L'organizzazione criminale nata negli Anni '70 era comandata da Felice Maniero

Provavano a rinascere, a ricostruire l’organizzazione tentacolare che, negli Anni ’70, dal Veneto si era estesa in tutto il Nordest: la Dda di Venezia ha smantellato la nuova Mala del Brenta, con 39 arresti, eseguiti all’alba dai Ros, in tutta la regione.

All’inizio era una piccola banda dedita al furto di alimenti, bestiame e capi di pellame, ‘capitanata’ da Felice Maniero: erano gli Anni ’70 e gli albori della Mala del Brenta, gruppo criminale di stampo mafioso, l’unico nato nel Nord Italia. Negli Anni ’90, quando viene smantellata dopo l’arresto e il pentimento di Maniero, detto ‘Faccia d’angelo’, era diventata una organizzazione che dalle grosse rapine ai laboratori orafi era passata ai sequestri di persona, al controllo delle bische clandestine e dei ‘cambisti’, coloro cioè che prestavano soldi a interessi usurai ai giocatori, del Casinò di Venezia, al traffico di droga da Portogruaro a Chioggia, attraverso una struttura tentacolare. Ogni ‘tentacolo’ era composto da un gruppo di non più di 10 persone. Ed è così che riesce a ottenere il controllo delle attività illecite di Venezia e Padova.

Per anni, la Mala del Brenta ha controllato la malavita nel Nordest, allargandosi, a partire dal Veneto, a Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Liguria, oltrepassando i confini dell’Italia fino a toccare Slovenia e Croazia. Maniero catalizza attorno a sé personaggi del calibro di Gilberto Sorgato, detto Caruso, Ottavio Andrioli, Sandro Radetich, detto il Guapo, Gianni Barizza, Zeno Bertin, detto Richitina, Stefano Carraro, detto Sauna, Antonio Pandolfo, detto Marietto, e Fausto Donà. Maniero stringe alleanze con altre bande criminali del Veneto, come quella dei fratelli Maritan a San Donà di Piave, i fratelli Rizzi a Venezia.

E stringe alleanze anche con Cosa nostra, camorra, ‘ndrangheta, la banda della Magliana, Ligéra. Dà vita, attraverso queste alleanze, al traffico di stupefacenti nel Nord Italia, importando droga dalla Colombia.

Nell’ottobre del 1980, alcuni cambisti furono aggrediti brutalmente per il loro rifiuto di versare una parte dei guadagni alla banda. Quella passò alla storia come la ‘notte degli scambisti‘, un cambio di registro nelle modalità di azione della Mala del Brenta. Due degli scambisti che continuarono a opporsi, Eugenio Pagan e Cosimo Maldarella, un anno più tardi, furono uccisi in un agguato a Venezia. Del loro omicidio fu ritenuto responsabile Radetich che, però, ha fatto perdere le sue tracce nel gennaio 1984.

Arrestato per la prima volta nel 1980, Maniero è evaso due volte: la prima nel 1987 dal carcere di Fossombrone. Nell’agosto del 1993 viene arrestato mentre si trova sul suo yacht al largo di Capri. Trasferito nel carcere di Vicenza, tenta di evadere corrompendo due agenti della penitenziaria che, però, avvertono la direzione del carcere. È in questo momento che viene deciso il trasferimento nel carcere di Padova, dal quale, però, fugge nel 1994, con dei complici, corrompendo una guardia penitenziaria. Catturato a Torino nel novembre successivo, viene condannato a 33 anni di reclusione, poi ridotti a venti anni e quattro mesi (pena definitiva). Nel 1995, decide di collaborare con la giustizia e, con le sue dichiarazioni, contribuì in modo determinante a smantellare la banda della Mala del Brenta.

‘Suoi’ i furti della lingua del santo, trafugata dalla Basilica di Sant’Antonio da Padova. Un furto ‘commissionato’ ad alcuni della sua banda con l’intenzione di costringere lo Stato a scendere a patti: voleva, in cambio della restituzione della reliquia, la liberazione del cugino Giulio e la revoca della misura di sorveglianza a suo carico. Un tentativo di fare pressione non riuscito: la reliquia fu ritrovata oltre due mesi dopo il furto.

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