Italy

Covid-19, giornate nerissime nel Vicentino: 50 decessi in due giorni. 13.647 positivi

La giornate peggiori dall’inizio dell’epidemia da Covid-19, le ultime due nel Vicentino, con ben 50 morti. Ieri 29 decessi legati al virus Sars-Cov-2, oggi 21. Nella prima ondata il massimo erano stati 8 in un giorno: esattamente il 26 marzo.

Sono i numeri aggiornati ad oggi pomeriggio, forniti nei quotidiani report delle due Ulss della nostra provincia. Da febbraio complessivamente i decessi di persone positive alla Covid-19 sono 646, gli ultimi 100 nei soli ultimi otto giorni. Dei 21 decessi odierni in provincia, 11 hanno riguardato l’Ulss 7 (ieri erano stati 10) e 10 la Ulss 8 (ieri ben 19): 50

Eppure, è come se dopo la paura della primavera scorsa fosse subentrata una sorta di rassegnazione, di assuefazione quasi, forse perché oltre alla paura per il virus c’è oggi la preoccupazione per le conseguenze economiche delle restrizioni, tanto che l’attenzione si sofferma più sulle attività economiche ferme che sugli aspetti sanitari.

Questa sera nella nostra provincia le persone attualmente positive sono 13.647, a metà aprile erano 2 mila: più di sei volte tanto, ma i numeri dei contagiati non sono confrontabili con la prima ondata, considerata la quantità di tamponi in primavera e quella odierna. Infatti in Veneto il giorno peggiore in quanto a contagi fu il 15 aprile, con quasi 12 mila “attualmente positivi”: quel giorno nel vicentino i tamponi molecolari fatti furono però complessivamente quasi 1.200, mentre nelle ultime 24 ore son stati, fra rapidi e molecolari, oltre 6.600.

La situazione più preoccupante, che rende l’idea della forza della “seconda ondata”, rimane quindi la fortissima pressione sugli ospedali, non solo per quel che riguarda i posti letto occupati ma anche in quanto a stress per medici, infermieri, operatori e tecnici. I numeri infatti continuano ad aumentare, giorno dopo giorno, e hanno richiesto la “conversione” a Covid di molti reparti. Oggi i ricoverati in 8 ospedali e cliniche sono in provincia di Vicenza 528, dei quali 93 presentano in quadro di sintomi tali da richiedere la terapia intensiva e semi intensiva. Fra marzo e aprile il “tetto” raggiunto si fermò quasi alla metà: 286 (il 1 aprile), con 47 persone in terapia intensiva.

Lunga fila e attesa a volte di ore nel punto tamponi allestito all’ospedale di Santorso

Ulss 7 Pedemontana

243 i ricoverati nell’Ulss 7: 167 all’ospedale di Santorso (dei quali 34 in semi intensiva e 18 in terapia intensiva); 27 all’ospedale di Bassano (12 in semi intensiva e 6 in terapia intensiva); 10 ad Asiago, 26 nell’ospedale di comunità a Marostica e 13 in quello di Montecchio Precalcino. I ricoverati sono 3 più di ieri, a fronte però di 11 decessi. I ricoverati in una sola settimana sono aumentati di 32 unità.

Dall’inizio dell’epidemia sono 10.138 i casi di positività riscontrati (+246 in 24 ore) con oltre tremila fra tamponi molecolari e rapidi effettuati. Finora sono stati eseguiti screening su 148 scuole (39 infanzia, 55 primaria, 30 medie, 24 superiori) per un totale di 414 classi coinvolte. Intanto l’Ulss è entrata nella sperimentazione regionale del test “fai da te” con 200 tamponi che verranno eseguiti nei tre pronto soccorso di Bassano, Santorso ed Asiago e tra il personale di sorveglianza. Nell’ospedale di Asiago è stata intanto ampliata di 16 posti letto l’area Covid (con annesso persone, dirottato sulla cura dei pazienti positivi).

Ulss 8 Berica

10 decessi e 285 ricoverati, ben 32 in più in sole 24 ore; 23 dei ricoverati necessitano delle cure più “strong, in terapia intensiva. Sono questi i dati drammatici di una giornata terribile nell’Ulss 8 Berica. Ben 23 dei nuovi ricoveri sono avvenuti all’ospedale San Bortolo, dove i pazienti Covid son 168: 145 in area medica e 23 in terapia intensiva (nella prima ondata il picco si era fermato a 101 il 1 aprile, dei quali 26 in terapia intensiva). Pesante anche la situazione all’ospedale San Lorenzo di Valdagno, dove sono 78 le persone ricoverate (8 più di lunedì); 39 i pazienti in medicina a Noventa Vicentina. Una situazione resa ancora più grave dai circa 250 i dipendenti Ulss in isolamento (nella prima ondata furono complessivamente 150).

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