La Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal governo sul decreto sicurezza. I sì sono stati 298, i no 224.
Il voto finale di Montecitorio è atteso per domani mattina. Il provvedimento passerà quindi all'esame del Senato e dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 20 dicembre.

Nonostante la Lega, ed era scontato, preannunci ostruzionismo con oltre 260 ordini del giorno, oggi la maggioranza ha incassato un risultato importante. La deputata democratica Barbara Pollastrini, della presidenza del gruppo Pd, osserva "Salvini si tranquillizzi, supereremo anche quest'ultimo ostacolo. Poi la parola passerà al Senato per il via libero definitivo. Intanto, già da oggi per donne, uomini, bambini mossi dalla disperazione si riapre la porta della speranza".




Dopo il primo voto di fiducia sul testo con il maxiemendamento presentato dal governo seguirà appunto la presentazione di una valanga di ordini del giorno delle opposizioni, che potrebbero trascinare la discussione per giorni. Alla fine ci sarà il secondo voto di fiducia sull'articolato del testo con il timore appunto che alcuni deputati del M5S (già firmatari di un emendamento sulla confisca delle navi umanitarie che trasportano migranti in violazione delle norme) si possano tirare indietro.

Due i pilastri della riscrittura totale dei vecchi decreti sicurezza: la sostanziale reintroduzione della protezione umanitaria con un ulteriore ampliamento delle protezioni speciali che dovrebbe sanare le situazioni di migliaia di persone ridotte allo stato di clandestinità dai decreti Salvini e la ristrutturazione del sistema di accoglienza tarato sui piccoli centri diffusi sul territorio. Stop alle multe e alle confische delle navi umanitarie con il riconoscimento del diritto costituzionale e internazionale di salvare vite in mare e ripristino delle iscrizioni all'anagrafe e di alcuni servizi per l'integrazione dei richiedenti asilo.



Il testo originario è stato integrato con due emendamenti passati in commissione: uno che toglie il tetto massimo delle quote del decreto flussi ormai da anni ferme a 30.000 unità per gli ingressi di stranieri per motivi di lavoro, il secondo sulla inespellibilità anche di coloro che nei loro paesi d'origine potrebbero essere perseguitati per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere.