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"Da pochi mesi ad anni". Ecco nuovi studi sulla durata degli anticorpi

Da pochi giorni a decenni: è questo il nuovo responso degli scienziati sulla durata degli anticorpi a seguito dell'infezione causata dal Covid-19.

Cosa dice lo studio

Quando si dice "ogni giorno esce uno studio diverso" è proprio vero ma non deve essere visto come qualcosa di negativo: il virus Sars-Cov-2 fino ad un anno fa non esisteva, è normale che ci siano nuove evidenze e scoperte da parte degli addetti ai lavori. Noi, con loro, stiamo imparando a conoscere questo maledetto virus in tutte le sue sfaccettature. In questo caso ci occupiamo di immunità: per quanto tempo si è protetti? Una nuova analisi dimosterebbe che gli anticorpi viaggiano a velocità diverse e, di conseguenza, ogni soggetto sviluppa un'immunità anticorpale variabile. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista The Lancet Microbe, ha rilevato che i pazienti guariti con bassi livelli di anticorpi neutralizzanti possono ancora essere protetti dalla reinfezione se hanno un’immunità robusta sotto forma di cellule T, quelle che per intenderci hanno una sorta di "memoria a lungo termine".

"Cambiano da persona a persona"

"Le dinamiche di risposta anticorpale neutralizzante nei pazienti che hanno recuperato da Covid-19 variano notevolmente e la previsione della longevità immunitaria può essere determinata con precisione solo a livello individuale", scrivono i ricercatori, che hanno seguito 164 pazienti ed analizzato il loro sangue nell'arco temporale da sei a nove mesi dopo la malattia per vedere quante tracce di anticorpi fossero rimaste. Da qui, come riportato dal Corriere, hanno creato un algoritmo per prevedere l'andamento degli anticorpi nel tempo.

5 diverse casistiche

I ricercatori hanno sistemato le persone in cinque gruppi diversi a seconda della durata dei loro anticorpi: il primo gruppo, chiamato "negativo" era composto da chi non ha mai sviluppato una quantità di anticorpi rilevabili e comprendeva l'11,6%; il secondo, chiamato "in rapida diminuzione", comprendeva il 26,8% dei pazienti con livelli alti ma diminuiti molto rapidamente; al terzo posto il gruppo "lentamente calante" con il 29% dei partecipanti che ha mantenuto un buon numero di anticorpi sei mesi dopo l'infezione. Il gruppo "persistente", invece, ha mostrato piccoli cambiamenti nei livelli di anticorpi fino a tre mesi (il 31,7%). Infinte, un gruppo minoritario (solo l'1,8%) ha mostrato un aumento significativo degli anticorpi neutralizzanti durante convalescenza tardiva e per questo chiamati "a risposta ritardata".

Cosa significa

"Questo studio mostra che la longevità degli anticorpi neutralizzanti funzionali contro Sars-CoV-2 può variare notevolmente ed è importante un monitoraggio a livello individuale" ha affermato il professor Wang Linfa, co-autore dello studio. "Questo nostro lavoro potrebbe avere implicazioni per la longevità dell’immunità dopo la vaccinazione", ha aggiunto. Secondo lo studio, anche i pazienti del "gruppo negativo" avrebbero una forte immunità dei linfociti T sei mesi dopo l’infezione. Questo significa che si può essere protetti a lungo grazie a questi leucociti. "Tuttavia, la presenza dell’immunità dei linfociti T fornisce la speranza di una protezione a lungo termine che richiederà più studi e tempo per la conferma delle prove epidemiologiche e cliniche".

Immunità a lungo termine

Un altro studio del La Jolla Institute for Immunology della California e pubblicato a fine gennaio su Science Immunology, derscirive il ruolo dei linfociti T nei soggetti colpiti durante dal Covid che potrebbero sviluppare un'immunità più marcata a lungo termine grazie, sempre, a queste cellule di lunga memoria necessarie per combattere la reinfezione: gli studiosi hanno paragonato gli anticorpi nei pazienti con infezione lieve rispetto a quelli con malati gravi, per i quali la risposta è stata molto più intensa. E non dimentichiamoci dello studio italiano, di prossima pubblicazione, in cui il Prof. Crisanti ed il suo staff (qui il nostro pezzo) abbiano visto che, mediamente, gli anticorpi durerebbero fra i 9 e i 10 mesi. Insomma, non saranno i primi né gli ultimi, di studi e ricerche ne avremo tanti altri nel prossimo futuro. Tutti questi contributi saranno importanti per mettere un punto, defitinivo, sulla pandemia mondiale.

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