Italy

Ddl Zan e Vaticano, Letta: "Non si torna indietro". Fico: "Parlamento sovrano, non accettiamo ingerenze"

La risposta al Vaticano "è semplice: il Parlamento è sovrano, i parlamentari decidono in modo indipendente. Il ddl Zan è già passato alla Camera, ora è al Senato, sta facendo" il suo iter "e noi non accettiamo ingerenze". Sulla richiesta al governo italiano di modificare il ddl Zan, il disegno di legge contro l'omofobia, che secondo la Segreteria di Stato violerebbe "l'accordo di revisione del Concordato", interviene il presidente della Camera, Roberto Fico, ad Agorà su Rai 3. E il segretario del Pd Enrico Letta è ancora più esplicito: "Rispetto per la Santa Sede non vuol dire che torniamo indietro", dice a Repubblica.

L'iniziativa della Santa Sede ha spaccato la politica italiana, tra chi non ha condiviso la mossa del Vaticano e chi invece si è schierato a favore. Ricapitolando: lo scorso 17 giugno, è stata consegnata all'ambasciata italiana in Vaticano una nota verbale a firma del Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. L'intervento sul governo italiano ha l'obiettivo "non di bloccare" il ddl Zan ma di "rimodularlo in modo che la Chiesa possa continuare a svolgere la sua azione pastorale, educativa e sociale liberamente", è la spiegazione che hanno dato alcune fonti vaticane.

Intanto, alla Capigruppo del Senato, convocata per le 19 di oggi a Palazzo Madama, Pd, M5S e LeU chiederanno, "come da accordi", la calendarizzazione in Aula del ddl

Stessa richiesta dovrebbe giungere da Autonomie e Iv. Oggi potrebbe intervenire anche il premier Mario Draghi. Per tutta la giornata è impegnato in Parlamento per parlare alle Camere in vista del prossimo Consiglio europeo, "mi aspetto che mi facciano domande (sul ddl Zan e la posizione del Vaticano ndr) e risponderò in maniera ben più strutturata. È una domanda importante", ha detto ieri il presidente del Consiglio. E proprio in Aula al Senato Alessandro Alfieri, intervenend a nome del Pd, ha detto: "Sul ddl Zan a uspichiamo, rispetto alle ultime evoluzioni, che si guardi al Parlamento, Il Parlamento lavorerà ascoltando, dialogando, con rispetto delle norme nazionali e internazionali ma ci ispireremo ai principi della laicità, Libera Chiesa in libero Stato".

Intanto, il dibattito sul Ddl Zan va avanti. Si aspetta un intervento del governo, Enrico Letta: "Guarderemo quello che l'esecutivo ci dirà perché è titolare dei rapporti con la Santa Sede, non è una questione interna al dibattito italiano ma di rapporti giuridici tra due Stati, regolati dal Concordato - osserva durante il Forum con l'Ansa - Quello che dirà il governo è particolarmente importante. La mia impressione avendo letto le osservazioni è che il ddl non va ad intaccare quel tipo di preoccupazioni sull'autonomia scolastica e sulla libertà di espressione, è un intervento contro i reati odio ma non limita la libertà di espressione". E ribadisce la posizione dei dem: "Noi siamo convinti della bontà del ddl Zan, sin dall'inizio è stato fatto un lavoro importante, è un provvedimento che non limita la libertà di espressione ma ha la finalità di intervenire contro i reati d'odio. Noi siamo fortemente convinti della necessità del provvedimento, non è per bandiera ma perché crediamo che la vita quotidiana di tanti troppi italiani privi di questa norma sia vita peggiore. È una norma di civiltà". Il segretario del Pd rimane quindi della sua idea: "Non mi sembra che siano state portate argomentazioni convincenti quindi non cambio idea. Affronteremo il dibattito al Senato come alla Camera, determinati ma ovviamente aperti al confronto".

"Vediamo cosa dice oggi il presidente del Consiglio, che fa bene a accettare la via del dialogo. Detto ciò, la Chiesa fa la Chiesa e il governo faccia il governo ed in particolare la sinistra deve fare la sinistra. Io sono a favore della legge Zan fin dall'inizio senza ambiguità", dice il sindaco di Milano Giuseppe Sala, auspicando "fermezza" dal centrosinistra. Anche il centrodestra fa sentire la sua voce. Il leader della Lega Matteo Salvini sostiene che il disegno di legge Zan "sarà rivisto" anche grazie alla presenza della Lega in maggioranza, poi attacca Pd e M5s: "Sono assolutamente in sintonia, dobbiamo punire discriminazioni e abusi, togliendo dalla competizione i bambini, le scuole e non inventandosi nuovi reati d'opinione, che in questo momento sicuramente non servono. Raccolgo l'appello della Chiesa, ragioniamo di come punire discriminazioni senza censura, aspetto una risposta da parte del segretario del Pd". Gli risponde direttamente Alessandro Zan del Pd: "Per Salvini 'il ddl Zan ruba fiabe e speranze ai bambini'. Siamo alla follia conclamata: sta speculando sui più piccoli con infamità che nulla c'entrano con il testo. Ormai è senza vergogna. Come si può discutere con chi diffonde solo fake? Il Senato approvi subito la legge!".

