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Covid, l’anticipo della messa? Paglia:  «Nessuno scandalo, l’importante è non cancellarla»

CITTÀ DEL VATICANO «Pur di fare festa, cosa peraltro ottima, molte volte ci siamo dimenticati del festeggiato, con la F maiuscola. Ecco, mettiamola così: quest’anno abbiamo l’opportunità di riscoprire il Festeggiato». L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, sorride: «Quest’anno non dobbiamo farci rubare il Natale da nessuno».

«Un mistico del Seicento, Angelus Silesius, diceva: “Nascesse Cristo mille volte a Betlemme ma non nel tuo cuore, saresti perso per sempre”. Guardiamo all’essenziale».

«Certo, va colto il desiderio di celebrare il Natale di notte, quando fuori è buio, perché è evidente il significato simbolico della luce che rischiara le tenebre. Però sono anni ormai che nelle basiliche romane e in tante parrocchie si comincia la messa intorno alle nove di sera, a San Pietro lo stesso Papa inizia da tempo alle 21.30. Non vedo nessuno scandalo. Non conta l’ora, conta che il Natale venga davvero».

«L’essenziale, in questa faccenda, è il rispetto delle norme di sicurezza, con presenze limitate, come in Italia si è gia fatto nei mesi di pandemia».

In Belgio hanno deciso di vietare le celebrazioni natalizie…

«Male, non si deve bloccare la vita per paura, semmai raddoppiare le attenzioni. È bene celebrare la messa con i fedeli, guai a cancellarla. Dopodiché è questione di buon senso, le regole di sicurezza devono esserci, assolutamente. Del resto com’è andato il Natale, duemila anni fa? Per quel Bambino ci fu un lockdown totale, trovò tutto sbarrato, e non è che tornò in cielo perché Natale non si poteva fare: andò in una stalla pur di mostrare quanto ci voleva bene. E intorno c’erano solo pochi pastori».

«Per chi non riesce ad andare in chiesa, non è un dramma. C’è Internet, ci sono le televisioni. Io esorterei tutte le parrocchie, per quanto è nelle loro possibilità, a trasmettere la messa. Non si toglie nulla, si moltiplica: moltiplichiamo il Natale. Una volta rispettate le norme di sicurezza, possiamo inventarci tutto. Come fece San Francesco ottocento anni fa».

«Si chiedeva come celebrare il Natale e, raccontano le fonti, disse: voglio vedere con gli occhi del corpo come è andata. Così radunò la gente di Greccio e andò nella notte a celebrare la messa in una stalla, con una mangiatoria come altare. Fece una cosa straordinaria per quel tempo, e anche per oggi».

Ma oggi che si potrebbe fare?

«Attingere alla creatività dell’amore, come Francesco d’Assisi. Ne abbiamo bisogno. Quand’ero parroco a Santa Maria in Trastevere, mi venne in mente la frase “Natale con i tuoi” e pensai: e chi non ha nessuno? Fu così che aprimmo le porte e iniziò la tradizione del pranzo con i poveri della comunità di Sant’Egidio. Quest’anno non si potrà fare, per la pandemia. E allora il giorno di Natale si amplierà, diventerà una settimana: i volontari andranno in giro a trovare i senza fissa dimora, gli anziani soli, le persone abbandonate, e porteranno a ciascuno un pranzo e un regalo. Sarà un Natale ancora più bello».

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