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Covid-19: come riconoscere i sintomi e cosa fare

Con la stagione fredda inoltrata e la difficoltà di reperire il vaccino antinfluenzale nonostante la maggiore quantità di dosi acquistata dal Governo (quasi due milioni di dosi contro gli 800mila dell’anno scorso), alla complicata gestione dei tracciamenti e dei ricoveri per coronavirus si aggiunge anche l’influenza stagionale che potrebbe essere confusa per Covid-19. Vediamo di fare chiarezza per affrontare i prossimi mesi in modo più consapevole.

I principali sintomi del Coronavirus

febbre ≥ 37,5°C e brividi
tosse di recente comparsa
difficoltà respiratorie
perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)
raffreddore o naso che cola
mal di gola
diarrea (soprattutto nei bambini).

I sintomi dell’influenza, almeno in una fase iniziale, sono molto simili a quelli di altre infezioni respiratorie, compreso il nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Come evidenziato dall’ISS dal recente studio sui casi italiani, febbre e difficoltà respiratorie insieme sono i sintomi iniziali più comuni per la Covid-19.

Come distinguerli dall’influenza

I sintomi dell’influenza stagionale e quelli del Covid-19 sono sovrapponibili nella maggioranza dei casi, ecco perché è sempre consigliato rivolgersi subito al medico di base che può chiarire il quadro attraverso una breve anamnesi. L’unico modo, però, per fare una distinzione effettiva è sottoporsi al test del tampone.

Cosa fare se si ha uno o più di questi sintomi comuni

In caso di sintomi è bene contattare il medico di famiglia che farà il triage telefonico, ovvero una serie di domande che permettono di approfondire la situazione e poter fare una prima diagnosi. In caso di sintomi lievi, il medico potrebbe consigliare di rimanere in isolamento a casa per verificare l’evoluzione della situazione. Se i sintomi sono persistenti, il quadro clinico non migliora o fin da subito ci sono dei segnali che fanno sospettare che si tratti di Covid-19, allora il medico si attiva per mandare la notifica all’Asl per disporre il tampone.

Che differenza c’è tra quarantena e isolamento

La quarantena è un periodo di isolamento e di osservazione che si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso Covid-19 con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi. Le persone in quarantena devono rimanere a casa, monitorare il loro stato di salute e seguire le indicazioni igienico-sanitarie previste dalla normativa vigente.

L’isolamento viene attuato per separare e isolare le persone con riscontrata positività al Covdi-19 da quelle sane per prevenire la diffusione dell’infezione durante il periodo di trasmissibilità. La persona in isolamento, anche se asintomatica, viene monitorata dal medico di famiglia e/o dagli operatori sanitari della ASL territorialmente competente

Chi sono i «contatti stretti» e come devono comportarsi

Il contatto stretto è una persona che ha avuto un’esposizione ad alto rischio con un caso positivo probabile o confermato. Infatti, il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona infetta. È un contatto stretto:

I contatti stretti asintomatici devono fare una quarantena di 14 giorni dall’ultimo contatto con un caso positivo accertato, oppure una quarantena 10 giorni dall’ultimo contatto + un test antigenico o molecolare (tampone) effettuato il decimo giorno. Se il test risulta negativo, finisce immediatamente la quarantena, se il tampone dà esito positivo, il contatto stretto diventa ufficialmente un contagiato e deve quindi sottoporsi all’isolamento vero e proprio e seguire le istruzioni delle autorità sanitarie.

Cosa significa essere asintomatici

Essere asintomatico significa essere positivi al Covid-19 ma non avere nessun sintomo o magari avere avuto un lieve raffreddore, un malessere assolutamente confondibile con le forme virali. Il nostro sistema immunitario reagisce in modo diverso alle infezioni virali e in questi mesi di studi e ricerche è emerso che una porzione significativa della popolazione non sviluppa sintomi ed è quindi asintomatica.

Anche gli asintomatici però sono contagiosi, con la differenza che risultano potenzialmente più pericolosi in quanto privi di sintomi e pertanto ignari di aver contratto il virus e di contribuire a propagarlo fra la popolazione. L’incertezza fra la comunità scientifica riguarda però la quantità di carica virale presente nei soggetti asintomatici e la relativa capacità di propagazione del virus. Dagli ultimi risultati scientifici è emerso che negli asintomatici c’è la stessa carica virale degli infetti con sintomi, e per questo risulta fondamentale l’uso della mascherina da parte di tutti.

Lo scorso 3 giugno Daniele Horan ed Eric Topol hanno pubblicato sugli Annals of Internal Medicine una revisione che prende in considerazione tutti gli studi disponibili sull’infezione asintomatica da SARS-CoV-2. Dall’analisi dei dati di 16 coorti, tra cui quella italiana di Vo’, è emerso che circa il 40-45% delle persone infette da SARS-CoV-2 risultano senza sintomi. Ma c’è un altro importante aspetto da considerare: nelle varie coorti non è sempre possibile distinguere gli asintomatici dai pre-sintomatici (coloro che non hanno ancora sviluppato i sintomi ma lo faranno nel giro di pochi giorni) e i ricercatori riportano che gli infetti che non sviluppano alcun sintomo sono almeno il 30%.

Oggi si ha più probabilità di scoprire se si è asintomatici positivi al virus perché se qualcuno nella propria cerchia di conoscenze si è ammalato questo ha innescato la procedura di controllo e testing fra tutte le persone con cui il soggetto contagiato è entrato in contatto negli ultimi giorni. Inoltre, sono a regime i test sierologici e i tamponi eseguiti privatamente su base volontaria.

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