Giorgia Meloni, invece, si rivolge a Draghi chiedendogli di riferire in parlamento per spiegare come intende "dirimere questa controversia. Inoltre - aggiunge la leader di Fdi - buon senso vorrebbe che l'esame della proposta di legge in oggetto fosse sospesa e rimandata in attesa che il contenzioso sia risolto". Mentre Forza Italia "vuole inasprire le sanzioni e le punizioni nei confronti di chi compie violenze, ancor più abiette se dettate da pregiudizi sessuali o da motivazioni omofobe. Contestiamo però, ancor prima della nota del Vaticano che riguarda il Concordato, alcune parti del testo Zan - dichiara il senatore Maurizio Gasparri componente del Comitato di Presidenza di FI - L'articolo 1 sull'autodichiarazione di genere che configura una confusione antropologica non condivisibile; l'articolo 4 che affida ad un giudice la valutazione di eventuali reati di opinione, con il rischio di sanzionare la difesa della famiglia tradizionale come una denigrazione ad altre forme di convivenza; l'articolo 7 che prevede la giornata nazionale dedicata al tema, con indottrinamento nelle scuole, anche a bambini piccoli e privi di strumenti critici e la cui educazione sessuale spetta alla famiglia e non ad associazioni e movimenti. Sono questi i tre punti che noi da tempo chiediamo ad un tavolo di modificare. Lo abbiamo detto prima, lo chiediamo oggi".

"Il tentativo di schiacciarci con calendari impossibili ci costringerà a chiedere l'Aula - ha dichiarato la senatrice del Pd, Monica Cirinnà, ospite a "Radio anch'io" su Rai Radio1 - Penso che il luogo del dialogo sia il Parlamento e in particolare la Commissione, resa un pantano dal comportamento della Lega", ha precisato la senatrice Pd, che ha aggiunto: "La mediazione possibile sugli articoli riguardanti l'autonomia scolastica è già stata fatta in Parlamento. Andiamo in Aula. L'Aula è sovrana, è il luogo della battaglia politica". Dello stesso parere, il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi: il ddl Zan "è una legge in discussione in Parlamento, che è sovrano, ma è necessario ascoltare le voci e la Santa Santa Sede - ha detto a Rainews24 - È una riflessione in mano al Parlamento. È bene che possa esprimersi come ritiene".

"Nessun attacco alla laicità dello Stato", sostiene invece l'ex presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. L'intervento della Santa Sede sul Dl Zan "ha certamente un suo rilievo ma lo strumento della nota verbale, molto usato in ambito internazionale, ha un fine collaborativo e preventivo di possibili contrasti conseguenti a violazioni di accordo fra soggetti sovrani", continua Mirabelli che entrando nel merito delle osservazioni della Santa Sede commenta: "È opportuno che il Governo le prenda in considerazione essendo anche sollecitazioni emerse nel dibattito pubblico a difesa delle garanzie di libertà". Nessun rischio di interferenza dell'esecutivo nell'attività del Parlamento? "No. Resta integra la libertà degli organi statali di determinarsi. L'attenzione deve essere data alla sostanza dei problemi", che nello specifico di quanto obiettato dalla nota del Vaticano si traduce "in un intervento senza stravolgimenti negli articoli 4 e 7 del dl Zan". Dunque il concordato è violato come afferma la nota? " L'accordo garantisce la libertà di magistero educativa e di esprimere al propria concezione antropologica e di diffusione del pensiero. Dunque è un rafforzamento dei diritti costituzionali".

Ma anche la Chiesa torna a dire la sua con diversi esponenti. In particolare non sono andate giù a tutti le parole di Fedez contro il Vaticano sul Ddl Zan: "I 5 miliardi di tasse che dovete allo Stato dove sono?", si è chiesto il cantante. Al quale risponde ora monsignor Nunzio Galatino, presidente dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica. Dice: "Ieri tale Fedez, e a seguire tantissimi altri hanno sostenuto che il Vaticano non paga le tasse immobiliari sostenendo che l'Italia sta violando il Concordato. Possibile che i nostri media, con i nostri esperti nelle varie modalità di comunicazione, non intervengano? Vi aiuto: nel 2020, l'amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha pagato per imposte 5,95 milioni di euro per Imu e  2,88 milioni per Ires. A queste vanno aggiunte le imposte pagate da Governatorato, Propaganda fide, Vicariato di Roma, Conferenza Episcopale italiana e singoli enti religiosi. Tutto documentato". Per l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, se il Vaticano ha deciso di intervenire "vuol dire che ci sono ragioni valide. Non credo che la Santa Sede si muova così, scompostamente, credo ci siano sotto delle ragioni molto valide su cui ovviamente bisogna cercare di trovare un accordo"

Interviene nel dibattito anche Bobo Craxi: fu il padre, Bettino, a sottoscrivere nel 1984 il concordato con la Chiesta assieme all'allora segretario di Stato vaticano Casaroli. Per Craxi "la possibilità di emendare in Parlamento dei punti in cui l'applicazione del testo è più discutibile" c'è. "Ma lo spirito della legge riguarda l'allarme sociale che sta determinando l'aggressione alle minoranze e questo la Chiesa, i cattolici, non possono non vederlo".

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