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Da Calenda ai leghisti, chi sta con la lobby che difende Big Pharma e i brevetti sui vaccini

Lo sapevate che, dopo Washington, Bruxelles è la città con il maggior numero di lobbisti al mondo? I gruppi di pressione, lobby appunto, sono moltissimi, circa 12.500, e operano nei più disparati settori cercando di influenzare la politica e le attività delle istituzioni europee. La loro attività non è sempre evidente (ragion per cui l'Europarlamento ha rafforzato le regole per la trasparenza) ma può pesare molto sulle decisioni che vengono prese e sulle posizioni che assumono i gruppi politici. E riguarda potenzialmente ogni questione discussa a Bruxelles: tra queste, anche la proposta di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid a cui ha aperto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti sul tema. Ma che ha visto gli Stati membri spaccarsi. E se l'Italia si colloca tra i Paesi a favore, non tutti i nostri rappresentati in Ue sono della stessa opinione.

Come abbiamo detto, a Bruxelles c'è una lobby per ogni questione che possa essere trattata. Il tema dei diritti di proprietà intellettuale non fa eccezione. Al Parlamento europeo si è formato un gruppo informale chiamato "Innovation, Brands and Intellectual Property – The Future of Europe" ("Innovazione, Marchi e Proprietà Intellettuale – Il Futuro dell'Europa") che è precisamente dedicato alla "promozione e alla difesa dei diritti di proprietà intellettuale in Europa". Può contare su 31 eurodeputati, di cui ben 18 sono italiani. Si tratta principalmente di parlamentari di destra, provenienti dalla Lega (come Gianna Gancia, la presidente), da Forza Italia o da Fratelli d'Italia. Ma tra loro c'è anche il leader di Azione, Carlo Calenda, e l'esponente del Partito democratico, Patrizia Toia.

Il Consumer Choice Center, che cos'è e chi ne fa parte

Ma a chi si appoggia questo gruppo? A coordinarne e supportarne l'attività è il Consumer Choice Center (CCC), una organizzazione che si occupa delle tutele dei consumatori e che, si legge nel sito, "sostiene la libertà di stile di vita, l'innovazione, la privacy, la scienza" specialmente per quanto riguarda il campo del digitale, della salute, della mobilità e dei beni di consumo. Il direttore del CCC è il tedesco Fred Roeder, che sui suoi profili social è molto attivo nella battaglia per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini: "Se l'Ue e gli USA vogliono aiutare i Paesi in via di sviluppo con i vaccini possono acquistarli legalmente da produttori come Moderna, BioNTech, Johnson & Johnson o AstraZeneca. Non c'è bisogno di abbattere un sistema efficace come quello della proprietà intellettuale", ha scritto su Twitter, sottolineando che il problema non siano i brevetti, ma la capacità produttiva. "I diritti di proprietà intellettuale in realtà ci hanno portato ad avere vaccini a una velocità incredibile", ha aggiunto.

Roeder ha anche pubblicato un articolo in cui sostiene che i vaccini dovrebbero costare 250 euro a dose. Insomma, la posizione del Consumer Choice Center sulla proprietà intellettuale non lascia spazio a dubbi: "Rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale per i vaccini sembrerebbe una cosa nobile e giusta, ma sapevi che non aumenterebbe il numero dei vaccini sul mercato. La verità è che, per risolvere la recente crisi in India, dobbiamo investire di più nella produzione e nei siti produttivi", si legge su Twitter. Al segnale di apertura da parte degli Stati Uniti, Roeder ha definito il presidente Joe Biden "totalmente populista" nell'appoggiare la proposta, aggiungendo: "È una vergogna che la Casa Bianca la appoggi. Speravo che Biden fosse un moderato".

Come si è formato il gruppo e da chi è finanziato

Fanpage.it ha contattato Luca Bertoletti, Senior Government Affairs manager presso il Consumer Choice Center, che ha chiarito: "Noi partecipiamo come stakeholder, però l'iniziativa è stata politica, creata da alcuni parlamentari. Per una comunanza di vedute sulla proprietà intellettuale noi siamo il loro main stakeholder". Bertoletti ha spiegato che la loro partecipazione è in primo luogo organizzativa, ad esempio nell'organizzazione di eventi, "senza ricevere soldi dal Parlamento europeo".

