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Così Marcus Rashford è diventato il calciatore più influente al mondo nell’era del Covid

Marcus Rashford è un ottimo calciatore, destinato a diventare ancora più forte nei prossimi anni. Ma in questi ultimi mesi si è rivelato essere ancor prima un uomo di spessore, capace di influenzare le masse e diventare un caso nazionale. In Inghilterra è ormai considerato un eroe per il suo impegno durante la pandemia e il sostegno nei confronti dei bambini inglesi. L'attaccante del Manchester United è infatti sceso in campo in prima persona per convincere il governo britannico a versare 120 milioni di sterline per il ‘Covid Summer food fun'. Si tratta di un fondo alimentare destinato ai bambini più poveri che non possono permettersi un pasto, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. "Nessun bambino dovrebbe andare a letto affamato" ha dichiarato lo stesso Rashford a margine della sua battaglia. Buoni pasto a tutti i bambini durante il periodo della pandemia e anche durante l’estate, quindi, a quasi un milione e mezzo di studenti (poco più del 15% del totale).

Rashford ha portato avanti la sua lotta iniziando anche a collaborare con FareShare, un'associazione che si occupa di evitare gli sprechi alimentari e combattere la malnutrizione, convincendo anche grossi colossi alimentari e della ristorazione come McDonald’s a unirsi alla campagna. Grazie ad una raccolta fondi organizzata sul profilo Twitter del giocatore, sono stati in breve tempo raccolte circa 450.000 sterline, che hanno permesso di garantire ben tre milioni di pasti alle famiglie più povere del Regno Unito. “Dieci anni fa ero uno di questi bambini. Senza la gentilezza e la generosità della comunità che avevo attorno a me oggi non esisterebbe il Marcus Rashford che conoscete”. Parole toccanti quelle di Rashford che in poco tempo ha convinto anche Boris Johnson ad accogliere il suo appello e ad approvare un fondo dal valore di 120 milioni di sterline per la distribuzione dei pasti.

Marcus Rashford e la sua battaglia a sostegno dei bambini durante il lockdown

Ha rivissuto le difficoltà di quando era solo un bambino Marcus Rashford, immedesimandosi nelle realtà di quelle famiglie che fanno fatica anche solo a dar da mangiare ai propri figli. È questo che ha spinto l'attaccante del Manchester United ad impegnarsi tanto affinché anche loro potessero avere quel sostegno che tutti dovrebbero avere, specie durante una pandemia mondiale. Attraverso i social ha creato una rete di contatti con persone, aziende e imprenditori, pronti a sostenere la sua battaglia. Cosa che Rashford ha apprezzato molto: "Disinteresse, gentilezza, solidarietà, questa è l'Inghilterra che conosco".

Il #10 del Manchester United ha spesso spiegato la sua storia. Un'infanzia difficile, vissuta crescendo insieme alla madre tra mille sacrifici e straordinari pur di non far mancare nulla al suo Marcus. Oggi Rashford, dopo essere diventato una stella del calcio, non ha mai dimenticato le sue origini continuando a sfruttare la popolarità per tutti coloro i quali non hanno voce e, specie in questo momento, rischiavano di essere abbandonati al loro destino.

L'attaccante del Manchester Unite premiato per il suo impegno

Rashford è diventato così in poco tempo una sorta di eroe in Inghilterra. L’attaccante del Manchester United e della nazionale inglese è stato infatti insignito del titolo di Membro dell’Impero Britannico (MBE) per il suo impegno sociale durante la pandemia. "Sono estremamente onorato, ma mi piacerebbe pensare di ricevere questo premio a nome di tutte le persone incredibili che si sono fatte avanti altruisticamente per sostenere le loro comunità durante questa pandemia". Queste le parole di Rashford a margine di questa onorificenza che ha ricevuto anche il sostegno e i complimenti del suo compagna di squadra, Juan Mata:

"Ha migliorato la qualità della vita di tanti ragazzi in questo paese, di cui sono sicuro che tutti siano orgogliosiha detto lo spagnoloLa sua famiglia dovrebbe essere orgogliosa di lui, me, come compagno di squadra, e il club è molto orgoglioso di lui..". Rashford più volte ha raccontato come da piccolo non sempre sapesse quanti pasti avrebbe mangiato al giorno. Ha parlato delle sue difficoltà a scuola, quando l'unico pasto sicuro era rappresentato dal breakfast club, ovvero dei pasti gratuiti forniti dal governo a tutti quei bambini che non hanno avuto la possibilità di fare colazione o di cenare la sera precedente. Insomma, il giovane Marcus sa benissimo cosa si provi e non ha voluto perdere un secondo per evitare a quei bambini di vivere il suo stesso disagio.

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