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Da Venezia al mondo: la Biennale Architettura amplia l’orizzonte

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Venezia, 12 apr. (askanews) – Un anno dopo e in un mondo che per molti aspetti è cambiato radicalmente, apre la 17esima Biennale di Architettura, rinviata nel 2020 per la pandemia. Dal 22 maggio al 21 novembre Venezia ospiterà la Mostra internazionale e le 63 partecipazioni nazionali, sotto la domanda, posta dal direttore Hashim Sarkis prima del dilagare del virus e ancor più di grande attualità oggi: “Ho will we live togheter?”, come potremo vivere insieme.

Il presidente della Biennale, Roberto Cicutto, nella conferenza stampa digitale per la presentazione dell’evento, ha detto che l’anno di rinvio non è stato un anno sprecato. “E’ passato un anno – ha spiegato – ma non è stato un anno perso. Come diceva Ermanno Olmi: non pensate che i tempi morti siano inutili, sono molto importanti se servono a comprendere che cosa dovevamo e dobbiamo fare e quali sono gli obiettivi del nostro agire”.

Obiettivi che, per un evento di così vasta rilevanza che torna ad aprirsi al pubblico, riguardano ovviamente anche la tutela della salute. “La presenza delle persone che visiteranno la Biennale Architettura e di coloro che ci lavorano – ha aggiunto Cicutto – sarà regolata da precisi protocolli d’emergenza e di sicurezza sanitaria anti Covid”.

E l’esperienza della pandemia, unita anche alla postura intellettuale del direttore Sarkis di fronte al tema della Biennale, ha dato vita a una nuova modalità di pensare l’evento veneziano. “Sarà un programma esteso – ha spiegato l’architetto libanese-americano – che presenteremo ai Giardini e all’Arsenale per approfondire la discussione sul ruolo fondamentale dell’architettura nella società, ampliando la portata della Biennale da Venezia al resto del mondo. Queste discussioni sono state estremamente arricchenti e hanno trasformato la Biennale da un evento in un processo, una discussione aperta, una vera collaborazione nello spirito del tema”.

Un processo, questa sembra essere oggi la parola chiave, che consente di dare un senso più intenso ai mesi di esposizione veneziana, ma anche di ampliarne la portata e le forme di manifestazione, oltre che di di favorire il dialogo con le altre discipline, in primis la danza, cui è dedicato un focus specifico, in stretta collaborazione con la Biennale Danza.

“Questa Biennale si allontana dal programma tradizionale di apertura-evento-chiusura – ha aggiunto Sarkis – e porterà avanti una serie di eventi tematici, si espanderà su diversi media, dalle pubblicazioni ai film, alla danza e continuerà anche dopo la chiusura della mostra, sotto forma di discussioni ed esposizioni nel mondo. Il programma espanso della Biennale è nei fatti l’affermazione di una Biennale espansa”.

Un’espansione che il direttore ha immaginato lungo sette percorsi, dalla diffusione online delle installazioni alle pubblicazioni su diversi media, dai meeting sull’architettura alle mostre itineranti. Con anche un progetto specifico per passare dalla dimensione del guardare a quella dell’ascoltare. E dalla stessa scelta di assegnare il Leone d’Oro in memoria a Lina Bo Bardi, al suo modo di incarnare lo spirito dell’architetto in tempi difficili, ai suoi potenti edifici che mettono insieme la vita e le arti, si capisce che tipo di Biennale vuole essere questa: una Biennale che si fa carico dello spirito dei tempi e non rinuncia al sogno di un’architettura del dialogo, della condivisione e della possibilità. Perché, come ha ricordato l’ex presidente della Biennale, Paolo Baratta, oggi più che mai c’è bisogno di architettura.

(di Leonardo Merlini)

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