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De Donno, domani camera ardente e lunedì funerali. Lettera della famiglia: “Non strumentalizzatelo”

Domani a Curtatone sarà allestita la camera ardente per Giuseppe De Donno, l’ex primario di Pneumologia dell’ospedale Poma di Mantova morto suicida. Lunedì mattina i funerali a Mantova. Intanto la famiglia ha pubblicato una lettera su Facebook, chiedendo il silenzio: “Ci sono situazioni private che non possono e non devono essere strumentalizzate”.

Si terranno lunedì mattina nella basilica di Sant'Andrea, a Mantova, i funerali di Giuseppe De Donno, l'ex primario di Pneumologia dell'ospedale Poma morto suicida lo scorso martedì nella sua casa di Curtatone. E proprio nel paese del Mantovano dove risiedeva e dove aveva deciso di tornare a fare il medico di base, dopo lunghi anni passati nei reparti ospedalieri, domattina alle 9 sarà allestita la camera ardente. La bara di De Donno sarà esposta nella sala consiliare del Municipio, dove tutti coloro che vorranno potranno recarsi per un ultimo saluto al medico.

Aperta un'inchiesta per istigazione al suicidio

Sulla morte di De Donno la procura di Mantova ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio, volta a escludere che dietro il suo estremo gesto possa esserci qualche altra persona. Il medico, padre della cura anti Covid-19 col plasma iperimmune che in una prima fase della pandemia aveva fatto ben sperare, ma che in seguito secondo la comunità scientifica non ha dimostrato una chiara efficacia terapeutica, non ha lasciato alcuno scritto per spiegare il suo gesto estremo. Sul corpo di De Donno, che aveva 54 anni, è stata effettuata l'autopsia: i risultati completi giungeranno tra circa 90 giorni, ma fin da subito la magistratura ha dato il nulla osta alla restituzione della salma ai famigliari per i funerali, che saranno officiati alle 10 di lunedì da don Cristian Grandelli, parroco di Montanara, Levata e Curtatone. Una decisione, quella della procura, che dimostrerebbe come non siano state trovate evidenti anomalie nella causa del decesso.

In questi giorni intanto sul web e anche nelle manifestazioni di protesta dei "No green pass" e "no vax" stanno fiorendo ipotesi complottiste sulla morte del medico, che però stando anche a quanto dichiarato dal suo collega Fabrizio Pregliasco era un convinto "pro-vax". E una forte presa di distanza da alcune strumentalizzazioni degli ultimi giorni è arrivata dalla famiglia del medico, che in una lettera firmata da "tutti i suoi cari" ha chiesto silenzio e rispetto.

La lettera dei famigliari di Giuseppe De Donno

IL SILENZIO È LA MIGLIOR CURA

Giuseppe De Donno era un medico che amava la sua professione fino in fondo e che non ha mai rinnegato la scienza. Un medico stimato ed apprezzato per aver dato tutto se stesso per il bene della comunità. Ma Giuseppe non era solo medico, prima di tutto era uomo, figlio, padre, marito, fratello, zio, nipote, cugino e amico, con anche una vita privata lontana dai riflettori, che nell’ultimo periodo hanno preso il sopravvento. Era una persona gentile, con una parola di conforto al momento giusto in ogni occasione per ognuno di noi, che amava la sua famiglia in maniera incondizionata, ed era amato… altroché se era amato! Chi lo conosce realmente sa che nulla di ciò che in questi tristi giorni stiamo leggendo su web, social, quotidiani e striscioni appesi per la città lo rappresentano. In questo drammatico momento il silenzio sarebbe la forma più grande di rispetto e di amore per lui e tutti i suoi cari. Vi ringraziamo per tutto l’amore che viene dimostrato, ma ci sono situazioni private che non possono e non devono essere strumentalizzate.

TUTTI I SUOI CARI

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