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Covid, Le Foche: «Gli anziani devono restare in casa il più possibile, mascherine fino in autunno»

«Siamo in una fase di transizione in cui occorre essere ancora molto prudenti e rispettare con estremo rigore le misure di protezione individuale, come mascherina e distanziamento. Però le truppe che ci salveranno sono dietro l’angolo». Francesco Le Foche, immunologo della Sapienza, si rivolge idealmente ai milioni di italiani «stremati» dal punto di vista psicologico ed economico da oltre un anno di pandemia.

I contagi oggi sembrano in risalita, 15 mila nuovi casi. Come si fa a mantenersi fiduciosi?
«Non si può parlare di aumento se i dati non vengono letti nell’arco della settimana. I bollettini quotidiani possono ingannare. Sembra ci sia una certa stabilizzazione e che gli ospedali siano leggermente meno sotto pressione anche se sempre congestionati. La fiducia non deve venir meno però il messaggio deve essere chiaro».

Quale?
«Le persone anziane devono uscire di casa il meno possibile visto che per loro la vaccinazione è slittata di qualche settimana. Il virus sta circolando. Devono avere ancora pazienza. Io credo che tutti noi dovremo portare la mascherina almeno fino al prossimo autunno. Tutto dipenderà dalla percentuale di italiani vaccinati»

Quali sono le truppe alleate?
«Oltre ai vaccini, che speriamo saranno resi disponibili in maniera sempre maggiore, molte aspettative sono riposte negli anticorpi monoclonali, farmaci capaci di fermare la progressione della malattia almeno per due-tre mesi se dati precocemente nei primi giorni del contagio alle persone che rischiano le conseguenze più severe dal Covid-19, a partire da anziani affetti da altre patologie. Si è visto che questi anticorpi artificiali riducono in modo significativo i ricoveri in ospedale e la mortalità. Quelli prodotti dall’americana Eli Lilly, in parte in uno stabilimento a Latina, devono essere approvati dall’agenzia europea Ema. Anche l’Italia sta lavorando su un monoclonale molto potente, messo a punto dal gruppo di Rino Rappuoli».

I ritardi nella consegna dei vaccini non sono fonte di inquietudine?
«I ritardi andavano messi in conto. Questi vaccini sono stati sviluppati a velocità record ed è normale che ci siano ora difficoltà organizzative da parte delle aziende farmaceutiche. Non sono pillole che si possono produrre ovunque. Servono impianti specializzati, attrezzati di bioreattori. Non c’è spazio per l’improvvisazione. Qualcuno suggerisce di riconvertire aziende, ma ci vorrebbero mesi. Le dosi servono adesso».

E la minaccia delle varianti?
«La situazione è stata ben spiegata dal direttore della prevenzione, Giovanni Rezza. I vaccini sembrano efficaci contro le varianti inglese e sudafricana che potrebbero aver dato al virus una maggiore trasmissibilità. Restano dubbi sulla versione brasiliana del Sars-CoV-2. Potrebbe darsi, ma è tutto da dimostrare, che l’efficacia del vaccino sia ridotta, non annullata. È necessario avere un sistema di sorveglianza sulla circolazione di questi nuovi ceppi. Le mutazioni fanno parte della storia evolutiva dei virus».

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