Italy

Cremona, lo sfogo dell’infermiere: «Ci risiamo, abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti Covid»

Per settimane è stato in prima linea a Cremona, uno dei fronti più caldi dell’emergenza coronavirus. Ora Luca Alini, infermiere, ha scritto un post su Facebook che è diventato virale. Comincia così: «Ci risiamo. Non è mia abitudine farmi dei selfie, né tantomeno pubblicarli su Facebook. Questo l’ho fatto questa sera alle 22 circa, al lavoro. Non è una foto di marzo o di aprile. In reparto abbiamo ricominciato a ricoverare pazienti Covid con gravi insufficienze respiratorie». La situazione non è quella di febbraio o di marzo, quando le sirene delle ambulanze suonavano in continuazione e per i pazienti Covid i posti in terapia intensiva non erano mai sufficienti, ma comunque l’emergenza non è finita: «Il virus esiste ancora – spiega Alini - (…). La maggior parte delle persone ormai pensa al mare, alla montagna, all’aperitivo con gli amici, alla gita del week end. Se qualcuno conosce una persona che ha perso uno dei suoi cari a causa del virus, provi a chiedere cosa ne pensa di tutto ciò, del fatto che ci siano persone che insistono nel continuare a non indossare la mascherina. Provate a chiedere e sentite cosa ne pensano. Nel frattempo, noi continuiamo a fare quello che facciamo sempre, anche se adesso non siamo più eroi o angeli, non abbiamo più alcun titolo onorifico».

L’ultimo paziente della prima ondata, a Cremona, è stato dimesso il 30 giugno. «Sono passati 8 giorni. Non siamo più Covid free, ma poco importa – continua il post di Luca, mentre arrivano i commenti di centinaia di colleghi da tutta Italia –. Spero che tutto ciò che è successo non si ripeta, ovviamente, ma nessuno può averne la certezza». La mente dell’infermiere cremonese torna a quei giorni: «Ciò che abbiamo visto e vissuto in quel periodo non è spiegabile a parole. Solo chi c’era può capire: prima di tutto i pazienti (quelli che sono riusciti a sopravvivere), poi gli operatori sanitari e i parenti dei pazienti per quello che hanno passato, i lunghi periodi senza vedere i loro cari, le attese notturne di una telefonata che, per fortuna, nella maggior parte dei casi non è avvenuta». Anche Luca è stato contagiato: «Se sono qui a scrivere significa che sono riuscito a sopravvivere per raccontare, e per noi, a marzo, tutto questo non era per nulla scontato».

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