Italy

Dalla rinascita di Alitalia al rilancio di Wizz Air: via alla sfida del trasporto aereo

Forse saranno proprio i collegamenti brevi e medi a salvare molte linee aeree dal fallimento

Cosa resterà del trasporto aereo in tempi di pandemia? Riusciranno le grandi compagnie a resistere per anni alla lentissima ripresa dei voli, in particolare quelli di lungo raggio che restano il (più lucroso) business delle linee aeree tradizionali? Qualcuno scommette di no e il prossimo inverno sarà decisivo per il settore in tutto il mondo.

Le previsioni di un ritorno ai voli di massa ai livelli del 2019 sono nere: la ripresa, e gli strabilianti picchi di passeggeri - arrivati a sfiorare quota 200 milioni in Italia lo scoro anno - torneranno non prima del 2024. E così in questi difficili 48 mesi potrebbero accadere cose mai viste prima: linee aeree di rango americane a un passo dalla chiusura, campioni di incassi europei come British Airways (Gruppo Iag) Air France-Klm e Lufthansa azzoppati per sempre e costretti a ridurre del 40% flotta e personale. Accanto ai colossi dei cieli c’è pure l’Italia che le compagnie aeree le chiudeva di suo negli anni scorsi, senza bisogno del Covid-19.

La crisi ha messo all’angolo anche Alitalia che al momento appare salva solo per i soldi messi a disposizione dagli ultimi governi. Ma l’occhio dell’Europa è puntato su Roma e sulle decisioni che esecutivo e advisor prenderanno nelle prossime ore. Alitalia dovrà cambiare nome, missione, contratti. Insomma, serve un vero cambio di passo rispetto al passato, pena la bocciatura dell’Ue che aprirebbe la porta alla chiusura definitiva della compagnia. Il tutto al netto della crisi generale che incombe.

Tra le altre tristi storie di aviazione all’italiana c’è Air Italy, messa in liquidazione dai soci (tra i quali quello “vero”, Qatar Airways che col 49% aveva la cloche tra le mani) nelle prime settimane del 2020 quando la pandemia era ancora il soggetto di film apocalittici. E anche le altre, Neos e Blu Panorama non sembrano cavarsela meglio. Ecco, dunque, che tutti si chiedono come saranno i viaggi business e il turismo nei prossimi anni. Ma soprattutto se riusciremo a ripartire davvero, senza guardare con sospetto e paura il vicino di posto sull’aereo dotato di mascherina e irrorato di igienizzante.

Tutti i grandi Paesi hanno stanziato fondi immensi per permettere al settore di non chiudere, con grande disappunto di Ryanair che sta portando la sua opposizione ai sussidi a pioggia dentro le aule dei tribunali europei. Lufthansa ne ha ricevuti nove anche se al costo di perdere l’autonomia, ceduta al nuovo padrone pubblico. Se alle compagnie aeree sono stati concessi miliardi, nulla invece va agli aeroporti i cui gestori hanno incassato solo lo slittamento di due anni delle concessioni aeroportuali. Questa crisi, in particolare, nonostante gli allarmi a ripetizione lanciati da Assaeroporti e dal suo presidente Fabrizio Palenzona, sembra non interessare: i sindacati si sono spesi alla morte per far arrivare fino a 3 miliardi di euro in Alitalia mentre dei 10 mila dipendenti aeroportuali a rischio licenziamento quasi nessuno ne parla.

In Italia, quindi, si aspetta la rinascita (l’ennesima) di Alitalia e la messa a punto di un progetto che riguardi in toto il settore. Una mossa che punta a mettere un freno allo strapotere delle low cost che potrebbero alla fine uscire vincenti dalla lotteria dei fallimenti tra i cieli grazie a un profilo industriale certamente meno complesso delle linee aeree tradizionali. Ma anche le compagnie a basso costo, come Ryanair e easyJet, hanno un nuovo concorrente nella battaglia a colpi di prezzi e offerte su collegamenti interni italiani che si sta aprendo: si tratta di Wizz Air, decisa a lanciare nuove rotte nazionali nel nostro Paese. Le uniche tratte che potrebbero sopravvivere alla crisi invernale a causa del blocco di molte mete di lungo raggio. Forse saranno proprio i collegamenti brevi e medi a salvare molte le linee aeree dal fallimento.

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