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Covid e inflazione spaventano le Borse, Milano in rosso

Novembre si chiude con una seduta ad alto tasso di volatilità per i listini europei, allarmati in mattinata dalle dichiarazioni dell’ad di Moderna sulla dubbia efficacia dei vaccini contro la variante Omicron e poi rassicurati dal diverso punto di vista di Biontech. La chiusura infine è rosso fiammante, a seguito delle perdite di Wall Street e delle dichiarazioni del presidente della Fed Jerome Powell, secondo cui l’inflazione non è più “transitoria” e la banca centrale Usa nella prossima riunione discuterà un ritiro degli stimoli più rapido.   

“In questo momento – dice Powell – l’economia è molto forte e le pressioni inflative sono più alte. Per questo è appropriato considerare la possibilità di terminare il tapering alcuni mesi prima del previsto. Mi aspetto che ne discuteremo alla prossima riunione”.

Il Toro rientra così nelle stelle, come scrive Ugo Bertone, e gli investitori fuggono dall’azionario e deviano sull’obbligazionario. Salgono i prezzi dei T-Bond, mentre scendono i rendimenti (1,47% il Treasury decennale). Il dollaro cambia rotta e riprende forza (1,127 il cambio con l’euro), mentre i prezzi del petrolio vanno giù. Il Brent cede circa il 3,5%, 70,89 dollari al barile; il Wti perde il 3,8%, 67,3 dollari.

In questo contesto il principale listino di Piazza Affari arretra dello 0,87%, a 25.814 punti base, in sintonia con Parigi -0,81% e Londra -0,78%, meglio di Francoforte -1,21%, Madrid -1,72%, Amsterdam -1,22%.

Regina delle blue chip milanesi è Diasorin, -1,97%, la società di diagnostica che vede nella recrudescenza della pandemia un’inevitabile opportunità di business con i tamponi. Bene tra i farmaceutici Recordati +0,87%.

Si apprezzano le utility con Terna +1,23%.

Tra i bancari brilla Unicredit +1,14%, in attesa del nuovo piano industriale che l’istituto presenterà il 9 dicembre prossimo, occasione per fare luce sulle strategie del nuovo Ceo Andrea Orcel. Sale Mediobanca +0,47%.

Le vendite più consistenti sono per titoli petroliferi come Tenaris -2,91%, Saipem -1,81% ed Eni -1,34%. 

Tra gli industriali Stallentis lascia sul terreno il 2,75%, dopo aver firmato con la statunitense Factorial Energy un accordo per sviluppare batterie a stato solido per i veicoli elettrici. L’azionista Exor perde l’1,5%, nel giorno dell’incontro con gli investitori. Exor – dice ai giornalisti l’ad John Elkann – avrà a disposizione circa 9 miliardi di euro per investimenti il prossimo anno, una volta completata la cessione di PartnerRe. Gli investimenti si focalizzeranno su società già partecipate dalla holding della famiglia Agnelli e nel lusso, healthcare e tecnologia, ma non c’è alcun interesse per il gruppo del lusso Armani. “Abbiamo un ottimo rapporto con Giorgio Armani, personale e professionale – afferma – La società non è in vendita ed è importante che le voci su un interessamento di Exor smettano” di circolare.

A proposito della Juventus (+0,46%), travolta da un’inchiesta giudiziaria, la collaborazione della società con gli inquirenti è massima: “La Juventus è una grande società e ci sono tutte intenzioni che rimanga tale”.   

Telecom cede il 2,36% nello stallo sulla possibile opa da parte di Kkr, nonostante si stia facendo strada l’idea che Iliad potrebbe essere coinvolta. Fonti vicine alla situazione citate da Reuters confermano JP Morgan dovrebbe garantire il finanziamento dell’operazione del fondo Usa.

Secondo Il Messaggero Jp Morgan sarebbe disposta ad alzare l’impegno finanziario oltre i 45 miliardi nel caso dovesse salire il prezzo dell’offerta rispetto a 0,505 euro per azione comunicati. “Il flusso di notizie di oggi mette in evidenza l’impegno di Kkr in un deal e il potenziale per un consolidamento europeo ma conferma anche che l’opposizione di Vivendi e dei sindacati rimangono questioni chiave”, commenta in una nota Intesa Sanpaolo.

La chiusura è praticamente incolore per il secondario: lo spread tra decennale italiano e tedesco è attorno a 129 punti base; il tasso del Btp +0,91%; quello del Bund -0,38%.

Intanto è stata buona la domanda e i rendimenti per Btp e CcTeu assegnati in asta dal Tesoro. Per la nona tranche del Btp a 5 anni il rendimento è sceso di 9 centesimi attestandosi a +0,19%. Per la terza tranche del Btp 10 anno il calo è di 2 centesimi rispetto all’asta del mese scorso a +1,02%. L’ottava tranche del CcTeu scadenza 15/04/2029, assegnata per 1,5 miliardi, ha spuntato un rendimento lordo dello 0,02%, (+3 centesimo sull’asta precedente).

All’inflazione si guarda con preoccupazione però anche nella zona euro, visto che a novembre si è toccato il massimo storico, +4,9%, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia (+27,4%). Alcuni osservatori ritengono che si tratti di un picco prima di una lenta flessione. Per l’Italia, Istat stima +0,7% a novembre e +3,8% su anno, massimo livello dal 2008.