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Covid-19, Battiston: “Grazie ai vaccini quest'anno crescita dei contagi 10 volte inferiore all'autunno 2020. Il Green pass serve a proteggere chi non è immune”

TRENTO. “L'anno scorso la seconda ondata è partita i primissimi giorni di ottobre, non a caso circa 15 giorni dopo la riapertura delle scuole a metà settembre: nonostante nel 2021 incidenza e prevalenza alla fine dell'estate fossero più alte rispetto al 2020 a causa della variante Delta, oggi vediamo una situazione in continuo miglioramento grazie alla campagna vaccinale e al Green pass. A luglio-agosto di quest'anno la nuova variante ha cominciato a diventare dominante in tutto il Paese, ma l'intensità della ripresa dei contagi in agosto è stata almeno 10 volte più bassa rispetto alla seconda ondata dell'anno scorso”. A parlare è Roberto Battiston, già presidente dell'Agenzia spaziale italiana e coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del dipartimento di Fisica dell'Università di Trento con il quale, da oltre un anno e mezzo ormai, studia i numeri che stanno dietro all'evoluzione della pandemia sul territorio.

Una situazione, quindi, che senza la protezione garantita dai vaccini sarebbe stata potenzialmente molto peggiore rispetto alla già tragica crescita dei contagi (e quindi degli ospedalizzati e dei morti) osservata nell'autunno dello scorso anno. “Nei mesi estivi – continua l'ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana – con l'arrivo della variante Delta in Italia i casi sono saliti, fino anche a 6-7mila al giorno, ma poi sono tornati a scendere proprio in virtù del sempre crescente numero di italiani vaccinati. Questa 'piccola ondata' però ha fatto sì che ci presentassimo all'arrivo dell'autunno in una situazione peggiore dal punto di vista di incidenza e prevalenza dello scorso anno, anche se in via di miglioramento”. Eppure, continua il professore, nonostante l'apertura delle scuole e la ripresa della attività produttive “la curva ha continuato a scendere, mentre l'anno scorso era partita a razzo agli inizi di ottobre. In particolare il ritorno degli studenti dietro ai banchi non ha provocato effetti significativi, i parametri hanno continuato a decrescere”.

Dai primi di ottobre però, sottolinea Battiston, si nota un “rallentamento della decrescita”: le riaperture, in poche parole, hanno avuto un effetto sull'andamento epidemiologico abbastanza contenuto, tale da non invertire la tendenza, alzando quindi la curva dei contagi, ma solo a rallentarne il calo. “E' la conseguenza di una campagna vaccinale che è stata vista molto positivamente anche a livello internazionale, dagli Stati Uniti alla Germania – dice l'ex presidente dell'Asi – assieme all'introduzione del Green pass, che nella seconda metà di agosto ha indotto un cambiamento nell'andamento epidemiologico facendo calare in buona parte delle regioni italiane l'indice Rt sotto 1. Anche i comportamenti prudenti da parte dei cittadini che hanno continuato ad usare le mascherine dove opportuno ha certamente contribuito”. L'insieme di tutti questi fattori ha quindi garantito, fino ad ora, una ripresa in una condizione di sostanziale sicurezza, come testimoniato anche dagli ultimi dati condivisi dall'Istituto superiore di sanità (nei quali si evidenzia un ulteriore calo dell'incidenza settimanale, da 34 a 29 casi e un Rt stabile a 0,85).

Non per questo però, avverte Battiston, “dobbiamo commettere l'errore di considerare la pandemia conclusa. Nonostante tutto si contano ancora 2-3mila nuovi infetti al giorno e decine di morti”. Numeri più bassi, certo, rispetto al picco dell'emergenza ma che non per questo devono essere sottovalutati. “Se guardiamo quello che sta accadendo nel Regno Unito (dove tutte le restrizioni sono state eliminate a partire dalla metà di luglio ndr) – dice il professore dell'Università di Trento – dove si segnano dai 35 ai 40mila infetti giornalieri e 4-5 volte il numero di morti che vediamo in Italia, vediamo cosa potrebbe succedere se mancasse ogni forma di controllo, dalle mascherine al Green pass, e come ricomincerebbe nuovamente una crescita dei contagi con numeri insostenibili”.

Un'epidemia infatti si può dichiarare 'spenta' solo in due casi: se non si registrano più nuovi contagiati oppure quando si raggiunge l'immunità di gregge. “Il primo caso però – dice Battiston – al momento pare improbabile, mentre il secondo presenta diverse difficoltà. Con la variante Delta per raggiungere l'immunità di gregge bisognerebbe arrivare ad una copertura di circa il 90% all'interno dell'intera popolazione, ma in Italia più del 10% della cittadinanza è formata da under-12, che non possono quindi ricevere il vaccino, ai quali vanno poi aggiunti gli italiani che decidono di non vaccinarsi anche se potrebbero”. Anche se i risultati della campagna vaccinale fanno da 'muro' in modo sostanziale quindi, allo stesso modo “non possiamo non integrare il vaccino con altre soluzioni come il Green pass, le misure di protezione individuale o il distanziamento sociale come fatto in Inghilterra, dove oggi la situazione in termini numerici è 6 o 7 volte peggiore che negli altri Paesi”.

Nei prossimi mesi la situazione rimarrà quindimolto complessa”, conclude l'ex presidente Asi, anche se il Green pass continuerà a proteggere chi non si vaccina, diminuendo le possibilità di un contatto sociale intenso che possa aumentare il rischio contagio: “I focolai ci saranno anche il prossimo anno e per i non vaccinati saranno tanto pericolosi quanto lo erano in passato. E' importante infatti sottolineare che chi non ha voluto ricevere il vaccino, al contrario si chi è immunizzato e che vede il rischio di sviluppare la malattia in forma grave diminuire fino a 30-40 volte con la terza dose, presenta esattamente lo stesso rischio di un anno fa”.