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Ddl Zan, un’altra manovra di palazzo: il Parlamento ormai gioca a Risiko

di Giuliano Checchi

Cos’è successo ieri in Senato? L’affossamento di un disegno di legge? No, l’affossamento è stato incidentale. Ciò che è accaduto non è che l’ennesima vile manovra di palazzo, l’ennesima impostura, l’ennesimo tradimento della buona fede degli elettori, al servizio dei giochi di potere fra partiti. Una cosa tristemente normale, ma non per questo accettabile.

Ci rendiamo conto che, ormai, anche parlare in termini assoluti di “maggioranza” non ha più senso? Una maggioranza, in democrazia, dovrebbe essere espressione del voto degli elettori. Invece il voto espresso dai cittadini conta meno di zero; ciò che conta, per certa gente, è far pendere l’ago della bilancia dall’una o dall’altra parte, per fare e disfare governi e maggioranze a piacimento.

A costo di farsi eleggere nell’ambito di un certo schieramento, per poi raccogliere un numero di scagnozzi e passare a quello opposto.

A costo di votare a favore di una legge alla Camera, per poi votarvi contro al Senato; ovviamente guardandosi bene dal metterci la faccia, e avere poi addirittura la spudoratezza di negare, e puntare il dito contro altri.

Senza contare l’aver passato mesi ad accusare Giuseppe Conte di aver “svilito il ruolo del Parlamento” (ipotesi recentemente e seccamente smentita dalla Consulta).

Si può star sicuri, come suggerisce Marco Travaglio, che quelli che ieri hanno esultato come per un gol non avessero in realtà la minima idea di quale fosse il contenuto della legge che veniva affossata. Il Parlamento, che dovrebbe essere il luogo in cui si discutono e si formano le leggi a tutela dei legittimi interessi degli elettori, ormai è la fiera dell’ipocrisia e del voltagabbanismo; il luogo di scontro in cui prevale il cinismo più scorretto e spudorato. E dove, soprattutto, la funzione legislativa non viene più, di fatto, esercitata.

Ciò che si esercita in Parlamento non sono altro che le manovre di un Risiko, il cui obiettivo è eleggere il nuovo Capo dello Stato e conservare la poltrona fino alla scadenza della legislatura. Nel frattempo il governo Draghi, voluto e instaurato da Confindustria e dall’establishment, e accettato obtorto collo da chi era troppo responsabile e troppo corretto per smettere l’impegno a tutela dei cittadini, vuole imporre con un atteggiamento di assolutismo inquietante una manovra che veda cancellato non solo il cashback, ma anche i bonus edilizi per le facciate e il superbonus del 110%. Tutte misure che combattono l’evasione, che mettono nelle tasche anziché togliere, e che creano lavoro.

Tutto questo mentre i prezzi dei carburanti sono schizzati alle stelle e anche il prezzo del metano è raddoppiato, con la scusa dell’aumento del costo delle materie prime. Per non parlare dell’aumento delle bollette.

Insomma, mentre il governo pensa a seguire le indicazioni di Confindustria e il Parlamento a giocare a Risiko, il prezzo della pandemia, e non solo, ricade tutto sui cittadini. Ma alcuni di loro sono troppo distratti dal delirare assurdità contro i vaccini per accorgersene.

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