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Covid a Napoli. De Magistris: “Senza aiuti sarà la rivolta”

Conto alla rovescia. Il punto non è più se chiudere, ma quando. E anche chi assumerà la decisione. "Insieme. Ormai è chiaro, deve esserci dialogo e dovremo essere insieme, noi e Roma. Con il ministro Speranza ci siamo dati appuntamento tra tre giorni, per valutazioni più approfondite e definitive. Ma questo vale solo se la serrata totale dovesse, con il passare delle ore, risultare inevitabile", spiega a Repubblica il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.

Ottobre finisce peggio di com'era cominciato, costante velocità ma numeri via via più bui, il virus come una mannaia puntata su Napoli e la Campania. Sfondato ieri il tetto dei tremila contagi in un giorno, il tempo dell'illusione ("il miracolo", "la straordinaria prova") è definitivamente archiviato. E quello della battaglia contro il dilagare degli infetti si fa adesso più teso e drammatico: con i Centri Covid saturi, tutti gli altri ospedali stremati sia a Napoli sia sui vari versanti (interni e costieri) della provincia, con le code delle ambulanze in attesa ai presìdi e tutti gli altri, più o meno gravi Sos che riguardano il resto dell'assistenza sanitaria sostanzialmente lasciati cadere. Perfino un ospedale come il San Giovanni Bosco, la porta nord di Napoli, viene precipitosamente trasformato in un Covid Center. Fine del pronto soccorso, fine delle altre prestazioni. Pensare che in città esistono i vecchi presìdi chiusi per il Piano di rientro - vedi San Gennaro, Incurabili o Ascalesi - che si sarebbero potuti attrezzare e convertire, anche in meno di sei mesi.

È tardi, ora. Forte balzo ancora in avanti : i positivi del bollettino ufficiale ieri sono 3.103, più 676. Ma i laboratori privati aggiungono: tanti non ancora registrati.L'Unità di crisi della Campania pensa ad ambulatori all'aperto gestiti dall'esercito. E ciò che sembrava un incubo, il lockdown, viene posto dalla Regione come alternativa al baratro.

"La telefonata che ho avuto con il ministro della Salute, Speranza, è stata una conversazione necessaria e costruttiva data la drammaticità del momento, di cui lo ringrazio - sottolinea il primo cittadino - Tre giorni, e si capirà bene. Ma di due cose sono certo. Se sarà lockdown, per evitare rivolte e strumentalizzaioni, avremo bisogno di misure di sostegno chiare e forti, da dare contestualmente. Con ordinanze di Protezione civile, tornare ad aiutare le fasce più fragili, l'economia non tracciabile perché avvolta dalla precarietà, dal nero. Secondo: scorrere le graduatorie dei concorsi pubblici". Lavoro, nuove assunzioni, insomma? "Sì. Non è solo la Sanità ad averne necessità. C'è bisogno di vigili, polizia, carabinieri".


Intanto, sull'asse Napoli-Roma, s'indebolisce l'ipotesi mediana delle "zone rosse", che sia Campania o area metropolitana.

Impossibile, allargano le braccia le forze dell'ordine. Se, nel napoletano, blindi il perimetro (invalicabile, appunto), ma consenti all'interno ogni attività e la libera circolazione, dedicarsi contemporaneamente alle sanzioni sul Dpcm, e alle attività di prevenzione, repressione e antimafia, diventa "non gestibile". Intanto, ovunque, i contagi galoppano.


A Napoli, nei quartieri-bene (dove a marzo aveva mietuto tante vittime) e nei vicoli (che furono risparmiati), al Vomero e alla Sanità, a Posillipo e ai Quartieri. Epicentro vasto: c'è tutta l'area metropolitana. È concreto il rischio che centinaia di pazienti Covid, affetti anche da lieve insufficienza respiratoria, ogni giorno, non possano fare altro che ingolfare reparti, incapaci ormai di reggere. Ecco perché si consolida l'ipotesi di chiudere tutto. L'unico argine: rispetto al tracciamento dei positivi che è quasi saltato del tutto, a una Sanità del territorio fragilissima; di fronte alla mancanza di una rete tra medici di famiglia, Asl ed Unità di assistenza Usca, collegamento non costruito da marzo.

"Le Usca? Chi le ha viste? - sottolinea con amarezza il sindaco - Solo da poche ore noi abbiamo ricevuto il riscontro che fossero state attivate queste unità importanti che, da noi, da ciò che sappiamo, si sono dedicate a somministrare i tamponi. Mentre, in altre regioni, mi pare, queste unità formate da medici si dedicano alle visite dei malati da Covid in casa, all'assistenza domiciliare. Chiaro che se questo passaggio salta totalmente, siamo all'autogestione e all'assalto agli ospedali". Questione di giorni, di ore. Poi, ci sarà una risposta alla mannaia che avanza.

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