Italy

Covid, Lamorgese: «I controlli siano rigorosi per evitare chiusure totali»

Ministra Luciana Lamorgese, l’emergenza Covid ha portato nuovi divieti e restrizioni, e altri se ne paventano, con la conseguente necessità di aumentare i controlli. Dal Viminale siete pronti a rispondere a tutte le chiamate?
«È in atto, e non da oggi, un confronto continuo e costruttivo con i sindaci delle aree metropolitane e con l’Associazione dei Comuni, per gestire al meglio e insieme le diverse questioni che emergono in relazione all’andamento dell’epidemia. Il ministero dell’Interno è pronto a rispondere alle richieste dei Comuni, e ogni intervento va calibrato secondo un ordine di priorità».

Però i sindaci si sono lamentati...


«Alcuni hanno sentito sulle loro spalle un peso eccessivo. Sindaci e presidenti di Regione sono in prima linea e devono rispondere direttamente alle richieste dei cittadini, ma il collante che ci tiene uniti non può che basarsi sullo spirito di collaborazione tra istituzioni: con i sindaci abbiamo subito chiarito i contenuti del Dpcm; con l’Anci e i primi cittadini delle città metropolitane abbiamo avuto un confronto molto costruttivo al quale ne seguiranno altri. Certo, se ogni sindaco volesse un ulteriore contingente fisso anche nelle città più piccole, non sarebbe possibile. Le forze sono quelle che sono, però con l’equilibrio, la conoscenza del territorio e la consapevolezza si può fare ciò che serve. E il momento di sintesi non può che essere nei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica».

C’è chi ha detto che basterebbe spostare i reparti mobili solitamente impegnati negli stadi, che oggi sono chiusi. È così?


«La realtà è molto più complessa. In Italia abbiamo 15 reparti mobili dislocati in altrettante città, ma servono per le esigenze anche di altri territori, magari fuori provincia. I reparti mobili della polizia, insieme ai battaglioni mobili dei carabinieri e ai reparti antiterrorismo e pronto impiego della Guardia di finanza sono impiegati tutti i giorni nell’ordine pubblico, le manifestazioni, il monitoraggio e il controllo dei centri che ospitano gli immigrati. L’impiego di queste forze, poi, prevede che sia sempre disponibile un’aliquota di riserva. Pertanto non sono utilizzabili per questo tipo di controlli».

Le forze in campo sono sufficienti?
«La polizia di Stato può contare su circa 93.000 unità nei ruoli ordinari; i carabinieri hanno una forza effettiva di circa 103.000 militari mentre quella della Finanza è di circa 57.000 unità. Con questi organici, dal 1° gennaio al 15 ottobre, sono state inviate e spostate sui territori metropolitani circa 425.000 unità di rinforzo. Inoltre, il piano di impiego delle Forze armate nella “Operazione strade sicure” prevede l’impiego di 7.050 militari, ai quali se ne sono aggiunti altri 753 dislocati per i maggiori controlli imposti dall’emergenza Covid. Queste sono le forze in campo, che non smetterò mai di ringraziare per l’impegno, la dedizione e l’equilibrio dimostrato anche in questa fase così difficile. In questo contesto, è necessario valutare anche ogni ipotesi utile a rafforzare le risorse umane e finanziarie a disposizione dei sindaci e delle polizie locali, affinché possano continuare a collaborare efficacemente con le forze di polizia».

Ma pensa sia utile reagire in maniera diversa da una regione all’altra?
«Abbiamo aree del Paese, soprattutto metropolitane, più problematiche a causa di una curva epidemiologica che non segue un andamento omogeneo. Le chiusure differenziate dipendono dall’analisi dei dati sanitari, che inducono gli amministratori ad adottare provvedimenti più restrittivi rispetto al quadro generale. Il rovescio della medaglia, la chiusura generalizzata, penalizzerebbe non poco anche l’economia dei territori che registrano un minor numero di contagi».

Sia sincera: corriamo il rischio di un nuovo lockdown come in primavera?


«Stiamo facendo e faremo di tutto per evitarlo, perché una chiusura totale aggraverebbe i problemi, sarebbe un colpo durissimo all’economia e per la tenuta sociale del Paese. Divieti e chiusure limitate sono necessari proprio per prevenire situazioni e restrizioni peggiori, perciò i controlli devono essere rigorosi e i cittadini devono guardare alle forze dell’ordine come alleati, non come controparte. È molto grave, ad esempio, che l’altra sera a Livorno un gruppo di giovani abbia insultato e attaccato con violenza i vigili urbani e i carabinieri intervenuti per chiedere loro di indossare le mascherine e mantenere le distanze di sicurezza. Purtroppo questi episodi si stanno ripetendo con preoccupante ciclicità, ma sono convinta che la stragrande maggioranza dei cittadini sia abituata a tenere comportamenti rispettosi nei confronti di chi lavora al servizio della collettività».

Che errori sono stati fatti, per ritrovarci oggi in una situazione simile a prima dell’estate, se non peggiore?


«In una situazione di emergenza è difficile prevedere tutto e sapere sempre prima come è meglio muoversi, altrimenti non sarebbe un’emergenza. Sicuramente stiamo scontando atteggiamenti disinvolti che, soprattutto durante le vacanze estive, hanno fatto abbassare la guardia a molte persone. Ora però il richiamo al senso di responsabilità deve riguardare anche tutti coloro che operano nelle istituzioni, che hanno il dovere di continuare a dare il massimo per l’intera collettività nazionale».

L’opposizione lamenta la vostra incapacità e la mancanza di dialogo prima di prendere le decisioni.


«È il momento della condivisione e della responsabilità di tutti, al di là dell’appartenenza politica. Perché bisogna lavorare tutti insieme per il bene del Paese. Io sono sempre per cercare soluzioni condivise, anche da parte delle opposizioni possono arrivare suggerimenti utili, ma mi sembra che ci sia troppa conflittualità. Di fronte alle grandi emergenze sarebbe bene che le forze di opposizione e di governo lavorassero insieme, seppure con ruoli e responsabilità distinte».

Intanto siamo tornati alla burocrazia delle autocertificazioni.


«L’autocertificazione, limitata per ora ad alcune regioni per giustificare gli spostamenti notturni, è ancora necessaria in questa fase. È meglio avere il modulo compilato sempre in tasca piuttosto che dover essere costretti a perdere tempo per strada a compilarlo. Così, con la collaborazione di tutti, si possono ridurre al minimo i disagi provocati inevitabilmente dai controlli».

È sempre preoccupata per le conseguenze sociali della crisi economica?
«Sì, e il governo è impegnato per assicurare risorse adeguate alle famiglie e imprese più esposte in questa grave situazione economica. La rete delle prefetture è da tempo allertata per intercettare eventuali segnali di malessere e tensioni dovuti alle difficoltà di un intero tessuto economico e sociale. Ripeto: è necessario lavorare insieme per evitare un nuovo lockdown, che potrebbe mettere in ginocchio le nostre attività imprenditoriali e commerciali già duramente colpite»
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