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Dal cattolicesimo a Mondoperaio«Il socialismo intellettuale di Covatta»

Della rivista socialista Mondoperaio, fondata da Pietro Nenni, Luigi Covatta era da oltre dieci anni direttore, ma non si limitava a scegliere chi far scrivere e su che cosa. Si occupava della grafica, della titolazione. Poco ci mancava che ne correggesse le bozze. Adesso il prossimo numero è quasi pronto, resta da scrivere solo l’editoriale. Invece di essere di suo pugno, sarà su di lui, come spiega Gennaro Acquaviva che da presidente della Fondazione Socialismo condivideva con il direttore l’ispirazione della rivista.

Covatta si è spento l’altra notte nella sua casa a Roma. Nato a Ischia, aveva 78 anni. Si può dire che agli esordi della segreteria di Bettino Craxi nel Partito socialista italiano era stato l’ideologo, uno dei principali teorici, di un Psi intento a superare la propria dimensione ideologica, a diventare più pragmatico rispetto alla tradizione originaria. La fine della sua vita evidenzia adesso in chi ricorda Covatta sfumature e tratti che non sempre sono stati descritti dalle cronache politiche.

Componente della sinistra italiana tesa a guadagnarsi spazio anche bruscamente tra democristiani e comunisti, il craxismo tendeva a offrire di sé un’immagine piuttosto omogenea, solida, aggressiva. Invece la realtà era più variegata. Covatta aveva origini politiche ben diverse da quelle socialiste di Craxi, e non era l’unico. Ricorda Acquaviva: «Nel 1972 presentammo alle elezioni un partito antidemocristiano che avevamo costruito con Livio Labor, il Movimento politico dei lavoratori. Io ne ero la destra, sostenevo che bisognava prendere i voti dei preti e portarli a sinistra. Covatta, che dirigeva la testata del gruppo, Alternativa, ne era l’ala sinistra. Barricadero, ma sempre sotto il proprio controllo e mai debordante. Prendemmo 120 mila voti: niente. Perdemmo».

Acquaviva trascorse la notte dello spoglio a ricevere le telefonate dei militanti sui risultati locali. Covatta a parlare con Labor, poi all’alba i due si confrontarono con Pierre Carniti, segretario dei metalmeccanici della Cisl. «La domanda era: abbiamo fallito, che facciamo? Carniti consigliò a Covatta e Labor: “Andate nel Psi”. La nostra vita è stata imperniata sul rendere il cristianesimo sociale pienamente accettato dalla sinistra italiana. Così entrammo nel Psi. I comunisti erano bloccati, i democristiani influenzati dai dorotei», aggiunge Acquaviva riferendosi alla corrente della Dc più restia ad aperture a sinistra.

Un’altra fotografia del personaggio e dell’ambiente la fornisce Claudio Martelli, il quale di Craxi, segretario del partito dal 1976, più tardi sarebbe stato vice: «Covatta era un politico intellettuale con quel tratto esistenzialista e trasandato dei ragazzi degli anni Sessanta, impastati di ideali e di passioni, di riunioni, letture, dibattiti, convivialità e sigarette per i quali la politica era una cosa tremendamente seria». Talmente parte della vita da non poter essere abbandonata nemmeno in età avanzata. Covatta era stato deputato e per più legislature senatore, sottosegretario alla Pubblica istruzione e ai Beni culturali, ma non si è estraniato dalla politica neppure dopo il tracollo del Psi seguito alle inchieste di Mani Pulite. Il direttore di Mondoperaio negli ultimi tempi stava preparando un seminario sulle riforme dello Stato da varare dopo che nella Costituzione è stato ridotto il numero dei parlamentari. Racconta Martelli: «Per volgere in bene il male fatto col taglio del Parlamento dicevo io, “per cicatrizzare il taglio” diceva lui che tra gli altri doni aveva quello di saper sintetizzare concetti non facili in formule icastiche».

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