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Covid, il Friuli Venezia Giulia ha i numeri da zona bianca e Gimbe ci colloca nel quadrante migliore | Tutti i dati

UDINE. Saranno necessarie tre settimane ma i numeri in Friuli Venezia Giulia, dopo settimane di indici in rialzo, sono da zona bianca. Anche la Fondazione Gimbe con il suo monitoraggio sancisce il miglioramento di tutti i parametri e ci colloca nel riquadro verde, in testa a tutte le altre regioni.

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Buone notizie anche dall’incidenza che regista un dato inferiore ai 50 casi per 100 mila abitanti. Come il Friuli Venezia Giulia anche il Molise e la Sardegna (tornata a livelli di contagio bassi dopo il declassamento in zona rossa). 


I dati regionali

Il numero dei contagi è sceso e così anche l’incidenza settimanale delle Regioni. La data da segnare sul calendario è quella di venerdì quando le tre regioni potrebbero sperare di rimanere sotto la fatidica soglia dei 50 casi per 100mila abitanti, quella che permette di entrare in zona bianca.

Ma, come detto, sebbene i numeri ci siano, ci vogliono tre monitoraggi consecutivi con quei dati per entrare nello scenario con meno restrizioni. 

I dati Gimbe
Ma se da un lato la nostra situazione è in netto miglioramento, non si può dire altrettanto delle altre regioni dove – come dall’ultimo monitoraggio – l’indice Rt rischia di risalire a seguito di un lieve incremento sia a livello nazionale che a livello locale. 

"Oggi siamo in piena fase discendente della terza ondata, sicuramente per questa settimana avremo questa continuazione della fase discendente - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - dall'altro lato, l'Iss ha segnalato un lieve incremento dell'indice Rt. Le Regioni dicono che bisogna modificare i parametri per il sistema a colori. Se ci devono essere delle modifiche devono essere fatte in tempi rapidi, altrimenti molte Regioni finiranno in zona arancione".

"Se il governo dice che le riaperture sono irreversibili a questo deve corrispondere un cambiamento di questi parametri - prosegue Cartabellotta - a partire dalla prossima settimana l'indice rischia di aumentare ancora, visto che vedremo gli effetti delle prime riaperture". 
 

PER APPROFONDIRE. Che cosa sappiamo dei nuovi parametri e perché le Regioni e i tecnici vogliono abbandonare l'indice Rt

Il cambio dei parametri
E proprio del cambio parametri si sta discutendo in queste ore nella conferenza tra le Regioni e il Governo. "A seguito della situazione pandemica contingente nel Paese è prioritario - spiega Massimiliano Fedriga - superare l'attuale incidenza dell'Rt come parametro guida per determinare lo scenario nei diversi territori, a vantaggio del tasso di incidenza e del tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica".

"Il nostro auspicio è che si arrivi, entro questa settimana, ad una proposta condivisa Governo-Regioni che vada in questa direzione. Un'intesa che andrà comunque considerata come una proposta transitoria che tenga conto degli attuali meccanismi, ma che vada collocata - conclude Fedriga - nell'ottica di superare definitivamente il sistema delle zone se le condizioni di diffusione del virus lo permetteranno".


La zona rossa
Stabilire un numero minimo di tamponi da effettuare, proporzionato ai 4 livelli di rischio legati all’incidenza, che corrispondono ad altrettanti colori: in zona rossa, che scatterebbe con oltre 250 casi Covid su 100mila abitanti, andrebbe effettuato un minimo di 500 tamponi. In arancione, tra i 150 e i 249 casi, il minimo è 250. In gialla, tra i 50 e 149 casi, se ne effettuano almeno 150. In bianca, fino a 49 a casi, almeno 100. È quanto chiedono le Regioni durante l’incontro con l’Esecutivo che - si apprende dai governatori - avrebbe manifestato «apertura» sulla proposta, che dovrà trovare risposta concreta nei prossimi giorni.

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