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Covid, lo scienziato Montomoli: “Terza dose del vaccino inevitabile. Non ci libereremo del virus come non ci siamo liberati dell’influenza. Arriveranno vaccini con proteine purificate”

L'INTERVISTA - Il professore di Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Siena: "Quando abbiamo vaccinato tutti gli anziani, adulti e soggetti a rischio dobbiamo passare agli under 18. Raggiungeremo con il tempo l'immunità di gregge"

La terza dose in autunno parrebbe essere un’ipotesi concreta. Altra strategia, invece, negli Stati Uniti, dove le autorità sanitarie hanno espresso la loro contrarietà, Fauci: “Non penso sia necessaria”. La comunità scientifica oscilla tra due posizioni: una sostiene che le difese immunitarie – cellule B della memoria nel midollo – possono perdurare decenni. L’altra parte della comunità scientifica sostiene che dopo tre mesi le difese immunitarie calano ed è necessaria una terza dose. A Siena sono stati coordinati i test di laboratorio sul vaccino a mRNA della Pfizer, che poi hanno portato all’approvazione da parte dell’Ema. Ilfattoquotidiano.it ha intervistato il direttore scientifico della Vismederi, Emanuele Montomoli, responsabile dei test e professore di Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Siena, uno dei massimi esperti in studi di sieroepidemiologia sulle malattie infettive, prevenibili e non con la vaccinazione. Per lo scienziato la terza dose è “inevitabile” e del virus “non ci libereremo, come non ci siamo mai liberati dell’influenza”. Una volta vaccinati tutti gli anziani e gli adulti bisognerà passare alla platea dei più giovani.

Lei ha coordinato i test sul vaccino mRNA della Pfizer, che hanno portato all’autorizzazione da parte di Ema?
Abbiamo studiato la risposta immunitaria stimolata da questo vaccino fino dai primi studi di fase I, il sangue dei volontari che hanno partecipato agli studi clinici in diversi Paesi è arrivato al nostro laboratorio e attraverso test specifici e validati abbiamo constatato che il vaccino induce una ottima risposta immunitaria.

La terza dose sarà inevitabile in Italia?
Sarà inevitabile, questo virus cambia con frequenza e si generano in continuazioni nuove varianti che gradualmente si allontanano dalla formulazione originale del vaccino. I richiami annuali avranno lo stesso significato della vaccinazione annuale per influenza “far sì che il nostro sistema immunitario sia aggiornato sulle ultime variazioni del virus”.

Ci vorranno mesi per ri-vaccinare tutti con la terza dose, e mentre, niente immunità di gregge?
Ci vorranno mesi ma nel frattempo dobbiamo continuare a vaccinare con quelli che abbiamo che comunque è constatato continuano ad avere una efficacia superiore al 90% per le forme gravi e del 65% delle forme lievi.

Perché le autorità sanitarie statunitensi hanno detto che non è necessaria la terza dose?
Probabilmente perché l’efficacia è ancora alta, ma credo che gradualmente andrà a ridursi.

Israele ha comunicato che la copertura dai sintomi COVID è scesa al 64% per Pfizer sulla variante Delta, questo significa che il 36% dei vaccinati potrebbe contrarre COVID con sintomi (seppure lievi)? E quindi potrebbe contagiare?
Esatto, potrebbe contagiare, ma a questo purtroppo non possiamo farci niente, anzi dobbiamo “vedere il bicchiere per il 64% pieno”.

Questo significa che il concetto di immunità di gregge salta? Se 36 individui vaccinati su 100 possono avere sintomi (starnuti, raffreddore, ecc) possono comunque contagiare gli altri vaccinati. Così non si raggiunge immunità di gregge?
Raggiungeremo immunità di gregge, ma ci sarà bisogno di un pochino di tempo, è necessario che l’uomo in una qualche maniera si abitui al virus. Magari vedendo ceppi diversi e facendoci dosi ripetute riesce a sviluppare una batteria di anticorpi che in qualche modo possono cross-reagire e proteggere (almeno parzialmente) l’individuo stesso. L’immunità di gregge purtroppo nel caso di un virus che muta non può essere mai un numero assoluto.

Adesso le chiedo la proiezione su uno scenario a lungo termine: come ci liberiamo del COVID-19?
Non ci libereremo, come non ci siamo mai liberati dell’influenza. Lo controlleremo, nei prossimi anni ci saranno moltissimi vaccinati e diverse persone che hanno visto il virus, quindi ci saranno delle epidemie annuali, ma assolutamente sotto controllo, a meno che come per influenza non si generi una variante molto molto diversa, ed in questo caso l’epidemia avrà una incidenza più elevata.

Se dovessero essere programmati più richiami vaccinali nel tempo, ci potrebbero essere problemi con la piattaforma mRNA? Questione di reattogenicità (effetti collaterali)?
È possibile ma questo è un aspetto in questo momento sotto i riflettori e diversi centri nel mondo lo stanno studiando, entro breve credo che avremmo delle risposte certe. Più che l’mRNA stesso il problema reattogenicità potrebbe essere dovuto alle nanoparticelle presenti in questi tipi di vaccino.

