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Covid: la «sotto variante» indiana avanza nel Regno Unito, cosa sappiamo finora

La variante indiana potrebbe avere capacità di trasmissione simile alla variante inglese, in particolare il suo , in pratica una sotto variante del ceppo B.1.617.

Rilevata in 44 Paesi

Lo dicono alcuni dati che vengono dall’India, ma soprattutto dal Regno Unito, dove le varianti sono ben monitorate e i sequenziamenti strutturali.
In poche settimane, la variante B.1.617 è diventata in India la varietà dominante e si è diffusa in circa 44 Paesi in tutte e sei le regioni dell’Oms, ha rilevato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Proprio lunedì l’Oms l’aveva classificata come VOC, «variante di preoccupazione», dall’inglese Variant Of Concern. Le varianti sono classificate in questo modo quando vi sono prove che si diffondono più rapidamente, causano malattie più gravi o eludono l’immunità acquisita in precedenza. La stessa classificazione è stata data il 7 maggio nel Regno Unito da 202 a 520 in una sola settimana.

In India surclassa le altre sotto varianti

L’aumento della trasmissibilità legato a questa sotto variante è il problema principale. In India, dove i sequenziamenti sono pochissimi rispetto ai casi (883 genomi sequenziati ad aprile), l’aumento complessivo di B.1.617 sembra determinato . Nel grafico SOPRA (compilato da Trevor Bedford, ricercatore al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, in base ai dati genomici condivisi sul portale internazionale Gisaid.org), si vede come il sotto tipo primario, B.1.617.1, diminuisce a un ritmo simile alla B.1.1.7, la variante inglese. La rapida crescita di questa sotto-linea in India suggerirebbe un virus potenzialmente più trasmissibile.

In aumento in Europa

L’aumento di contagiosità per il lignaggio B.1.617.2 si manifesta in più paesi al di fuori dell’India, anche se a un livello dell’1% circa, ad eccezione della frequenza del 10% nel Regno Unito. Questa diffusione può essere vista anche nelle traiettorie di frequenza nei singoli Paesi, come si vede nel grafico SOPRA che mostra la frequenza di tre varianti in 6 Paesi: in azzurro la variante inglese, in giallo la sudafricana e in rosso la variante indiana. Mentre la B.1.351 non mostra capacità di competizione rispetto alla contagiosità (anche in Italia è poco diffusa), l’incremento della variante indiana presenta una linea parallela all’aumento della variante inglese, ovviamente spostato nel tempo.

In UK da 202 a 520 casi in una settimana

appena classificata come «variante di preoccupazione» dal servizio sanitario nazionale (Public Health England). Nel grafico SOTTO, compilato da Duncan Robertson, Docente di analisi delle politiche e della strategia alla Loughborough University inglese su dati del PHE del 7 maggio, si nota come escludendo l’inglese che è la prima e dominante nel Paese). La settimana prima, la B.1.617.2 rappresentava circa il 2,3% dei casi, che sono saliti da 202 a 520 (quasi la metà dei casi sono legati a viaggi o contatti con un viaggiatore). «Le prove suggeriscono che questa variante sia trasmissibile almeno quanto la B.1.1.7 (la variante inglese)», scrive il PHE nel più recente rapporto e aggiunge: «Le altre caratteristiche di questa variante sono ancora allo studio».

CDC Europa: «Cautela per allentamento misure viaggi»

Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato proprio il 12 maggio un aggiornamento in merito: «Nell’Ue vi sono indicazioni chehanno profili di mutazione distinti e richiedono una valutazione individuale». ECDC classifica queste varianti come «di interesse» e non «di preoccupazione», specificando che i dati riguardo alla loro trasmissibilità, gravità della malattia e potenziale di fuga immunitaria rispetto ad altre varianti sono ancora limitati, ma invita a maggiore attenzione nel sequenziamento e consiglia «cautela nell’allentamento delle attuali misure non farmaceutiche, comprese quelle relative ai viaggi, dato che la copertura del vaccino anti Covid rimane a livelli bassi in tutti i Paesi dell’UE / SEE».

Cos’è il «doppio mutante»

Al momento non ci sono prove sufficienti per indicare che una qualsiasi delle varianti recentemente rilevate in India causi una malattia più grave o renda i vaccini attualmente utilizzati meno efficaci. L’evasione immunitaria o la resistenza ai vaccini non è una preoccupazione prominente come quella che riguarda la trasmissibilità. La variante indiana, lo ricordiamo, è stata chiamata erroneamente «doppio mutante» perché, oltre alla decina di mutazioni che presenta, contiene in sé due mutazioni già note, E484Q e L452R, che per la prima volta compaiono insieme. La prima mutazione potrebbe essere la causa della supposta maggiore capacità di contagio (è comune alla variante «californiana» diffusa in Usa e più contagiosa) e la seconda potrebbe conferire il potere di parziale evasione immunitaria. Le mutazioni basali L452R e P681R esistono in tutto il lignaggio, mentre il sub-lignaggio B.1.617.1 possiede ulteriori mutazioni (E154K ed E484Q) e il sub-lignaggio B.1.617.2 possiede una mutazione aggiuntiva, T478K.

Dati su efficacia vaccini incoraggianti

Alcuni esperimenti in laboratorio e sul sangue di pazienti guariti hanno fatto supporre per la variante indiana una parziale evasione immunitaria (ne riporta i dettagli un recente articolo di Nature), ma gli scienziati avvertono che gli esperimenti sul siero dei guariti non sono sempre una buona guida per stabilire se una variante può eludere l’immunità da un vaccino nel mondo reale. Ad esempio, la variante sudafricana B.1.351 è la più temuta perché è stata collegata a cali abbastanza notevoli della potenza degli anticorpi neutralizzanti, ma gli studi sugli esseri umani hanno dimostrato che molti vaccini rimangono altamente efficaci contro quella variante, in particolare nella prevenzione di malattie gravi. Pare succeda anche con l’indiana: secondo i primi dati da Israele, il vaccino di Pfizer è parzialmente efficace contro la B.1.617 e anche i primi test di neutralizzazione sul vaccino indiano Covaxin (meno efficace rispetto a Pfizer) hanno mostrato una buona risposta.
Quello di cui bisogna occuparsi in fretta è l’aspetto che riguarda la diffusione: con monitoraggio della frequenza della presenza della varianti in Europa e intensificazione dell’attività di sequenziamento genomico.

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