lo scontro Est-Ovest.

Praga ha deciso di espellere 18 membri dello staff dell’ambasciata russa ed ha invocato la solidarietà dei governi amici. La Russia ha annunciato una ritorsione. Altro scontro è in atto con la Polonia, anche qui diplomatici messi alla porta. Misure inevitabili in un duello dove non esiste la parola tregua. Restano ovviamente gli interrogativi. Ci si chiede perché il GRU abbia continuato ad usare gli stessi elementi in un’epoca dove i controlli incrociati – anche elettronici – possono essere molto efficaci. Inoltre i presunti attentatori sono stati incauti nel raggiungere la Repubblica Ceca con un volo diretto dalla Russia. Di solito sono adottati percorsi con triangolazioni proprio per allontanare sospetti. Alcuni degli errori – anche in passato – hanno spinto a ipotizzare manovre, faide, chissà quali giochi di ombre e specchi. Ma forse è parte di un mondo “selvaggio”, dove si osa e conta il risultato finale.

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