Professore, mi spieghi meglio questo aspetto sulle nanoparticelle? Perché possono aumentare reattogenicità?
Le nanoparticelle incapsulano i pezzettini di mRNA per poter facilitarne l’ingresso nelle cellule, solo che essendo dei “lipidi” può succedere che siano “reattogeni” cioè che possano dare il via a reazioni locali o sistemiche come febbre o mialgie.

E i vaccini con vettore virale (AstraZeneca, Johnson&Johnson)? Stessi limiti per richiami multipli?
Qui il problema potrebbe essere diverso, usando i vaccini a vettori virali si induce una risposta anche verso il vettore e quindi il rischio potrebbe essere che dopo richiami multipli si perda di efficacia perché il nostro organismo “neutralizza” il vettore prima che svolga il suo compito.

Qual è il migliore vaccino, quale piattaforma, alla lunga? Per evitare questi limiti sui richiami?
Credo che nel tempo arriveranno diversi vaccini “a subunità” contenenti cioè proteine purificate (ancora una volta come influenza) e questi garantiranno richiami e dosi in grandi quantità.

Un gruppo totalmente vaccinato può indirettamente selezionare una variante del Sars-cov2 che aggira il vaccino stesso?
Difficile, questo virus muta a prescindere, anche se non dovesse per forza eludere la risposta immunitaria nel passaggio da soggetto a soggetto creerebbe naturalmente delle mutazioni. È un virus a RNA nella sua replicazione se commette “un errore” non viene corretto e quindi si crea una nuova generazione che presenta “l’errore”.

Questo “errore” potrebbe creare una corsia preferenziale – avendo successo selettivo – in un gruppo vaccinato? Una variante che sarebbe rimasta tra le tante, potrebbe invece diventare “dominante” correndo con successo dove altre “mutazioni” invece non riuscirebbero ad attecchire?
Questo è possibile, ma la mutazione si sarebbe sviluppata a prescindere, non è la pressione del vaccino che induce la mutazione.

Secondo lei nei gruppi dei giovanissimi, diciamo under 18, dove il virus non crea preoccupazioni, qual è la strategia migliore, per contenere i danni del COVID, evitando che si selezione una variante resistente che poi torni ad aggirare anche i vaccini somministrato alle fasce fragili e agli anziani?
Non vedo una strategia particolare, quando abbiamo vaccinato tutti gli anziani, adulti e soggetti a rischio dobbiamo passare a loro.

Esiste una fascia d’età sopra la quale i vantaggi del vaccino sono netti e un fascia d’età sotto la quale le possibili reazioni avverse (riconosciute da FDA: miocarditi, pericarditi, trombosi con trombocitopenia, porpora, Guillain-Barré, acufene, ipoacusia e altro) superano i benefici? L’asticella su quale fascia di età si troverebbe?
Difficile da dire per il COVID, in generale comunque i vaccini sono un beneficio per tutti e lasciare non immunizzata una coorte di persone solo perché non rappresenta un rischio diretto in termini di ospedalizzazioni e mortalità permetterebbe comunque al microrganismo di circolare e potenzialmente venire a contatto con soggetti a rischio.

Attualmente l’immunità di gregge viene conteggiata tenendo fuori gli under 12, ovvero 6 milioni di individui. Se questi venissero aggiungi al modello di calcolo dell’immunità di gregge (con variante Delta), questa si raggiungerà a maggio/giugno 2022. Così però l’immunità di gregge si complica?
Non si complica, semplicemente verrebbe stabilita la soglia percentuale un pochino più in alto e questo dovrebbe ulteriormente stimolarci a fare meglio e più rapidamente. Dal mio punto di vista sarebbe meglio raggiungere una immunità di gregge totale in 6 mesi che una parziale in 4.

Si sono verificate reazioni avverse anche gravi, ultimo un decesso ad inizio luglio di un 13enne negli Stati Uniti, sul quale la CDC sta indagando. Va detto che molti paesi come Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, hanno scelto di vaccinare solo i bambini con patologie preesistenti, fragili. Mentre non vaccineranno i sani. Cosa ne pensa?
Quello che è successo è grave e va di sicuro indagato nel dettaglio. Gli studi clinici che sono stati fatti risultano completi ed appropriati, è tuttavia molto difficile (se non impossibile) capire in tempi molto rapidi se gli eventi avversi gravi siano davvero dovuti al vaccino e nel caso a quale componente specifica. Dovrebbe essere valutata parallelamente il danno che può essere prodotto (in termini di salute pubblica) con la sospensione della vaccinazione stessa.

Il Covid è ancora un mistero su alcuni aspetti, come quello dell’autoimmunità. Ma, anche per i vaccini potrebbe esserci questa possibilità? Di reazioni autoimmuni nel lungo periodo?
Non credo, sugli effetti a lungo termine però possiamo solo aspettare, ma non ci sono evidenze scientifiche conosciute che ci facciano pensare a questo.

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