Italy

Dispositivi a riconoscimento facciale, il Comune va avanti con il progetto per installare 67 nuove telecamere

UDINE. Fino a che punto possiamo controllare le nostre città a distanza attraverso le telecamere? Il tema della videosorveglianza urbana continua ad animare il dibattito politico udinese dopo che l’amministrazione comunale ha presentato un progetto per l’installazione di 67 nuove telecamere ad alta definizione compatibili con i software (non ancora acquistati da palazzo D’Aronco) che consentono il riconoscimento facciale.

Quest’ultima tecnologia attualmente non può essere utilizzata. Il Garante per la privacy ha già bloccato un’iniziativa analoga a Como. E il Pd sul punto ha presentato, citando anche il “caso Udine”, interpellanze al Consiglio dei ministri e al ministro dell’Interno. Tali documenti sono stati sottoscritti dal deputato Filippo Sensi e dalla capogruppo Debora Serracchiani. «Cosa vogliamo fare delle nostre città – aveva domandato Sensi –, celle all’aperto»?

Ieri è arrivata la risposta dell’assessore comunale alla sicurezza Alessandro Ciani (Lega): «Nessuno pensa che Udine sia Gotham City e non mi risulta che qualcuno intenda battere la strada della sorveglianza di massa. Ma è bene che a sinistra scoprano che questa città non è più l’isola felice di un tempo. A noi interessa che Udine sia sicura. Altri fanno filosofia sui diritti. Evocare il Grande Fratello e le celle all’aperto mi sembra un espediente inflazionato e banale. Vogliamo restituire serenità ai residenti. Non faremo niente di illegittimo, naturalmente, ma non siamo disposti a sacrificare la sicurezza dei cittadini sull’altare della retorica perbenista di alcuni estemporanei paladini dei diritti».

L’assessore chiarisce anche che «all’amministrazione comunale interessa lavorare in sinergia con le istituzioni e mettere a disposizione strumenti efficaci e funzionali a tutelare il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini. La tecnologia, in questo caso applicata a 67 telecamere, rappresenta il futuro in materia di prevenzione e repressione dei reati. Il progetto va avanti e in questi giorni si sta riunendo la commissione aggiudicatrice. I cittadini onesti nulla hanno da temere. Per quanto riguarda i soggetti deputati al monitoraggio del territorio, ci mettiamo a disposizione per lavorare nel modo migliore possibile».

Poi l’assessore leghista chiama in causa Debora Serracchiani: «Periodicamente Serracchiani impugna la matitina rossa e impartisce lezioni di vita, di etica e di politica. L’abbiamo già vista all’opera e ci è bastato: se Udine, soprattutto in alcune zone, oggi deve ricorrere a certe soluzioni lo deve ad anni di politiche terzomondiste della sinistra. Queste prese di posizione ci consentono di giocare a carte scoperte: noi cerchiamo di utilizzare ogni margine di manovra per tutelare gli udinesi, altri spaccano il capello in quattro disquisendo sulla fiducia e aprendo dibattiti surreali».

A giudizio di Ciani, «la sfida è trovare un equilibrio tra diritto alla sicurezza e diritto alla riservatezza. Chi non ha argomenti solidi inizia a fare terrorismo psicologico per alimentare la paura e instillare il seme del sospetto. Sappiamo benissimo che ci sono confini che non possono e non devono essere valicati». In chiusura l’assessore alla sicurezza osserva che «viviamo un’epoca di paradossi: a fronte di cittadini che chiedono sicurezza, abbiamo un’opposizione che sale sull’Aventino perché intendiamo agire, a differenza di quanto fatto (o meglio, non fatto) in passato. Onestamente, certi attacchi mi rassicurano. Se la sinistra fosse d’accordo con noi, inizierei a pensare di avere torto. Fortunatamente, non è così. E nessuno provi a strumentalizzare le mie parole: con le istituzioni deputate alla sicurezza e all’ordine pubblico lavoriamo e lavoreremo in sintonia. Il Partito democratico non vuole telecamere per tutelare i cittadini perbene che si comportano correttamente. In consiglio comunale, la sinistra ha sempre votato contro l’ampliamento del sistema di videosorveglianza. Giudicheranno i cittadini».

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