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Crisi di governo, l’altalena dei ministri. Da Gualtieri a Bonafede ora molti sono a rischio

Il gioco dei nomi, delle tessere per comporre un eventuale Conte ter, ripartirà - se ci saranno le condizioni per farlo - da dove si era arenata la trattativa poche settimane fa. E cioè dalla principale richiesta di Italia Viva, quella sulla quale i dem Dario Franceschini e Goffredo Bettini avevano chiuso la porta a Matteo Renzi: il ministeri dell’Economia.


Roberto Gualtieri è entrato nel mirino per via della gestione del Recovery fund, ma è stato fin qui difeso dalla segreteria dem, che non può certo dare l’idea di sacrificare la testa di uno dei suoi ministri più importanti perché lo chiede l’ex premier, che pure è stato uno dei principali sponsor dell’ex parlamentare europeo durante la nascita del Conte due. Per Gualtieri, però, potrebbe aprirsi un’altra strada: la candidatura a sindaco di Roma. Sulla quale al secondo turno potrebbero convergere i voti del Movimento 5 stelle, i cui dirigenti sono ormai convinti che Virginia Raggi non possa farcela.


Ci sono molte variabili non indifferenti in questo schema, a partire dal ruolo e dal peso di Carlo Calenda, ma al Nazareno se ne parla. Nonostante sia davvero molto difficile, in piena crisi economica, con i ristori ancora da approvare, fare un cambio a via Venti settembre mortificando l’impegno fin qui profuso da Gualtieri. Anche se ad arrivare fosse un supertecnico di comprovata esperienza.


In casa dem, si parla anche di uno scambio tra la ministra dei Trasporti Paola De Micheli e Graziano Delrio. La prima diventerebbe capogruppo alla Camera, il secondo tornerebbe al ministero dei Trasporti. E se per compensare servisse l’ingresso di un’altra donna, sarebbe pronta Roberta Pinotti, magari per tornare alla Difesa e consentire il passaggio di Lorenzo Guerini agli Interni.

Ci sono nomi considerati inamovibili, come quello del 5 stelle Luigi Di Maio, che giura di trovarsi benissimo agli Esteri e di non aver intenzione di muoversi da lì. L’ex capo politico M5S, in queste ore, è stato molto attivo nella spasmodica ricerca di responsabili al Senato, per mettere al sicuro la maggioranza. E quindi Conte. Consapevole che il Movimento potrebbe spaccarsi ulteriormente in caso di nuovi scossoni. Di certo, uno di coloro che spingerà per entrare in caso il premier potesse riprovarci, lo ha fatto capire ancora ieri sera, è Alessandro Di Battista. Disponibile, in questo caso, ad ammorbidire i suoi toni rivoluzionari.


È in bilico la ministra della scuola Lucia Azzolina, invisa al Pd e anche ai renziani: i banchi a rotelle sono ormai uno dei leit motiv preferiti del leader di Iv per attaccare il governo. Aver tenuto duro sulla riapertura delle scuole la rafforza, ma il suo posto è ambito da molti. Altra donna pronta a entrare è Maria Elena Boschi, che con Ettore Rosato dovrebbe rappresentare la quota di nuovi ingressi Iv in un ipotetico nuovo esecutivo. Tutto però dipende dalle reali trattative di queste ore.


A rischiare più di tutti le loro posizioni, sono due uomini forti del Movimento 5 stelle: Riccardo Fraccaro, che potrebbe dover cedere il suo posto da sottosegretario a Palazzo Chigi al vicesegretario dem Andrea Orlando, e Alfonso Bonafede. Con qualsiasi nuova maggioranza, che Italia Viva ci sia oppure no, il ministro che è diventato il simbolo del giustizialismo M5S sarebbe il primo bersaglio: al suo posto si fanno i nomi degli ex presidenti della Consulta Marta Cartabia o Sabino Cassese, per dare un profilo più garantista al nuovo governo. Difficile che rientri la ministra dell’Innovazione Paola Pisano, scelta in quota Casaleggio e quindi sempre più debole vista la situazione interna dei 5 stelle.


Infine, sull’onda di una nuova maggioranza e di un’intesa rafforzata, semmai ci fosse, potrebbe accadere di tutto. Anche che Roberto Fico lasci la presidenza della Camera per correre come sindaco di Napoli. Stando ai sondaggi circolati negli ultimi mesi, il deputato M5S non farebbe fatica a essere eletto grazie all’appoggio del Pd e della sinistra. La guida di Montecitorio andrebbe in quel caso a Dario Franceschini, finora ministro dei Beni culturali e capodelegazione pd nel Conte due.

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