Prima di vedere chi sono gli eurodeputati che fanno parte del gruppo, però, cerchiamo di capire come si finanzia il Consumer Choice Center, che si occupo come abbiamo visto dell'organizzazione. Tra le Faq del sito si specifica che "in qualità di organizzazione no profit indipendente, il CCC dipende dai finanziamenti dei donatori privati". E ancora, precisando che "come descritto nel Codice Etico, manteniamo indipendenza editoriale e non permettiamo ai nostri finanziatori di influenzare le decisioni editoriali", si sottolinea che "il nostro supporto proviene da aziende, individui e fondazioni". Si afferma quindi di aver ricevuto finanziamenti da parte di diverse industrie, tra cui quella della salute. Non viene specificato se al momento siano presenti alcune farmaceutiche tra i finanziatori principali.

Tra quelli espressamente citati troviamo diversi produttori di tabacco e anche imprese attive nel settore della cannabis. Un elemento, quest'ultimo, che rende quantomeno curioso il fatto che ad appartenere al gruppo "Innovation, Brands and Intellectual Property – The Future of Europe" ci siano principalmente esponenti della Lega, un partito con un'impronta decisamente probizionista sul tema. Il CCC, invece, sottolinea di essere attivo nel dibattito sulla legalizzazione negli Stati Uniti e in Canda. Ma se ne occupa anche in Europa: nel 2019 ha infatti organizzato il Cannabis Conclave a Davos, in Svizzera, per accelerare la discussione anche nel Vecchio Continente.

Chi sono gli eurodeputati della Lega che fanno parte del gruppo

Come dicevamo, a fare parte del gruppo informale ci sono 31 eurodeputati. Di questi ben 18 sono sono italiani e 16 sono esponenti politici di destra. Si tratta di europarlamentari di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, che a Bruxelles fanno quindi parte del Partito Popolare, di Identità e Democrazia o del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei. Tra questi ci sono Gianna Gancia, Antonio Rinaldi e Carlo Fidanza. "Sui brevetti Biden sbaglia. Rimuoverli anche solo temporaneamente o in via eccezionale produrrebbe un precedente pericoloso e un disincentivo per ricerca e innovazione. Si studino partnership nuove tra pubblico e privato, non soluzioni miopi dettate dal sentimento", ha scritto Gianna Gancia, presidente del gruppo, su Twitter.

Fonti vicine all'eurodeputata, contattate da Fanpage.it, hanno chiarito che si tratta di una posizione personale, che non rispecchia quindi per forza quella del suo intero gruppo parlamentare. Le stesse fonti hanno assicurato che non ci sono rapporti economici tra gli eurodeputati e il Consumer Choice Center, nemmeno per quanto riguarda incarichi come la presidente del gruppo. Che, ricordiamo, rimane informale.

Del resto lo scorso marzo Gancia si era scostata dalla posizione ufficiale della Lega a Bruxelles. Nonostante al Parlamento europeo, il 12 marzo, la Lega avesse votato a favore di un emendamento di The Left per rendere il vaccino anti-Covid un bene comune superando "tutte le barriere e le restrizioni, derivanti dai brevetti e dai diritti di proprietà intellettuale", Gancia qualche giorno prima, il 24 febbraio, aveva inviato una lettera a Stella Kyriakides, Commissaria europea per la Salute, in cui si chiedeva che la Commissione si opponesse con fermezza alla proposta di rinunciare ai brevetti sui vaccini.

Gli europarlamentari contrari alla sospensione dei diritti di proprietà intellettuale

Anche se la posizione di Gancia sarebbe prettamente personale (e non quindi espressione dell'intero gruppo), non si può dire che la Lega a Bruxelles sia favorevole alla sospensione dei brevetti. Al di là dell'elevato numero di eurodeputati leghisti che fanno parte dell'intergruppo informale coordinato dal CCC, lo scorso 28 aprile il partito si è astenuto sul voto a un emendamento che impegnava l'Ue a sostenere la proposta di India e Sudafrica (mentre il resto del gruppo di Identità e democrazia ha votato contro). Gli europarlamentari di Forza Italia, in linea con gli altri deputati Popolari, hanno votato contro. Si sono invece astenuti quelli di Fratelli d'Italia.

