Italy

Crescita, la Ue alza le stime per l’Italia  Pil tornerà a livelli pre-crisi entro il 2022

Bruxelles

di Francesca Basso

L’economia europea torna a correre dopo un quarto trimestre del 2020 e un primo trimestre del 2021 penalizzati dai lockdown imposti ovunque in Europa per contenere la diffusione del Covid (nel 2020 il Pil crollato del 6,1% per l’Ue a 27 e del 6,6% per la zona euro). L’Ue crescer del 4,2% nel 2021 e del 4,4% nel 2022. Mentre il Pil dell’Eurozona registrer +4,3% quest’anno e + 4,4% l’anno prossimo, quello dell’Italia rispettivamente +4,2% e +4,4%, in rialzo rispetto alle previsioni d’inverno che per il nostro Paese vedevano una crescita del Pil del 3,8% nel 2021 e nel 2022. I tassi di crescita sono diversi da Paese a Paese, ma tutti gli Stati membri dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022, spiega la Commissione europea nelle Previsioni di primavera pubblicate mercoled. Fondamentale per la ripresa la campagna vaccinale portata avanti in tutta l’Unione. La crescita sar guidata da consumi privati, investimenti e una crescente domanda di esportazioni dell’Ue, effetto di un rafforzamento globale economia. Miglioramenti anche sul fronte dell’occupazione, dove ha giocato un ruolo determinante il programma europeo Sure. Il tasso di disoccupazione nell’Ue previsto al 7,6% nel 2021 e al 7% nel 2022. Nell’area dell’euro all’8,4% nel 2021 e al 7,8% nel 2022. Sono tassi superiori a livelli pre-crisi.

Crescita, Ue alza le stime per l’Italia. Entro fine 2022 il ritorno ai livelli pre-crisi

L’emergenza non per ancora finita. Un sostegno fiscale senza precedenti stato e rimane essenziale per aiutare i lavoratori europei e aziende per resistere alla tempesta, ha commentato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni. E per il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis la Recovery and resilience facility, lo strumento principale di Next generation Eu, aiuter la ripresa e sar un vero punto di svolta nel 2022, quando aumenter gli investimenti pubblici al livello pi alto in oltre un decennio. Fino a quando non raggiungeremo un terreno solido — ha aggiunto — continueremo a fare tutto il necessario proteggere le persone e mantenere a galla le aziende.

Le aspettative per il nostro Paese sono di una forte ripresa dell’economia italiana nella seconda met del 2021. Gli investimenti che saranno finanziati dal Recovery plan dovrebbero portare l’economia a un’espansione sostenuta che ci dovrebbe permettere di tornare al livello pre-pandemia entro la fine del 2022. Deficit e debito pubblico aumenteranno ulteriormente nel 2021 (-11,7% e 159,8& sul Pil) prima di diminuire 2022 (-5,8% e 156,6% sul Pil). Anche l’inflazione dovrebbe riprendere e superare quest’anno l’1%. Le previsioni tengono conto dell’impatto che avranno gli investimenti contenuti nel Pnrr.

Crescita, Ue alza le stime per l’Italia. Entro fine 2022 il ritorno ai livelli pre-crisi

In Europa gli investimenti pubblici in proporzione al Pil, spiega la Commissione, raggiungeranno nel 2022 il livello pi alto da oltre un decennio grazie alla Recovery and Resilience Facility. Il sostegno pubblico alle famiglie e alle imprese ha svolto un ruolo fondamentale nel mitigare l’impatto del pandemia sull’economia, ma ha portato gli Stati membri ad aumentare i loro livelli di debito. Bruxelles prevede che tutti gli Stati membri, ad eccezione di Danimarca e Lussemburgo, registreranno un disavanzo oltre il 3% del Pil nel 2021. Entro il 2022, tuttavia, si prevede che il deficit si dimezzer fino a poco meno del 4% nella maggior parte degli Stati membri. Il rapporto tra debito pubblico e Pil nell’Ue a 27 dovrebbe raggiungere un picco del 94% quest’anno prima di diminuire leggermente al 93% nel 2022. Stessa tendenza tra i Paesi dell’Area euro: il debito sul Pil in aumento al 102% quest’anno per poi scendere leggermente al 101% nel 2022.

Crescita, Ue alza le stime per l’Italia. Entro fine 2022 il ritorno ai livelli pre-crisi

Il clima di incertezza non superato e restano delle incognite non solo legate all’andamento del Covid: il comportamento dei risparmiatori; la tempistica di uscita dalle misure di sostegno all’economia; l’impatto delle crisi aziendali sul mondo del lavoro. La Commissione avverte che il ritiro del sostegno politico, se prematuro, potrebbe mettere a repentaglio la ripresa. D’altro canto, un ritiro ritardato potrebbe portare alla creazione di distorsioni del mercato e le barriere all’uscita di imprese non redditizie.

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