Il premier Mario Draghi sarebbe intenzionato ad allungare la misura fino al 21 dicembre per non vanificare alcuni meccanismi di contrasto alla pandemia

L’intenzione c’è e appare tecnicamente scontata. La proroga dello Stato di emergenza, che scade il 31 luglio, è sul tavolo di palazzo Chigi, che la sta vagliando con attenzione. Anche se non è stato ancora deciso nulla, il premier Mario Draghi sarebbe intenzionato ad allungare la misura fino al 21 dicembre per non vanificare alcuni meccanismi di contrasto alla pandemia: primo fra tutti il lavoro della struttura commissariale del generale Figliuolo e l’esistenza del Cts. In ballo ancora un piano vaccini che, soprattutto ora con lo stop ad Astrazeneca agli under 60, potrebbe subire dei ritardi. L’approvvigionamento da rimodulare, le terze dosi da organizzare e soprattutto quella fase due che vedrebbe l’uscita di scena degli hub a favore di un sistema delocalizzato merita un controllo capillare per non rischiare di vanificare il percorso fatto con la campagna affidata nelle mani del generale.

Senza contare che – è il ragionamento – non siamo ancora usciti completamente dalla pandemia. I risultati sono soddisfacenti, ma in conto bisogna mettere anche il fatto che siamo in estate e il virus – lo hanno imparato tutti – con il caldo perde di aggressività.
Quello che non vuole Draghi è uscire dall’emergenza per poi rientrarvi in autunno, insomma, per lui il rischio “deve essere sempre ragionato” e non si possono permettere proprio ora passi falsi. Inoltre senza lo Stato di emergenza verrebbe meno la possibilità per le imprese di utilizzare lo smartworking e anche la Dad nelle scuole in caso di quarantena. Per ora, spiegano fonti della maggioranza, si è aperta una riflessione e all’interno dell’esecutivo sono già emersi dei distinguo.

E’ Matteo Salvini a puntare i piedi: “La proroga dello stato di emergenza? Io ne parlo con Draghi, non con i giornali. Il peggio è alle spalle, lo stato di emergenza non c’è nei fatti. Bisogna accelerare sul ritorno alla normalità”. E poi rincara: “Se l’emergenza non c’è sarebbe un bel segnale morale dire che bisogna mantenere cautela ma il peggio è alle spalle”. Non è della stessa idea l’alleata di governo e coalizione, Mariastella Gelmini, che appare più possibilista: “La valutazione sulla proroga dello Stato di emergenza la farà il Governo con il supporto dei tecnici e del Cts: non si deve abusare della proroga perché sono poteri speciali utilizzati solo dove strettamente necessario, ma la variante Delta non deve essere sottovalutata. Errore che il Governo non farà”. Dal partito democratico si alza la voce dell’ex ministri per gli Affari regionali, Francesco Boccia: “E’ da ipocriti pensare di cancellarlo proprio in questa fase”.

Proprio dai governatori arriva un’apertura a una proroga che dovrebbe arrivare fino al 31 dicembre: “Le regioni si stanno orientando verso questa opinione che speriamo sia condivisa dal governo”, annuncia Michele Emiliano. La posizione del ministro Speranza invece è quella di dare un segnale al paese e come detto nei giorni scorsi – anticipando un pare del tutto personale – “la fine della procedura speciale sarebbe un bel segnale”. Per Giorgia Meloni, invece, la proroga dello Stato di emergenza con il paese che si avvia alla zona bianca totale “è una follia”.

La decisione sarà presa nei prossimi giorni, non è infatti urgente chiudere la partita in fretta. Per ora l’accelerata del governo è quella sul green pass che dovrebbe essere liberato a breve da Palazzo Chigi, molto probabilmente già domani. L’intenzione del premier è infatti quella di muoversi prima di Bruxelles, che dovrebbe dare al via libera al certificato verde per l’inizio di luglio.

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