Italy

Crisanti allo Spallanzani? La trattativa ora sembra vacillare

Dall'Università di Padova allo Spallanzani di Roma. Il virologo Andrea Crisanti, secondo quanto anticipato dall'Espresso, dovrebbe trasferirsi nell'ospedale romano, dopo la rottura con il governatore del Veneto, Luca Zaia. Ma ora, sembra che la trattativa, data per conclusa dall'Espresso, si sia bloccata. Nessun commento, per il momento, è arrivato dal virologo.

A volere Crisanti a Roma sarebbe stato l'assessore Alessio D'Amato, sostenuto dal presidente regionale Nicola Zingaretti, per potenziare i laboratori del Lazio, grazie alle competenze dell'esperto che aveva gestito il focolaio di Covid-19 a Vo' Euganeo. Per tutta l'estate Crisanti, ordinario di Microbiologia a Padova, aveva continuato a mettere in guardia su una possibile seconda ondata della pandemia, ipotizzando un lockdown a Natale o anche prima: una linea rigida, che insiste sulla prudenza. La stessa linea è stata tenuta dal Lazio, che avrebbe sposato l'idea del virologo di potenziare il sistema dei tamponi. E il suo passaggio allo Spallanzani sembrava cosa fatta.

Ma ora, secondo quanto riporta il Messaggero, la trattativa potrebbe vacillare. E la colpa sarebbe dei test rapidi. Il virologo, ieri, ha criticato aspramente il loro utilizzo: "I test rapidi funzionano fino a un certo punto- ha spiegato a RaiNews24- Le evidenze ci dicono che per il 30% si rischia l'errore, test che risultano negativi e invece la persona è positiva. Così mandiamo in giro altri positivi, fare affidamento sui test rapidi è un suicidio". Già la scorsa settimana, Crisanti aveva fatto presente, ai microfoni di SkyTG24, i problemi dei tamponi rapidi: "A mio avviso non dovrebbero essere usati in azioni né di sorveglianza né di prevenzione- aveva affermato- Purtroppo hanno una sensibilità che è intorno al 70%, perché su dieci positivi ne mancano tre".

Ma proprio sui test antigenici rapidi si basa parte della strategia laziale. Nei giorni scorsi, infatti, proprio D'Amato aveva annunciato due "novità importanti": "la possibilità per i medici di medicina generale di eseguire i tamponi rapidi antigenici in sicurezza presso i loro studi" e la volontà di "far eseguire i tamponi rapidi antigenici anche dalla rete delle farmacie del Lazio". Il servizio presso i medici di base, aveva annunciato l'assessore alla Sanità, "sarà gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal sistema sanitario regionale". La strategia pensata dal Lazio ha l'obiettivo di "ampliare la possibilità di fare screening attraverso l'utilizzo dei test antigenici".

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