Il 24 aprile, pochi giorni prima del voto all'Eurocamera, alcuni deputati appartenenti al gruppo (Gancia, Martusciello, Bilde, Adinolfi, Beigneux e Grant) avevano inviato una lettera a Margrethe Vestager, Commissaria europea per la Concorrenza, e a Mariya Gabriel, Commissaria per l'Innovazione e la Ricerca, chiedendo di salvaguardare i diritti di proprietà intellettuali: "Le scoperte innovative sono l'unico vero metodo per aiutare l'umanità a superare le sfide che incontra senza dover ridurre gli standard di qualità di vita per la popolazione", si legge nella lettera. Che chiede di preservare i diritti di proprietà intellettuale nell'Unione europea e nel mondo intero attraverso la politica commerciale dell'Ue. E ancora: "Dei forti diritti di proprietà intellettuale sono necessari per promuovere l'innovazione in Europa e permettere che si compiano le scoperte scientifiche, al fine di guarire le malattie che fatichiamo a curare".

C'è anche da dire che non tutti gli europarlamentari che fanno parte dell'intergruppo formale sentono propria la battaglia sui brevetti allo stesso modo. Fanpage.it ha contattato anche un altro componente, il leghista Antonio Rinaldi (al Parlamento europeo esponente di Identità e Democrazia), che ci ha detto:

"Se avete trovato la mia presenza sul sito ufficiale sarò senz’altro un componente, ma non ho partecipato a nessun tipo di riunione. Al Parlamento europeo c’è questa gara, tutti i parlamentari vogliono intestarsi un intergruppo di lavoro. Ci sono gruppi di tutti i tipi, spesso sono aria fritta, ma permettono a chi li ha creati di definirsi presidente di qualcosa. Lo fanno soprattutto quelli che sono scontenti dei posti che hanno ottenuto nelle commissioni parlamentari ufficiali. Poi questi parlamentari fanno il giro delle sette chiese per chiedere agli altri di aderire per aumentare il volume del gruppo".

Per poi aggiungere: "Io non ho mai incontrato nessun lobbista del Consumer Choice Center, come risulta dai registri ufficiali".

Dall'altro lato, la battaglia per la sospensione dei brevetti

Non solo gli europarlamentari e i gruppi politici hanno opinioni diverse quindi quando si tratta dei brevetti sui vaccini. La presidente della Commissione, von der Leyen, dopo l'apertura di Biden ha detto che l'Unione è pronta a discutere di qualsiasi proposta pragmatica che possa portare a una soluzione sulla scarsità di vaccini, compresa appunto quella di sospendere i diritti di proprietà intellettuale avanzata in primis da India e Sudafrica e sostenuta da circa un centinaio di Paesi, per la maggior parte in via di sviluppo. Tuttavia diversi Stati membri, come la Germania (casa di BioNTech e CureVac) si sono subito detti contrari e anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha precisato: "Non credo che a breve termine sia una soluzione magica, ma siamo pronti a discuterla quando ci sarà una proposta concreta sul tavolo".

"La proposta concreta c'è, almeno da ottobre 2020: è quella che hanno presentato India e Sudafrica all'Organizzazione mondiale del commercio", ha commentato con Fanpage.it l'eurodeputato di The Left Marc Botenga. Proposta che diversi Stati membri hanno in realtà accolto in modo positivo: "Le cose stanno cambiando, innanzitutto perché ci sono state pressioni. Un anno fa eravamo soli e poi c'è stata una mobilitazione cittadina anche internazionale e quindi ormai abbiamo tante persone che almeno a parole dicono di essere a favore", ha aggiunto.

Per poi sottolineare che, nonostante le parole di Biden siano sicuramente stati importanti per la presa di consapevolezza generale del problema brevetti, dall'altro lato gli Stati Uniti sono anche il Paese che sta bloccando l'esportazione dei vaccini. "Se riusciamo ad utilizzare questa crepa nel muro che c'era finora per creare una maggioranza a favore della sospensione dei brevetti, possiamo vincere la battaglia. Ma il blocco più importante oggi è sicuramente l'influenza delle case farmaceutiche. Diciamocelo, c'è una lobby farmaceutica molto importante a Bruxelles. Di recente è stato comunicato quante volte nell'ultimo anno la Commissione ha incontrato esponenti delle lobby farmaceutiche: mi pare che siamo intorno alle 44 volte per quanto riguarda Big Pharma e più di 100 volte per le altre farmaceutiche. È una lobby molto attiva".

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